La prima delle LAMINCARDS

Quella che vedete qui sotto è la prima Lamincards che è stata creata. Si tratta di un prototipo stampato da Maurizio Rasca della RG&C per conto della ditta Edibas di Torino alla fine del 1999. Il tipo di stampa su PVC che è stata perfezionata in quel processo ha poi reso possibile tutte le successive collezioni di Lamincards.

Rispetto alla card di produzione, che vedete qui sotto, la principale differenza si vede nel retro che era a colori. Inoltre sono diverse le font e il nome “Lamincards” non era ancora stato scelto in maniera definitiva, infatti è presente il primo nome: “Lamin Card“, con due parole staccare. Il fronte con Seiya (Pegasus) è rimasto identico. In realtà c’è un’altra differenza fondamentale che è uno dei segreti delle Lamincards, e che serve anche a distinguerle dai falsi che sono girati durante la collezione Dragon Ball Serie Oro.

Sul retro la quadricromia era stata sostituita da due colori pantone, un argento opaco e un blu. Questo permetteva di avere delle scritte più precise, ma soprattutto dei colori più vividi sul fronte. Come mai? Le Lamincards venivano stampate su PVC trasparente (dopo passammo al PET perché riciclabile) al contrario! In pratica sul foglio trasparente si stamavano i 4 colori in ordine invertito rispetto al solito, quindi prima il nero, poi giallo, magenta e ciano. questi colori sono trasparenti, per cui a quel punto si aggiungevano due passaggi di bianco coprente. A questo punto si dava un passaggio con il pantone argento opaco che impediva di vedere in trasparenza il retro e faceva rimbalzare la luce creando un minimo di retro illuminazione. A quel punto qui usammo un blu per mettere il numero della card e i credits, in seguito mettemmo un ulteriore passaggio di bianco, e altri 4 colori (in sequenza consueta) per fare i retri a colori.

Quanti prototipi esistono di questi prototipi di Lamincards? Che io sappia di sopravvissuta c’è solo la mia, ma, venendo stampate su un foglio più grande per essere fustellato, secondo i miei calcoli dovrebbero esserne uscite altre 80. Che vennero poi tutte buttate, ma è possibile che, come ne ho tenuta una io per ricordo, qualcun altro lo abbiano fatto. Qui siamo nel campo delle ipotesi però considernado le persone coinvolte e il fatto che nessuno all’epoca aveva idea di che cosa sarebbero diventate, potrebbero stare sulle dita di una mano, ammesso che siano poi sopravvissute a tutti questi anni.

Un’ultima particolarità: le Lamincards non sono nate nel piccolo studio di viale Ponte Seveso dove sono state create quasi tutte le collezioni: realizzai gli artwork delle prime collezioni quando ero socio di una azienda che si chiamava BrainStorming s.r.l, che stava proprio di fronte all’attuale WOW, il museo dei fumetti di Milano.

Le mitiche Lamincards di Dragon Ball

Ho visto aumentare, in questi mesi, l’interesse per le mie Lamincards. In particolare quelle legate ad una delle serie più amate della storia dell’animazione giapponese, così ho pensato di riassumere in un unico articolo un po’ di cose che tanti hanno trovato su questo mia sito, approfittandone per dare una risistemata e aggiungendo qualcosa di nuovo, tante belle immagini e una breve riflessione.

Appena tornato dal mio primo viaggio in Giappone, avevo conosciuto, in una fiera di fumetti, Adelmo Basso, il fondatore di Edibas, una casa editrice di Settimo Torinese specializzata nella produzione di poster e cartoline di cantanti ed attori. In quel momento stava cercando un grafico che ci capisse di “cartoni animati giapponesi”. Non mi feci sfuggire l’occasione: mi ritrovai di colpo a realizzare moltissimi calendari ufficiali di serie Anime, molti di voi ne hanno probabilmente avuto almeno uno in casa. Ricevevo le Style Guide (raccolte di immagini originali e fondi con regole per il loro utilizzo) dal Giappone e le trasformavo in calendari per l’Italia. Già così era qualcosa di stupendo per un otaku della prima generazione come me, ma la vera svolta arrivò con la creazione delle Lamincards. Nella seconda metà degli anni 90 era esplosa la mania delle “carte dei Pokémon”; pure nei giornali si scriveva di genitori costretti a spendere fino a 100.000 lire per un pezzetto di carta con stampato sopra un draghetto arancione. Considerando le quotazioni di oggi, si trattava di un vero affare, ma all’epoca sembrava uno sproposito. Edibas voleva entrare in questo business, le licenze per le card però erano state già tutte assegnate. Avendo lavorato un po’ nel licensing, sapevo che le agenzie riuscivano a vendere a più clienti licenze di prodotti molto simili, l’importante era che non si trattasse dello stesso identico prodotto ma che avesse differenze tali da poterlo chiamare con un altro nome sul contratto. 

