PLANET DEAD

Ci siamo, mancano pochi giorni per Lucca Comics & Games, mi troverete tutti i giorni al Padiglione Napoleone, Stand 101 (come la carica dei 101) a sketchare gli albi di Cronaca di Topolinia che ho disegnato in uscita in questa fiera, cioè Lunar Lex e Planet Dead.

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Planet Dead è un Horror, c’è chi lo chiama Spy-Horror, chi Political-Zombie, quello che è certo è che non si tratta di una pedissequa riproposizione di clichet di successo, ma come in un ottimo cocktail, gli ingredienti di generi differenti sono mischiati con cura, anche se sempre di horror si tratta. Tra gli elementi originali, ci tengo a dire che si tratta di un fumetto sugli zombie ambientato in Italia, precisamente a Genova, dove un container carico di zombie, per un imprevisto, si apre e riversa le creature tra le banchine. Ed ecco in anteprima le prime tre pagine della storia:

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Questo è l’inizio di Planet Dead, se volete sapere come continua, ci vediamo a Lucca Comics & Games, dove potrete avere sull’albo un mio sketch con dedica, oppure dopo la fiera potrete trovarlo nelle migliori fumetterie, o dal sito dell’editore Cronaca di Topolinia.

Se venite in fiera, però son più contento! Ci vediamo!

Un anno in fiera

Lucca Comics & Games 2017 è finita, non posso parlarvi di granché di questa fiera perché non l’ho vista. Ho invece passato quasi tutto il tempo dietro il tavolo degli stand del padiglione del Giglio a fare sketch con dedica, per una decina di ore al giorno. Bene: posso dirlo con una frase da vecchio? Ma che figata!

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La batteria di disegnatori allo stand Cronaca di Topolinia

Un anno e mezzo fa andavo da fan allo stand Bugs Comics a chiedere se era uscito il nuovo numero di Mostri. La scorsa Lucca (2016) usciva Alieni 1 dove collabravo con una storia, ero dietro lo stand a fare dediche sulla white cover.

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Esaurite quelle, a Cartoomics 2017 ero di nuovo dietro allo stand a fare sketch su qualche numero di Mostri dove ho avuto il piacere di reinterpretare nelle dediche i protagonisti delle storie che leggevo avidamente sull’albo della ACME negli anni 90.

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A Cartoomics ho fatto la spola tra lo stand di Bugs Comics e quello di Cronaca di Topolinia, visto che sono nello staff di Lunar Lex, il numero zero è uscito proprio a Lucca Comics & Games 2017. Ecco una bella illustrazione  di Gaetano Longo colorata da Antonio Antro.

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A Lucca Comics & Games 2017 ho passato quasi tutto il tempo al Padiglione del Giglio. Per Bugs Comics, ho continuato a fare sketch su Alieni e vari numeri di Mostri. Con questo tipo di carta ho potuto fare qualche sketch a pennino. Già perché i tipi di carta sono molto diversi, patinati, opachi e devi trovare le tecniche giuste ogni volta.

Alieni Bugs Comics, fumetto di Luciano Costarelli

Disegno di Luciano Costarelli

Disegno di Luciano Costarelli

Disegno di Luciano Costarelli

Ho fatto anche una bella dedica su Gangster, la nuova pubblicazione del vulcanico gruppo romano. Siccome sono il solito maniaco dei dettagli inutili, la pistola in questione è una Colt Woodsman, disegnata da John Browning, uno dei più grandi innovatori di questi meccanismi di morte. Tra l’altro mormone convinto. Quando quei ragazzotti americani, che si definiscono anziani, vi abbordano con la scusa del corso d’Inglese gratuito per parlavi del libro di Mormon, se volete declinare fatelo con gentilezza, non si sa mai…

disegno di Luciano Costarelli

Per Cronaca di Topolinia ho fatto sketch sul numero zero di Lunar Lex e Cronaca Comics, ma mi sono anche portato avanti con il nuovo fumetto che mi è stato assegnato Cronache dal Giaccio. Tutti i particolari in cronaca!

Disegno di Luciano Costarelli

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Oltre a Cartoomics, tra le due Lucca, ho fatto diverse altre Fiere: Novegro, Torino, Cuneo Comics & Games, dove ho pure fatto il mio primo Workshop. Complimenti agli organizzatori, l’atrezzatura a disposizione era eccellente!

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Fare disegni in fiera, tutte quelle ore al giorno, può essere spossante ma ti trasmette di ritorno una energia incredibile. Non c’è niente come il contatto diretto con il pubblico. Ti ringraziano per il disegno che fai loro sull’albo ma dico sempre “sono io che ti ringrazio” ed è veramente una cosa sincera, perché non sono sicuro si tratti davvero di uno scambio alla pari.

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È bene specificare che fare sketch in fiera non è una cosa facile, per prima cosa non hai molto tempo per cui devi andare veloce, ma non devi “tirare via” perché il lettore quel disegno se lo terrà una vita, lo farà vedere ai suoi amici, devi fargli una cosa bella in 10-15 minuti al massimo.

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Sketch in fiera di Alieni, da “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

La matita ti serve per definire un po’ dove vanno le cose, per la maggior parte si va diretto col pennarello. Adesso me la cavo, ma ai primi che ho fatto i disegni alla scorsa Lucca, prima della firma volevo scrivere loro “scusa.” come dedica.

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Los profesionales di Carlos Gimenez

L’altra difficoltà è che non puoi sbagliare. Quando inchiostri una tavola a fumetti su carta e viene male, la riprendi e la rifai. Oppure usi la tempera se devi sistemare un particolare. In digitale basta una combinazione di tasti e torni indietro. In fiera no, quel che è fatto è fatto. Non si torna indietro,

Lunar Lex Disegno di Luciano Costarelli

Così, come nei fumetti, quando passi a disegnare quel che vuoi a lavorare su sceneggiatura c’è un crollo, anche questo tipo di lavori ti mette alla prova. E come tutte le cose, dopo un po’ di pratica, ci si prende la mano.

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Una divertente gag di Elena Mirulla. In effetti agli stand i tavoli non sono inclinati…

L’altra cosa interessante di queste fiera è il rapporto con gli altri fumettisti. Con Bugs già dall’inizio si era capito che aria tirava, e infatti mi son trovato benissimo.

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Ma anche con Cronaca di Topolinia mi sono sentito subito in Famiglia.

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A giudicare da quanto si legge in rete, il mondo del fumetto italiano sembra un covo di rancorosi, in fiera l’atmosfera è diametralmente opposta. Simpatie e antipatie ci sono come in qualsiasi ambiente ma, parliamoci chiaro, abbiamo tutti la stessa passione.  Ma dopo tante ore passate al tavolo di uno stand, cosa c’è di meglio di una bella pizzata zagoriana?

Cico di Zagor disegnato da Luciano Costarelli

In queste occasioni, soprattutto quando c’è di mezzo Zagor, è incredibile quello che succede stando insieme: disegnatori , espositori e visitatori perdono i loro ruoli e diventano tutti, semplicemente, dei lettori di fumetti.

Pizzata Zagoriana a Lucca, organizzata dalla pagina "ZAGOR lo spirito con la scure"

Pizzata Zagoriana a Lucca, organizzata dalla pagina “ZAGOR lo spirito con la scure”

 

 

 

Road to Lucca 2017 – Parte terza

Quando nel 2015 ho ripreso a disegnare fumetti ho cominciato con due cose: le storie brevi di Francesco Manetti per Dime Web e Giganti d’Acciaio per Cagliostro E-press.

Giganti d'Acciaio di Luciano Costarelli

Giganti d’Acciaio

Se con Francesco ho avuto la massima libertà di interpretazione, con Cagliostro ho avuto per la prima volta a che fare con degli editor. Cioè qualcuno che supervisiona il tuo lavoro e ti dice di rifarlo come piace a lui. Sono due situazioni che combinate si compensano perfettamente per una reale crescita artistica.

 

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Riguardando oggi la mia storia per Giganti, salvo giusto due o tre vignette. Visto il tema mi ero messo in testa di fare un manga realistico alla Urasawa, autore che mi piace moltissimo. Non avevo messo in conto che la ruggine degli 8 anni passati senza disegnare fosse così tanta. E che Urasawa fosse un autore che non avesse molto a che spartire con me. Paolo Buscaglino Strambio, uno dei supervisori, però mi disse che il mio tratto era comunque personale e sempre riconoscibile, così iniziai, forse per la prima volta, a ragionare in modo diverso.

lupo Cosa sentivo davvero affine a me? Quest’anno ebbi una conversazione molto pregante con un mio personale mito del fumetto, Ivo Milazzo. Tra i vari consigli preziosi, mi disse di non stare troppo dietro alle richieste di stile degli editori, ma di esprimere soprattutto la mia personalità.

operaIn questi ultimi due anni, ho effettivamente deciso di disegnare soprattutto  le cose che piacevano a me, il che mi ha permesso di farmi notare proprio quando cercavano uno stile un po’ retrò per Alieni 1, ma per lo stesso motivo non sono stato selezionato da Cosmo, che pur apprezzando i disegni, volevano qualcosa di differente. Un po’ si vince un po’ si perde, non muore mica nessuno.

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Alineni n.1 – Bugs Comics – matite di una vignetta.

Nel 2016, mentre lavoravo alla mia prima storia per Bugs Comics, Andrea Manfredini, mi segnalò per la realizzazione di una storia di 12 pagine per il volume ISE. Salgari, sempre di Cagliostro E-Press. Si trattava di una space opera, nei contenuti molto vicino al genere di Leiji Matsumoto. Questa volta feci la mia storia con una consapevolezza diversa. Pur con tante incespicature (Gli scorci dal basso li ho sempre odiati e infatti un paio mi vennero uno schifo) realizzai qualcosa di più personale. Non posso ancora definirlo un fumetto professionale, se non a tratti, ma era un deciso miglioramento. Fu un’esperienza che misi a frutto con “Invasione!”, la storia per Alieni n.1, la prima che considero veramente professionale, merito sia per la breve ma precisa supervisione di Giancarlo Caracuzzo, sia per il fatto che avevo cominciato a disegnare davvero tutti i giorni.

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ISE.Salgari prima stagione – Cagliostro e-press – una vignetta

L’episodio di Salgari del 2016 è un grande miglioramento rispetto alla storia del 2015: alcune scene, come questa qui sopra, riguardandole a un anno di distanza le trovo ancora belle.

Quando quest’anno Andrea Manfredini, diventato nel frattempo il nuovo direttore di Cagliostro e-press, mi ha chiesto di disegnare una nuova storia per ISE. Salgari seconda stagione, ho accettato senza esitazione. Anche perché lavorare con i loro editor è sempre un interessante percorso di crescita.

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Andrea però questa volta mi ha anche proposto anche di realizzare le 13 copertine dei singoli episodi!

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Inizialmente pensavo di realizzare delle copertine che composte insieme diventassero un unico disegno. Bello, però… dài, già fatto mille volte! Poi mi è venuta l’idea. Quella nuova, che non avevo mai visto da nessuna parte.

Ho proposto che ogni copertina fosse un singolo frame di una animazione, che si potesse vedere montando le copertine tutte insieme. Con il “Passo 2”, lo standard dell’animazione televisiva con cui sono cresciuto, 13 fotogrammi costutituiscono esattamente un secondo. L’idea non fu capita subito da tutti, ma quando realizzai un pencil test per mostrare l’effetto cadde ogni resistenza.

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Una mia vignetta di ISE. Salgari, stagione 2.

Ecco il risultato disegnato da me e colorato da Simone Daraghiati:

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Si doveva trattare di una animazione spettacolare perché ogni singolo frame doveva essere anche una vera copertina. alcuni elementi avrebbero dovuto compiere movimenti con una certa profondità di campo.

Ecco la sequenza, rallentata per notare meglio i particolari e mandata in loop più volte:

 

Nella realizzazione, ho deciso per prima cosa la quantità di movimenti diversi contemporanei che dovevano avvenire: la parte destra sarabbe stata occupata da un personaggio significativo relativo all’episodio trattato.

Illustrazione di Luciano Costarelli

dietro di lui lo spazio, che identifica immediatamente il genere, l’astronave che viene verso lo spettatore, compie una curva mostrando la fiancata a distanza ravvicinata poi si appresta a compiere un salto iperspaziale. Un altro elemento è un satellite artificiale che ruota lentamente, infine, sullo sfondo un pianeta che esplode.

Per l’astronave ho utilizzato un modello tridimensionale creato da Andrea Manfredini  come riferimento per i disegnatori della serie. Con qualche iniziale difficoltà, visto che la mia esperienza è tutta di animazione tradizionale, sono riuscito a renderizzare i fotogrammi desiderati, che ho ridisegnato aggiustando le dimensioni sulle illustrazioni per visualizzare il movimento come l’avevo in mente.