Dall’ultimo viaggio a Tokyo mi ero portato a casa delle card laminate, cioè stampate su normale cartoncino e inserite tra due fogli sottili di PVC che, scaldati insieme, si fissavano a proteggere la card. Sottoposi a Edibas la mia idea: questo prodotto poteva essere chiamato in modo diverso e quindi si potevano acquistare nuove licenze per produrre delle collezioni di “carte laminate” da vendere in edicola. C’era però un nuovo problema: la laminazione era un processo manuale, lento e dispendioso. In Giappone risolvevano esternalizzando in Cina e Corea queste lavorazioni, da noi i preventivi delle cooperative erano troppo alti per il target price.

Cavalieri dello Zodiaco

Con l’aiuto dello stampatore Maurizio Rasca, arrivammo a una soluzione ingegnosa: stampare, con una tecnica serigrafica, direttamente la card su un unico foglio di PVC trasparente dello spessore di 0,3 mm, simulando una card laminata. Nacquero così le Lamincards, con come prima collezione i Cavalieri dello Zodiaco. Inventai in quel momento nome e logo. Usai la font Lithos, scelta perché aveva un aspetto grecizzante, adatta ai Cavalieri dello Zodiaco. Questo carattere aveva però un corpo un po’ troppo sottile, per cui nella serie successiva, quando fu registrato il logo, utilizzai il Lithos Black e definii meglio il “biscotto” rosso sotto la scritta.

Le Lamincards cominciarono un po’ in sordina ma, collezione dopo collezione, vendevano sempre di più, in particolare quando potemmo avere la licenza Pokémon. Nel momento in cui eravamo arrivati a produrle in grande quantità anche in altri Paesi come Spagna e Francia, per motivi poco chiari non ci fu rinnovata la licenza. Tutto poteva finire lì ma, a quel punto, arrivò in nostro soccorso qualcuno… a bordo di una nuvoletta dorata!

Dragon Ball era tornato in TV, su Italia 1, e aveva conquistato una nuova generazione di appassionati. I primi otaku, quelli cresciuti a pane e Mazinga, che avevano imparato a conoscere Akira Toriyama grazie alla serie Dottor Slump e Arale, avevano accolto con gioia la nuova serie sin dai primi passaggi sulle reti locali. Quando i combattimenti iniziarono ad avere maggior peso, il fandom però si divise. Una parte aveva associato lo stile di Toriyama alle gag divertenti e non trovava credibili delle parti più serie, altri invece seguirono senza troppi problemi questo nuovo tipo di narrazione. Chi aveva cominciato da poco a seguire gli anime, ne era semplicemente conquistato.

Edibas riuscì a chiudere un contratto per realizzare le Lamincards di tutto Dragon Ball: Prima serie, Z, e GT. In più, a differenza delle lamincards dei Pokémon, che non dovevano fare concorrenza alle tradingcards, queste potevano essere giocabili. Peccato che io di tradingcard game non ci capivo niente! La mia esperienza stava tutta nel creare delle card belle da vedere e da collezionare. Questo si rivelò poi anche un vantaggio, ma all’inizio era un problema. Così, per risolvere il gap, feci quello che facevo di solito in questi casi: assoldai dei nerd. La base di tutto venne dalla gentile Mabelle Sasso, che coinvolse il suo futuro marito Paolo Giordano per stilare un regolamento. Lasciai loro carta bianca per creare il Lamincards game partendo, come ispirazione, dal gioco originale dei Pokémon e semplificandolo il più possibile in modo da abbassare il target. Li ripagai con elevate dosi di stress lavorativo per anni.