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Anche per il satellite che ruotava sono partito da un modello 3D, sempre realizzato dal buon Manfredini. L’animazione era semplice, una rotazione sull’asse, ma essendoci poca differenza tra un frame e l’altro e parecchi dettagli ho preferito usare il 3D per i riferimenti dello spostamento dei bracci incrociati, arragiando a occhio tutti i dettagli complicati. Ma la parte più incasinata da fare era il pianetino centrale sotto agli assi.

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Sono partito da una serie di foto della rotazione di Marte, che ho solarizzato per semplificare le forme dei continenti immaginari da usare come riferimento, poi l’ho ricolorato, ho aggiunto il mare e una animazione delle nuvole. Peccato che quando tutta la base era pronta, ho scoperto che nel design del satellite artificiale, presente nella serie, tutto l’emisfero a nord è coperta da una calotta metallica, quindi il 90% del mio lavoro era stato inutile! Non solo: la rotazione originale l’avevo prevista su un asse di 45°, ma in questo modo si sarebbe presto vista solo la calotta metallica. Ho ruotato i frames del pianeta come vedete sopra, e rifatto le braccia metalliche per non buttare via il lavoro del pianeta, che era il più complicato. Per finire per tempo, mi ha dato una grande mano Simone, che ha provveduto a mappare una texture metallica su un modello di sfera 3D e ha provveduto a sincronizzare il suo lavoro con il mio.

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Nell’esplosione del pianeta invece ho fatto tutto a mano senza alcun riferimento. Il pianeta ha un bagliore, poi esplode disintegrandosi in una nube mentre qulche frammento più grosso arriva da destra verso lo spettatore. Qui ho potuto divertirmi a sperimentare il tratteggio nell’animazione, visto che si trattava di pochi frames.

Per tutta l’animazione la camera è fissa, ma nell’ultimo frame, per enfatizzare il warp, comincia a seguire l’astronave lasciando indietro il pianeta che viene verso lo spettatore.

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Il cambiamento dei personaggi frame per frame mi è stato ispirato dalla memoria di qualche vecchia sigla di programma televisivo, credo di Rai 3, ma potrebbe essere anche VideoMusic. Per rendere meno monotona la sequenza, ho variato leggermente le posizioni, in particolare nell’ottavo frame, cosa che crea un effetto dinamico. L’ultimo personaggio è un ologramma, un personaggio in wireframe. Siccome non uso abitualmente programmi 3D, anche questo è disegnato a mano. Il vantaggio di immagini di questo tipo, fredde e perfettamente simmetriche è che ne ho potuto disegnare solo una metà e poi specchiarla per ottenere la parte mancante. Ho fornito a Simone una immagine al tratto, che ha trasfomato in verde luminescente e aggiunto efficaci filtri.

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Spero che tutto questo faccia da promozione al nuovo albo. Rispetto alla prima stagione è un grosso salto di qualità; hanno lavorato tutti molto duramente a questa serie. Anche il mio episodio, l’ottavo, è decisamente migliore come qualità rispetto a quello disegnato l’anno scorso. Ecco uno scorcio che funziona bene:

 fumetto di Luciano Costarelli

Ci sono in particolare diverse scene di macchine blindate che si inseguono e schiantano tra loro, che mi sono divertito parecchio a disegnare. Qui qualche esempio:

fumetto di Luciano Costarelli

E se nel primo volume non mancavano autori acerbi, inevitabile visto lo scopo di Cagliosto che si propone come bottega-scuola sul campo per aiutare gli autori a rimettersi in pista o a cominciare a pubblicare, in questo volume c’è una svolta. Oltre a me anche altri sono migliorati in questo secondo albo e ci sono nuovi disegnatori veramente preparati. Sono convinto che sentirete parlare parecchio in futuro di più di un autore presente su questo volume.

A Lucca Comics & Games starò per la maggior parte del tempo nel padiglione del Giglio, presso lo stand CRONACA di TOPOLINIA, poi stesso padiglione a sketchare da BUGS COMICS, ma mi troverete anche alla presentazioni degli albi Sabato 4 novembre, dalle 16 circa, allo spazio Cagliostro, in Piazzetta dell’Arancio, vicino a via Filungo. Ci vediamo a Lucca!

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Ripensai al consiglio di Alfredo Castelli in “Come si diventa autore di fumetti”, per vincere la mia timidezza, mentre diciannovenne, cartellina sottobraccio, mi recavo insieme due compagni di scuola al mio primo colloquio di lavoro fumettistico. Stavo, ormai da ben 6 anni, cercando di raggiungere lo stato di “Curiosità continua“. Di che cosa si tratta? cito da pagina 16:

«Anche senza spostarsi dalla propria città si possono “scoprire” luoghi sconosciuti: basta frequentare, di tanto in tanto, ambienti che normalmente non ci interessano o che, addirittura, non approviamo: un night-club o una balera di liscio; una chiesa o una pista di pattinaggio su ghiaccio. Bisogna liberarsi dai propri preconcetti e provare ad analizzare le cose partendo da punti di vista opposti, il confronto genera inevitabilmente nuovi stimoli.

Se raggiungerete questo invidiabile stato di “curiosità continua”, verrete abbordati da ogni sorta di gente: vagabondi, ubriaconi, Testimoni di Geova, Bambini di Gesù, gente che parla coi Marziani, mercenari, killer professionisti, ipocondriaci, schizofrenici, che vi faranno le loro confidenze. Si tratta di persone a loro modo ricchissime interiormente, che sentono d’istinto una disponibilità sincera da parte vostra.»

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Tutto vero. A parte il Killer professionista (era solo un dilettante), nella mia vita ho incontrato tutte queste tipologie e tante altre, alcune ancora più assurde. E tutti mi hanno raccontato i fatti loro manco fossi il loro migliore amico.

Tornando al colloquio, era alla Ediperiodici, dallo zio di un mio compagno di liceo che aveva un ruolo direttivo (forse addirittura il co-fondatore, non ricordo).

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Non era il mio obiettivo finale disegnare i tascabili porno, ma decisi di non avere troppe remore, visto che mi interessava comunque l’esperienza: molti autori importanti si sono formati in questa casa editrice. Andmmo a far vedere le nostre tavole a fumetti, i lavori della scuola e le fanzine su cui pubblicavamo, per capire se si poteva collaborare. Lo zio del mio compagno, un signore molto cortese e distinto, ci spiegò che nonostante il genere fosse quello che fosse, le cose andavano fatte con serietà. C’erano due possibilità: le copertine o le tavole a fumetto vero e proprio. Ci fece vedere delle copertine pittoriche di una bellezza inarrivabile per me, ma più affine al mio compagno, che aveva già una discreta tecnica con gli acrilici.

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Noi altri due optammo per i fumetti veri e propri. Il mio amico doveva dipingere una copertina sull’esempio degli albi forniti. Di noi volevano vedere vedere come disegnavamo qualche tavola da una sceneggiatura. Fece a quel punto la comparsa un uomo di mezz’età un po’ inquietante, che mi ricordava gli assistenti dei supercattivi nei film horror. Notai queste braccia un po’ più lunghe del normale, ma forse mi ero fatto suggestionare dalla situazione.

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Feci anche caso che lo zio del mio compagno quando si rivolgeva a lui lo trattava un po’ male rispetto a noi, con cui continuava ad essere posato e gentile. Questo contribuiva a rendere la situazione un po’ inquietante. il signor “Riff Raff” ci consegnò una sceneggiatura definendola «bellissima», quella dei «vu cumprà» (così venivano chiamati gli immigrati africani che dalla metà degli anni 80 vendevano piccoli oggetti ai bagnanti camminando in continuazione per le spiagge).

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Lessi la sceneggiatura in macchina, mentre andavamo in gruppo a Livorno ospiti di un’amica un po’ più grande di noi. Il bagagliaio era pieno di tascabili sexy che ci erano stati generosamente donati come riferimento. Grazie a quelli, l’altro mio amico, che si cambiò per l’occasione il nome in Ulisse, si spacciò per un disegnatore del gruppo editoriale conquistando l’ammirazione dei nuovi amici livornesi, accaniti fan del genere tascabile.

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Tornando alla sceneggiatura in questione, dopo qualche pagina non potevo credere ai miei occhi. Raccontava la vicenda di tre napoletani che si tingevano la faccia con il lucido da scarpe, si spacciavano per “vu cumprà”, chiamandosi Cacao, Caffé e Orzo, e si spostavano a Milano dove stupravano una giovane donna! Giuro! Era proprio questa la sceneggiatura. Oggi sono abbastanza sicuro del fatto che fossimo stati messi alla prova, ma all’epoca, nonostante tutte le mie intenzioni, ci rimasi malissimo. Non feci le tavole: la storia, se questo era il suo intento, non mi  faceva ridere per niente.

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Non mi interessano le idee politiche, la religlione e ancor meno l’orientamente sessuale di una persona. Ma non posso disegnare fumetti che contengono messaggi di questo tipo.

Detesto il razzismo principalmente grazie a Gosaku Ota e una sua indimenticabile storia che lessi quando avevo 10 anni sulle pagine del settimanale “Il Grande Mazinga” della Fabbri. Questo per parlare un po’ del potere educativo dei fumetti, cosa di cui ci si dimentica troppo spesso.

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Ho grande attesa per il nuovo film di Mazinger Z Infinity, di imminente uscita, che sembra veramente bello.

Mentre seguivo entusiasta il susseguirsi di nuovi trailers, scoprendo che oltre allo Z compare anche il Grande Mazinger e Venus con relativi piloti, sono venuto a sapere che in questo film Jun ha realizzato il suo antico sogno. Nella nuova versione di Mazinger, la sua pelle è diventata molto più chiara.

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Peccato che quello non fosse veramente il suo sogno ma la reazione al trattamento che riceveva fin da bambina. Potrebbe essere una resa delle luci in questa scena che trae in inganno, ma apparentemente, forse con l’idea di mostrare alle nuove generazioni un personaggio più in linea con i loro gusti, si è coperto con un colpo di vernice il messagio di Ota. Praticamente il contrario di quello che succede con i Supereroi americani. E la cosa triste è che il motivo è lo stesso: voler vendere di più. Perché l’antirazzismo, quello vero,  la Marvel lo portava avanti decenni fa, presentando al pubblico personaggi inediti come Pantera Nera. Non dubito che non ci fosse anche ai tempi la volontà di fidelizzare un preciso target, ma nei contenuti si vede sincerità e rispetto. E anche qualche rischio, visto che stiamo parlando degli anni 60.

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Vi lascio con la bellezza malinconica di questa pagina. A 10 anni, dopo aver letto quella storia mi chiedevo come potesse una ragazza così bella essere disprezzata per il colore della sua pelle. Me lo chiedo ancora.

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Road to Lucca 2017 – parte seconda

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La storia di Lunar Lex comincia diversi mesi fa. Lucca 2016: dopo la delusione dell’anno precedente, quando non mi ha voluto manco un cane, nell’area Pro diversi editori accettano di vedere il mio portfolio. La Marvel no, ma solo perché adesso inchiostrano col computer e non gli servivano sgommatori di tavole. Peccato perché ero preparatissimo!

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Tra chi accetta di guardare i miei scarabocchi ci sono Luca e Daniela di Cronaca di Topolinia, lì  hanno in progetto una serie perfetta per me… indovinate un po’? Erotica. …Sto scherzando! Fantascienza, naturalmente!

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Siccome sono un paio d’anni che mi diletto in questo genere, mi vengono bene le prove e mi prendono con loro. Devo ringiovanire uno dei personaggi, l’astronave l’ho fatta a modo mio perché non avevo modelli veri e propri, ma a loro e Salvatore Taormina piace come disegno, per cui affianco il talentuoso Gaetano Longo nella realizzazione di questa serie, splendidamente scritta dal dinamico duo Daniela Zaccagnino e Luca Franceschini.

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Tavola di prova per Lunar Lex

Inizio a frequentare il nuovo gruppo, Salvatore Taormina, per gli amici “il Tao” non scherza per niente sul lavoro, ma come persona è molto umano e in pratica vengo adottato dalla sua famiglia. Comincia il tour delle Fiere: a Cartoomics mi divido tra lo stand di Bugs Comics e il loro, a Torino  sto tutto il tempo con Cronaca di Topolinia e faccio amicizia con i vari collaboratori.  A NovaraCuneo, faccio un numero imprecisato di Sketch, quasi tutti a pennino, anche perché dopo due anni ho ricominciato a inchiostrare su carta e dovevo riprendere un po’ la mano.