Lo studio dove nascevano le Lamincards, Luciano Costarelli Mabelle Sasso

Nella progettazione grafica delle card, invece, la mia ignoranza diventava un valore. Avevo un punto di vista diverso rispetto agli appassionati di giochi di carte collezionabili di allora: mentre a loro interessava più di tutto quello che c’era scritto su quei cartoncini, io, esattamente come con i calendari che progettavo, consideravo il testo un male necessario e volevo ridurlo il più possibile per dare più spazio all’immagine. Cosa che conquistò prima i bambini e poi un po’ tutti. Ma le Lamincards potevano andare molto oltre grazie alla trasparenza del PVC. Sin dalla seconda collezione, cioè Medarot, ho voluto sfruttarla sagomando i personaggi, andando oltre il concept originale delle carte laminate. Dovevo però tenere presente che c’erano degli elementi da mettere per forza: la linea di copyright, il numero di collezione, gli effetti ecc. Così ideai una semplice basetta da mettere nella parte inferiore della card, dove scrivere il nome del personaggio e dei valori numerici sul fronte e il resto del testo sul retro. I bambini in genere si inventavano i loro regolamenti sfruttando quei valori stampati davanti: “Attacco” contro “Difesa”. 

Goku Lamincards Dragonball

Un po’ per ragionamento, un po’ per caso, con molta fortuna era nato un format di successo che fece vendere all’azienda di Settimo Torinese decine di milioni di bustine in tutta Europa. Per lanciare la prima serie di Dragon Ball, quella che oggi viene conosciuta come “serie nera”, affittammo un’intera sala dell’Hotel Executive di Milano durante la fiera Fumettopoli. Annunciammo con comunicati stampa che avremmo regalato alcune bustine in anteprima, fino ad esaurimento. Appena aperta la fiera un ragazzino arrivò trafelato al nostro stand: aveva corso per tutta la fiera per averle per primo. Quel primo possessore delle Lamincards di Dragon Ball ci aveva visto lungo: la serie nera è oggi la più rara in assoluto. 

Le collezioni trovavano posto in raccoglitori a spirale molto curati, che venivano venduti in edicola. Il costo era tenuto basso, praticamente in perdita, perché un bel raccoglitore invogliava a finire la collezione e a far vendere più bustine. Nel primo raccoglitore di Dragon Ball, ora quasi introvabile, avevo messo anche alcune pagine con la storia della serie e tutti i personaggi. In pratica realizzavo quello che avrei voluto trovare io da bambino nei prodotti editoriali dei miei personaggi preferiti. Oltre alla realizzazione grafica delle singole card, componevo le immagini delle copertine utilizzando le illustrazioni e i fondi delle Style Guide, adottando spesso soluzioni grafiche non standard, imparate sulle riviste giapponesi di Anime come NewType. Per me era importante soprattutto staccarmi dal piattume della grafica messa giù in modo sciatto, come spesso erano fatti allora i prodotti per bambini. Questi cartoni erano un’esplosione di energia, come si poteva ingabbiarli in un’arida veste da catalogo? 

Prima di essere stampati, questi artwork dovevano essere approvati dalla Toei Animation a cui spedivamo delle prove di stampa da valutare e approvare o su cui richiedere modifiche. Sugli adattamenti italiani, in quel periodo i giapponesi non mettevano becco, lasciando questo compito all’agenzia. Questo ci poneva delle difficoltà, perché i nomi usati in TV erano diversi da quelli dei manga; oltretutto si trattava di licenze diverse per cui dovevamo essere attinenti alla serie televisiva. Per esempio, dovevamo decidere se scrivere correttamente “Saiyan” o utilizzare “Sayan” che era più facile da leggere. Passò Sayan. Per fortuna non c’erano ancora i social e non fummo travolti dalle polemiche degli otaku duri e puri. Dopo la serie nera, preparai la prima collezione di Dragon Ball Z, che copriva tutta la prima parte dell’anime fino alla saga di Cell, e che prese poi il nome di “Argento”, o “Silver“. Per la copertina del raccoglitore usai un effetto di stampa (Foil) che inseriva una superficie metallizzata a specchio, e tenni le bustine con lo stesso tipo di fondo.