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Con Manga Studio Pro, sul computer, uso un pennino virtuale molto morbido, in pratica viene molto simile a quando inchiostravo a pennello, solo più preciso. Ma il pennino vero e proprio ha tutto un altro segno e trova la sua bellezza nelle immagini più piccole. Trovo che non esista un segno più bello di quello di un vero pennino su carta. Ingrandendolo diventa perfino più bello, al contrario del segno a pennello che è più armonico, meno nervoso, ma che trova la sua bellezza riducendosi in stampa.

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C’è da dire che le tavole del fumetto vero e proprio sono state colorate dal bravissimo Antonio Antro. Questo però mi ha creato un po’ di difficoltà. Sia perché dovevo capire la quantità di dettaglio e le ombre da mettere, sia perché ho disegnato negli ultimi due anni prevaletemente per il Bianco e Nero, e sia perché finora tutti i miei fumetti me li sono sempre colorati io. Fortunatamente Antonio è bravissimo e questo ha permesso di amalgamare bene i disegni miei e di Gaetano Longo che abbiamo stili molto diversi.lunar8

Essendo Gaetano il creatore grafico della serie, ho cercato di avvicinarmi un po’ al suo, non copiandolo ma ringiovanendo un po’ le fanciulle e sintetizzando un po’ di più le forme, cosa che è stata anche molto utlile per non appesantire troppo le tavole in vista del colore.

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La copertina di Lunar Lex zero, di Gaetano Longo, colori di Antonio Antro.

La cosa divertente è che avendone studiato lo stile, un paio di mesi dopo ho utilizzato la sua sintesi del naso per caratterizzare un personaggio femminile di un’altra serie, cosa che non ho invece fatto su Lunar Lex, dove ho fatto a tutte il nasino all’insù. Quando mi sono invece trovato a fare 13 copertine, con diverse ragazze tutte inquadrate nello stesso modo, il mio scopo era quello di disegnarle belle, ma tutte differenti, così per la signorina Elsa, ho un po’ rubato il naso a Gaetano!

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Comunque ho approfittato degli sketch per usare massicciamente il pennino e fare allo stesso tempo un po’ di studio dei personaggi. Ollie è la mia preferita, un po’ perché assomiglia vagamente a Gaia Germani, un personaggio che disegnavo quando avevo 23-24 anni sulle mie rivistine del calcio (il nome preso dall’attrice, l’aspetto no), È quella in basso che broccola alla grande con la scusa che si è slogata una caviglia.

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Un altro motivo è perché sotto-sotto mi sa di Tsundere, che è la mia tipologia femminile preferita, tanto da averne sposata una quando ancora non conoscevo l’esistenza di questa classificazione. Vedremo col procedere delle storia se la mia intuizione è stata giusta.

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Lunar Lex racconta la storia di tre cacciatrici di taglie nel futuro, intrighi e combattimenti a tutto spiano. Quando le ho viste in azione, beh non me le aspettavo così grintose tutte quante. Belle ragazze pesantemente armate! Fondamentalmente si tratta di una specie di Charlie’s Angels nello spazio, entertainment puro senza troppe menate, con un pizzico di commedia e scritto con tanto mestiere. Numero zero, tutto a colori, 4 euro con sketch in fiera. Se no potete pure comprarlo online sul sito di Cronaca di Topolinia.

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Lo so che qualcuno di voi mi odia quando faccio il pubblicitario, ma fa parte anche questo della mia natura: mica voglio stare in questo blog solo a pontificare sul tratto a pennino o raccontarvi del mio strano passato e basta. Porto anche un po’ l’acqua al mio mulino, ma lo faccio anche nel vostro interesse perché magari potrebbe interessarvi quello di cui parlo.

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Credetemi, ho dei principi. non vi consiglierei mai, pure se lo disegnassi io, di comprarvi l’ultima incarnazione della Stacy tipo Gwenpool, SuperciukGwen, o qualunque altro modo vogliano inventarsi per spolpare ancora quella povera salma… Aspetta, cosa? No! Davvero?? Fanno la selezione di disegnatori a Lucca per Gwenzombie? Cancella tutto! Ragazzi… ma che belle non sono le nuove interpretazioni di Gwen Stacy della Marvel?  Che modo simpatico di tenere vivo un personaggio tanto amato!!

Scherzi a parte, Lunar Lex potrebbe essere per voi una piacevole sorpresa a Lucca Comics 2017.

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A Lucca ci troverete al PADIGLIONE GIGLIO, dove troverete sia me che Gaetano per farvi disegni sul numero zero e su Cronaca Comics, la rivista dove è stata presentata la serie attraverso un fumetto originale di Gaetano. Un investimento per il futuro quando la serie diventerà cult. Non ho dubbi che sarà così. Beh, un dubbio ce l’ho…

Ma Ollie sarà tsundere o no?

 

 

Crowdfunding terminato!

Crowdfunding. Per chi non conoscesse il significato di questa parola, si tratta della pratica di proporre un progetto in rete e chiedere un finanziamento per poterlo produrre. I sostenitori del progetto pagano in anticipo poi, se il progetto va in porto ricevono dei premi extra, se non funziona gli ritornano indietro i soldi. Pure zio Clive faceva qualcosa del genere a cavallo tra i ’70 e gli ’80, quando fondò la Sinclair e produsse lo ZX80 e poi lo ZX81 in kit di montaggio facendosi pagare prima di produrlo. Ma questa è un’altra storia.zx80

Tornando a noi, la mia prima campagna di crowdfunding è appena terminata! Non l’avevo mai fatto prima e avevo qualche timore dovuto al fatto che non ho una grande comunità dietro come qualche ragazzina alla moda o qualche autore che pubblica a livello internazionale. Inoltre Mondi Paralleli tratta un genere (storie brevi di fantascienza) che è attualmente in grande spolvero ma ancora abbastanza di nicchia. Per finire, non si vedono neanche tante tette.

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Nonostante questo, mi sono messo davvero d’impegno per finire l’ultima storia di Francesco Manetti, inedita e spettacolare e, già che c’ero, ho sistemato qualche vignetta delle vecchie storie che non mi convinceva più. A dirla tutta avrei rifatto mezzo albo, ma ogni tanto devo venire un po’ a patti con la mia pignoleria.