Ma il nome “Argento” arrivò in realtà dalle famigerate “speciali superpotenziate”. Si trattava di lamincards con fondo metallizzato che furono inserite in un secondo momento, a produzione avviata, e diedero un interessante boost di vendite quando queste si erano stabilizzate. Queste card speciali avevano la stessa grafica delle corrispettive trasparenti, ma dei valori più alti e per questo erano doppiamente ambite. Con la successiva “Serie Oro”, che copriva il resto delle puntate, le Lamincards divennero un fenomeno di massa. Si ripetè lo strategemma di inserire a produzione avviata le superpotenziate, questa volta con fondo dorato, che fecero schizzare le vendite alle stelle. Visto che non erano in origine previsti spazi per le superpotenziate, senza secondi fini, ripagammo i collezionisti con uno speciale raccoglitore (sempre venduto in perdita) dove inserirle, oggi una vera rarità. Si stima che, finché me ne occupai, furono vendute oltre mezzo miliardo di Lamincards delle varie serie di Dragon Ball. Durante il tragitto da casa allo studio, ogni mattina vedevo i marciapiedi intorno alle edicole pieni di bustine vuote lasciate per terra e tanti ragazzi con gli zainetti da cui spuntavano i miei raccoglitori. Nonostante tutto, non mi arricchii, ma venivo ben pagato da Edibas, tanto che lasciai il mio impiego al Corriere della Sera per occuparmene a tempo pieno. 

Di seguito venne prodotta la serie Platino, dedicata ai film di Dragon Ball Z. Per le speciali superpotenziate, che da questo momento vennero inserite sin dall’inizio, utilizzammo per la prima volta un materiale metallizzato con texture olografica. Ebbi l’idea di differenziarle chiamandole come i miei videogiochi preferiti, cioè i Pokémon della terza generazione. Per una curiosa coincidenza, nella quarta generazione, successiva a queste Lamincards, apparve anche Pokémon Platino! Le Lamincards con fondo azzurro si chiamarono Zaffiro, quelle con lo sfondo rosso, Rubino.

Con questa premessa, la collezione successiva, dedicata a Dragon Ball GT, non poteva che chiamarsi Smeraldo! Fu un grosso lavoro, il raccoglitore: questa volta era un cartonato ad anelli metallici che conteneva ben 300 lamincards, raffigurando ogni personaggio apparso nella serie. I genitori cominciarono a rimpiangere le carte dei Pokémon. Pur senza conoscermi, mi odiavano per il continuo esborso a cui li costringevo per far felici i loro pargoli. Gli edicolanti, al contrario, erano felici di questo fenomeno che portava nuove e inaspettate entrate in un flusso apparentemente inesauribile.

Quelle che erano esaurite però erano le immagini da Style Guide. Metà delle Lamincards di ogni raccolta erano costituite da immagini del cartone catturate negli studi di Cologno della Merak Film che, oltre ad occuparsi del doppiaggio, aveva in custodia le cassette per la messa in onda della serie. Con l’ausilio di un operatore, acquisivo le immagini dal nastro magnetico, che andavano pulite dalle interferenze da degrado del supporto, cioè una grana di sottofondo del colore che “strisciava” ogni tanto fuori dai bordi. Un discreto lavoro di restauro. La bellezza di questo tipo di card era costituita dal fatto che lasciavo lo sfondo traslucido opacizzando solo il personaggio; così anche senza illustrazioni originali, queste Lamincards erano lo stesso apprezzatissime. Ma non potevo fare una collezione intera solo così. Per la serie X-Metal, Edibas chiese allora alla Toei Animation 100 nuove illustrazioni originali, realizzate appositamente.

A Tokyo non avevano in quel momento tempo e risorse per farle; eravamo però il loro principale cliente in Italia e avevamo stretto degli ottimi rapporti personali con visite reciproche. Chi ha avuto a che fare con i giapponesi per lavoro, sa che detestano dire direttamente di no in situazioni simili e cercano di aggirare il problema per non sembrare scortesi. Ci dissero che stavano per cominciare le riprese del primo film delle Pretty Cure e che non avrebbero avuto il tempo di pensare e disegnare tutte quelle illustrazioni, a meno che non avessimo fornito noi i bozzetti preliminari, in modo da alleggerire il lavoro dei loro artisti. Visto il mio recente passato da illustratore di copertine per la Mondo TV, venni subito tirato in mezzo. Non potevo crederci: avrei preparato dei bozzetti da mandare in Giappone per fare delle illustrazioni originali di Dragon Ball Z!