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Comunque, mi sono documentato un po’ e ho avviato un mese e mezzo fa la campagna su IndieGoGo. 

robotSiccome c’era da preparare un video, l’ho fatto bello cafone e spavaldo, tanto chi mi conosce lo sa che mi piace scherzare su queste cose, gli altri magari lo notano e si incuriosiscono. Una vita buttata nel marketing invece di fare cose serie come i fumetti, almeno a qualcosa è servita. Preparo i testi a tema con dei bei titoletti, carico il video, imposto i perks. Si parte!

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Prima sorpresa: per scazzi tra di loro, proprio da quel mese, Indy non accetta più pagamenti su paypal in Europa. Quando si dice il tempismo! Quindi solo carta di credito, cosa che ha tagliato fuori tutti quelli che non si fidano a usarla sul web. Che poi non è che paypal sia poi tanto diverso da una ricaricabile, ma psicologicamente cambia. Quindi… Via una fetta di potenziali clienti!

fettaPoi ho provato a spammare su qualche gruppo, sempre con cortesia. Purtroppo la non appartenenza in precedenza a determinate community non mi ha permesso di pubblicare l’annuncio e raggiungere potenziali clienti che magari avrebbero gradito. Capisco che se non fanno così si trovano impestati di spammer, ma aumentando il tempo che passo sul tavolo da disegno, ho ridotto quello che passo in rete per cui, pace! Altra bella gente non raggiunta.

Messerschmitt vs SpitfirePreparo la pagina Facebook dedicata e decido di comprare un po’ di pubblicità. Faccio un investimento stellare di una dozzina di dollari, in cambio della visione di un mio post a circa 4000 persone di cui un centinaio sono poi andate effettivamente a vedere la pagina. In marketese si dice che c’è stata una redemption del 2,5%. La cosa interessante è che ho potuto selezionare il mio target per età, sesso, interesse, appartenenza geografica e altri dettagli della loro vita e personalità. Quelli che regalate all’amico Zukerberg mettendo like in giro o facendo i test tipo “Che eroe Marvel sei”, “Qual è il tuo amico di Facebook a cui sei più affine?”, “Che personaggio storico saresti stato?” ecc. Profilo psicologico arricchito in cambio di una bella immaginina. A pagare di più penso che avrei potuto sapere pure quante volte vi cambiate la biancheria ogni settimana, ma non credo che questa informazione avrebbe incrementato le vendite di Mondi Paralleli.

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Come è andata a finire? Nonostante le difficoltà la campagna ha avuto successo! Raggiunto e pure superato del 10% il traguardo! settimana prossima avvierò la stampa degli albi e prepararerò tutti i disegni con dedica per i sostenitori di questo progetto a cui sono davvero molto grato. Non tanto per la pilla, che va praticamente tutta in stampa, quanto per la soddisfazione di aver fatto qualcosa che è piaciuto.

07-Scherzo-3E posso dire che gran parte del merito va alle bellissimi storie che ha scritto Francesco. Qualcuno che non è arrivato per tempo potrà avere una delle 25 copie che andranno a Prato alla fumisteria “Mondi Paralleli” ma, come promesso in campagna, non ristamperemo mai più questo albo, per cui quando tra qualche anno io e Francesco andremo in America a salvare la Marvel rifondano la casa delle idee e celebrando la chiesa di Kirby, questi albi potrebbero pure avere qualche valore collezionistico. Non dico come il Dime Press 4 con la prima apparizione di HellBoy, che se la gioca con Action Comics n.1, ma pizza e birra in Piazza Sempione, magari riuscirete a pagarvela.

DimePress4E c’è un colpo di scena! Grazie a questa campagna qualcuno, di cui vi parlerò più avanti, ci ha contattato per un progetto a dir poco innovativo che vedrà la luce intorno a settembre: Mondi Paralleli 2!

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Niente crowdfunding questa volta. È stato bello ma davvero faticoso e non penso di rifarlo in futuro. Grazie ancora a tutti quelli che ci hanno sostenuto! 

2016: Tiriamo le somme.

Dal punto di vista del fumetto, pensando al 2016 c’è stato un deciso progresso. Al di là di quello che è stato seminato, della rete di contatti che si è creata e di quello che si sta evolvendo da incontri alle fiere del fumetto e fuori, voglio analizzare semplicemente quando ho prodotto ed è stato pubblicato o in corso di pubblicazione su web e su carta (la maggior parte). Cominciamo  Mondi Paralleli, la serie di storie brevi di fantascienza scritte da Francesco Manetti per Dime Web che mi ha fatto produrre 32 pagine in costante evoluzione e attualmente sto disegnando la storia conclusiva per la versione cartacea.

Fumetto di Luciano Costarelli

Ho pubblicato un episodio di 14 pagine a colori di The Fucking Frog Man per la  Bookmaker Comics, una bella storia di Andrea Garagiola dal finale col botto!

The Fucking Frogman disegno di Luciano Costarelli

Altre 12 pagine di Fantascienza per ISE.Salgari di Cagliostro Epress, su testi di Stefano Bonazzi.

Fumetto di Luciano Costarelli

Per chiudere con il bellissimo cartonato Alieni di Bugs Comics che contiente una storia di 8 pagine scritta da Andrea Guglielmino.

Luciano Costarelli Bugs Comics

Visto che Mondi Paralleli era iniziata con la fine del 2015, ma considerando le tavole finite delle storie in corso posso dire di aver prodotto nel corso del 2016  60 pagine su sceneggiatura, lavorando fondamentalmente 2-3 ore al giorno e spesso nel weekend.

Nuovi progetti sempre fantascientifici per l’anno appena iniziato: ecco la mia tavola di prova per una nuova serie di cui non posso, per ora, dire di più. Qui alcuni inchiostri sono più leggeri perché sarà una serie a colori, resi da un colorista.

Fumetto di Luciano Costarelli

Sto anche  intraprendendo nuove strade per variare un po’. La fantascienza resta sempre la mia prima passione, ma quest’anno ricomincio a fare un po’ di Horror. Esattamente, si tratta di una storia breve di Filippo Pieri in corso di realizzazione. Questa che ho finito ieri è l’ultima tavola del 2016. Enjoy!

Fumetto di Luciano Costarelli

 

 

 

 

 

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Trasformare una piccolissima quantità di massa in una enorme quantità di energia è quello che fa il fumetto. Prendi un foglio di carta, della grafite, un po’ di inchiostro e lo trasformi in qualcosa che può cambiare la vita delle persone.

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Leggendo molte biografie di artisti, vediamo come un particolare fumetto abbia indotto gente che avrebbe fatto altro nella vita ad occuparsi di questo particolare tipo di espressione artistica, a sua volta cambiando il destino di altri e in certi rari casi influenzando economie e società. Non solo disegnatori o scrittori: Guida al Fumetto italiano ci racconta la storia dell’imprenditore Fiorenzo Ivaldi, che vi consiglio di leggere qui

Sgt Kirk

Non è che  mischiando una grande passione con carta e china, venga fuori sempre qualcosa di buono. Gli ingredienti della pizza sono sempre gli stessi ma non c’è un pizzaiolo che la faccia uguale all’altra e non è detto che venga buona o che piaccia alla gente. Inoltre può pure essere buona e incontrare il gusto della massa, ma essere venduta in una pizzeria così scomoda come posizione o così male amministrata da rendere la bontà del prodotto del tutto irrilevante.

pizzeria russa 1993 Ninja Turtles

Il primo problema per chi vuole avere a che fare con il lavoro in questo campo sono i soldi. Come camparci? È davvero possibile camparci? Venticinque anni fa era più facile, ma non vuol dire che fosse realmente facile o che oggi sia impossibile. Diciamo che venticinque anni fa il mondo del lavoro era tutto più facile, quindi si va di proporzione. Ma casini e privazioni ci sono sempre stati, sopportati solo grazie alla passione di chi ama questo lavoro.

Los Profesionales by Carlos Gimenez

Los Profesionales by Carlos Gimenez

D’altra parte cento anni fa in Italia avrebbero dato l’anima per vivere come viviamo noi, quindi non lamentiamoci poi troppo. E un secolo fa il Corriere dei piccoli usciva già da qualche anno, pubblicando i primi fumettisti che avrebbero influenzato le successive generazioni. Che, appunto,  avevano qualche problema in più di noi, tipo la guerra, la fame ecc. E in mezzo a un mare di retorica, c’era pure chi riusciva a scherzarci sopra.

Antonio Rubino, Corriere dei Piccoli

Antonio Rubino, Corriere dei Piccoli

Esattamente un secolo fa,  veniva anche presentata la teoria della Relatività di Albert Einstein. Prima che temiate un mio patetico tentativo di spiegazione, vi rassicuro: c’è internet per questo. Ve lo dico, perché di questo trattava la mia seconda sceneggiatura in assoluto che illustrato, sempre di Francesco Manetti. Sceneggiature… quelle cose con su scritto: PP (Primo Piano), Campo Medio, di quinta, Dida… avete presente? Esatto, quelle cose che se prima pensavi di saper disegnare bene perché facevi un po’ quel cavolo che ti pareva e piaceva, nel momento in cui ti trovavi ad illustrare esattamente quello che ti veniva chiesto, scoprivi i tuoi veri limiti.

los profesionales by Carlos Gimenez

Nella mia faticosa ricerca del tempo perduto, il nuovo passo è stato ridisegnare questa storia 25 anni dopo. La trovate qui. Dopo una dozzina di tavole prodotte insieme, Francesco e io non ci siamo più sentiti per molti anni, abbiamo condotto strade differenti che ci hanno portato le gioie della famiglia, ma che ci hanno in qualche modo allontanato da quello che, forse, entrambi amavamo davvero fare. Abbiamo ricominciato un po’ per gioco, un po’ per passione, a riprendere questi nostri primi passi giovanili nel mondo del fumetto. E da questo sta nascendo qualcosa di interessante, di cui vi parlerò più avanti.

Albert di Francesco Manetti e Luciano Costarelli

“Albert” di Francesco Manetti e Luciano Costarelli

to be continued…

Dopo Lucca Comics

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Sono Andato a Lucca Comics, ci mancavo da parecchio ed è stato un po’ come andare all’Expo dopo agosto. Tante cose da vedere, ma per via delle file, bisognava scegliere qualcosa e sacrificare qualcos’altro. Non tutte le scelte che ho fatto sono state giuste, in un caso mi sono sentito un po’ come se avessi fatto fila nel padiglione-pacco-mercatino del Vietnam dell’Expo, invece di girare i bellissimi padiglioni dell’Est Europa. Imparerò dai miei errori; comunque Lucca è stata una fiera grandiosa, ho potuto incontrare gente brillante, professionisti, vecchi amici e qualche mio mito personale (Manara e Liberatore) di quando al liceo andavo a comprare i fumetti alle Nuvole Parlanti e il prof di figura schifava i miei albi di Enki Bilal.

Eccomi a 17 anni (a sinistra) con l'albo "La fiera degli Immortali" edizione originale Francese, comprato a Parigi durante la gita scolastica del Liceo.

Eccomi a 17 anni (a sinistra) con l’albo “La fiera degli Immortali” edizione originale Francese, comprato a Parigi durante la gita scolastica del Liceo. Con il mio amico Massimiliano Esposito che adesso vive proprio in Francia.

Veniamo a me, alcune novità: la prima è che è uscito, proprio per Lucca Comics il Fumetto di 12 Pagine “L’alba dei giganti” all’interno dell’albo collettivo “Giganti d’Acciaio”, edito da Cagliostro E-press. È il mio ritorno alla carta stampata dopo 8 anni. Rivedendolo ho visto delle cose che sono venute meglio di quello che pensavo (i retini: sono perfetti su carta) e altre su cui c’è ancora da lavorare. Tanto non sono mai contento di quello che disegno, ma va bene così. Bellissima storia di Andrea Garagiola, a rileggerla su carta, qualche mese dopo averla disegnata, ho apprezzato enormemente la regia.

Giganti d'Acciaio

Giganti d’Acciaio

Altra novità, sto ridisegnando delle storie brevi di Francesco Manetti, che pubblicai sulla storica fanzine “Collezionare“. Fu la prima volta che mi trovai di fronte una sceneggiatura e dopo tanti anni ho deciso di ridisegnarle perché lo considero una specie di reboot per me. Riparto da lì deciso a migliorare per riprendere a fare qualcosa che davvero amo e che ho lasciato indietro per troppo tempo. La prima storia, 3 tavole di SF, dal titolo “La Sentenza” è già stata pubblicata su DIME WEB 

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La Seconda è in corso d’opera, e non vedo davvero l’ora di Terminarla!

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Anche in questo caso si tratta di Fantascienza, 4 tavole che dovrei finire, per una curiosa coincidenza, proprio in una ricorrenza importante per il personaggio protagonista di questa storia!

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Giganti d’acciaio

Come pensavo, le tavole di prova sono andate bene, per cui sto aspettando la sceneggiatura di un progetto della Cagliostro E-Press. 12 storie a fumetti di 12 pagine, di autori diversi. Distributo online, poi in vendita in volume.

Questa è una delle tavole di prova che ho mandato, ed è un tributo ad un autore a cui sono piuttosto affezionato, Gosaku Ota.

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Vidi i disegni di Ota in edicola, editi dalla Fabbri e colorati velocemente da uno studio che fu poi il primo posto dove andai a lavorare in assoluto. A 20 anni, io e mia moglie coloravamo infatti le tavole del Corriere dei Piccoli. Era un lavoro molto manuale, di precisione e -tanto per cambiare- in lotta contro il tempo. Le chiamavono “temperette”.

Nei primi anni ’90 gli scanner non erano molto avanzati, almeno quelli che usavano in Rizzoli per il Corrierino. Per cui se scansionavano il colore insieme al nero, si macchiava parecchio. Quindi i colori erano separati dal nero. C’era un altro problema: stampato in rotocalco, ad alta velocità, il Corrierino aveva dei gran fuori registro, per cui se non c’era il colore sotto il nero, veniva fuori un filetto bianco intorno al tratto. Cosí i fumettisti facevano le loro tavole a fumetti in bianco e nero, venivano fotografate e ci passavano le pellicole (quindi in formato di stampa, mentre le tavole originali erano più grandi). Noi diligentemente mettevamo un foglio di acetato a contatto e lo coloravamo con degli acrilici mischiati a fiele di bue (d’estate veniva su un odorino…) e altri addittivii segreti preparati dalla signora Revelant, che ci insegnò i segreti della coloritura dei fumetti. Beh, le campiture erano quasi sempre piatte, il difficile era tenere i colori a contatto sotto il tratto nero, che in alcuni casi arrivava allo spessore di 0,1 mm. La Pimpa era una passeggiata, con quei bei tratti che faceva Altan, l’unica difficoltà era il naso sfumato di Armando.

pimpa

Comunque una volta finito il lavoro, i fogli di acetato con i nostri colori venivano scansionati per produrre le pellicole degli altri tre colori di stampa e con quelle incidevano le lastre. Colorare la Stefi fu una mia soddisfazione personale, perché mi piace Grazia Nidasio da quando avevo 5 anni, con Valentina Melaverde che leggeva mia sorella. Ma non me la diedero subito perché dovevo prima imparare ad acquarellare gli acrilici sull’acetato trasparente. Si può fare? Sì e lo facevamo usando il fiele di bue al posto dell’acqua. Non sono cose che insegnano a scuola e i segreti dello studio erano ben custoditi nel mondo pre-internet e pre-tutorials. A parte questo tipo di trattamento, il lavoro non erano molto diverso da quello fatto a casa dai coloristi dei rodovetri degli anime in Giappone.

Corrierino

Infatti andavo da casa nostra allo studio a Cinisello, prendevo le pellicole, me ne tornavo a casa e coloravamo tutto su lavagne luminose per essere precisi sul contatto dei colori. Avevo trovato quel mio primo lavoro dopo quasi un mese di tentativi: avevo tutti gli indirizzi degli studi e agenzie di pubblicità di Milano presi dalle Pagine Gialle del Lavoro (in quelle normali non c’erano) ottenute dal primo colloquio fatto. Una ragazza gentile in un’agenzia me le fece fotocopiare, visto che da loro non cercavano collaboratori. Chiamai sistematicamente tutti i numeri di telefono cercando di ottenere un colloquio. A Milano c’erano qualche centinaia di agenzie e studi grafici e ne visitai una quarantina:  uno o due appuntamenti al giorno. La signora Revelant al telefono fu colpita semplicemente dal fatto che dicevo di amare i fumetti, pur non sapendo di che cosa si occupasse lo studio. Accettò di visionare il mio portfolio e mi diede la prove, che superammo. voleva alleggerirsi per portare avanti dei suoi progetti di illustrazione e quella giovane e volonterosa coppia gli faceva comodo. I coloristi si  beccavano tutti i ritardi degli altri: sceneggiatori, disegnatori, fotolito, per cui facevamo il lavoro in tre, massimo quattro giorni e passavamo il giorno successivo alla consegna a dormire.

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Lo Studio Revelant colorava tutto il Corriere dei Piccoli, che era un settimanale. A dirla tutta, lo studio in quel periodo eravamo io, mia moglie, un’altra free-lance e la signora Revelant. Ma ci sono passati in parecchi, perché negli anni avrà colorato decine di migliaia di tavole di fumetti. Anche la prima edizione de il Gioco di Manara, che però non amava per l’argomento. Uno dei lavori più tirati via fu comunque proprio il Grande Mazinga della Fabbri. Certe cose se le inventavano di sana pianta, tipo le parti rosse sulla testa, non capendo bene come si agganciava il Brain Condor (non avevano mai visto una puntata), ma nessuno se la menava. Io quel fumetto lo scoprii col numero tre qui sotto, poi mi feci arrivare gli arretrati. Lo studio partiva bene col colorarlo, poi erano sempre più gran fondi monocolore, che mi facevano incazzare da bambino. Anche perché allora leggevo pure l’Uomo Ragno e, nonostante il retino di stampa alla Roy Lichtenstein e l’abuso del lilla scuro negli sfondi, i colori erano decisamente meglio. Conoscendo poi lo studio, capii che questo era sicuramente dovuto agli altrui ritardi accumulati: anche quello era un settimanale! Comunque anche se, soprattutto negli ultimi numeri, il colore era dato alla meno peggio, spesso copriva le magagne di un autore che pure lui non andava molto per il sottile. Credo che la corsa per la consegna accomunasse fumettisti e coloristi da una parte all’altra dell’oceano.

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Ho letto da qualche parte, che ogni fumettista quando disegna paga un debito per quello che ha ricevuto, con un atto d’amore nei confronti dei disegnatori che ha amato da bambino, riprendendone lo stile. Io non ho pregiudizi e mi piace sia il fumetto realistico occidentale che il manga orientale. Quando ho iniziato non c’era verso di citare Ota, perché lo stile manga se lo schifavano tutti. Pago solo adesso, in piccola parte, il mio debito nei confronti di questo maestro dal tratto un po’ scazzato.