Inoltre, dopo 5 anni di esclusiva Edibas, sarebbero entrate nella Style guide e utilizzate in tutto il mondo. C’era però un “piccolo” ostacolo: per realizzarle prima dell’inizio della lavorazione del film, avrebbero dovuto ricevere tutti i 100 bozzetti entro 24 ore o non se ne sarebbe fatto niente. Era il loro modo per dire di no, ma noi, ingenui, li prendemmo sul serio. Serviva una strategia: iniziai a preparare una lista di personaggi, tra principali e altri che ancora non erano comparsi nelle collezioni, poi mi feci cercare e stampare da Mabelle e Fabio Monti (che si occupava del sito web delle Lamincards) decine di immagini di riferimento che attaccai al muro di fronte a me. Cominciai a disegnare verso sera; i primi sketch erano davvero definiti, poi divennero sempre più abbozzati via via che si avvicinava l’alba. Qualcuno mi era venuto molto bene, e fu ridisegnato piuttosto fedelmente, altri… beh, furono salvati dall’abilità degli illustratori giapponesi che li interpretarono e li migliorarono. La mattina, in stato confusionale, misi insieme i 100 migliori bozzetti, li scansionai e li inviai per tempo alla Toei. 

La mia reputazione con loro crebbe a tal punto che fui poi interpellato per una consulenza nella realizzazione della Style Guide di One Piece! Negli anni a venire, realizzai altre collezioni di Dragon Ball Z, cercando di mettere sempre qualche novità, come nella collezione Energia segreta, dove le Lamincards, illuminate con una mini torcia alla luce Wood, facevano brillare un valore stampato con inchiostro invisibile, o nella Super-3D con Lamincards lenticolari ad effetto tridimensionale. Tutte le cose belle però, prima o poi, hanno una fine. 

Lasciai Edibas poco prima del fallimento, causato da scelte manageriali sbagliate di persone arrivate dopo ad approfittarsi di quello che era stato costruito da altri, cosa che ho visto accadere spesso alle aziende che si ingrandiscono troppo in fretta. Negli ultimi anni mi sono arrivate via via sempre più testimonianze di affetto per queste card trasparenti da parte di una intera generazione di bambine e bambini ormai diventati adulti. Queste cose mi ripagano di qualunque dispiacere abbia avuto nella parte finale di questo percorso.

In conclusione, le Lamincards hanno cambiato per sempre la mia vita. Grazie a loro ho vissuto momenti esaltanti, ho conosciuto persone straordinarie, viaggiato in Pesi lontani, ho subito tradimenti e ricevuto salvataggi inaspettati all’ultimo momento. Colpi di scena a non finire, proprio come in un anime. Quello che mi è rimasto di quella dozzina di anni, in cui mi sono dedicato anima e corpo alle card trasparenti, è la gioia di aver reso, con le Lamincards, un po’ più bella e colorata l’infanzia di una generazione, proprio come altri avevano reso più bella e colorata la mia con le figurine e i fumetti dei personaggi che amavo. La mia più grande felicità è la certezza che quei ricordi e quelle emozioni resteranno per sempre nei loro cuori.

Gli spot delle Lamincards di DragonBall

Ora che ho ripreso la retta via della china e dell’inchiostro, delle volte mi chiedo perché son rimasto tanti anni senza disegnare fumetti. Poi me lo ricordo: il motivo è che facevo un lavoro che mi piaceva e per cui ero pagato bene. Anche se, come spesso accade in questi casi, il lavoro mi assorbiva totalmente rischiando di compromettere la famiglia e distruggendo diversi rapporti di amicizia. Ma credo sia un passaggio comune nella vita della gente che si sbatte un po’. Buona parte di questo lavoro era incentrato su una delle serie di anime più amati di sempre: DragonBall

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Così per ricordare gli antichi fasti insieme a voi, e per riprendermi dal trauma di una puntata che ho visto di DragonBall Super non particolarmente ben animata, ecco una rassegna di spot storici, di cui mi occupavo, insieme alle collezioni di Card. E che emozione quando conobbi Paolo Torrisi, il doppiatore di Goku che ci fece un passaggio per un nostro spot facendo parlare Goku! Ho caricato qui gli spot che avevo delle Lamincards di DragonBall che curai per Edibas. Mi mancano la prima serie di DragonBall Z e le due serie di Energia Segreta. Se avete o avete il link di quelle che mi mancano, per favore fatemele avere che aggiornerò l’articolo.

Questa è la prima, della primissima serie di Dragon Ball appena 5 secondi. La serie fu presentata a Milano alla fiera Fumettopoli. Ora dovrebbe esserci cronologicamente DragonBall Z prima serie, ma appunto mi manca come mi manca la prima serie oro. Ecco la seconda:

Come già fatto per la prima serie, che venne chiamata a posteriori Serie Silver o Serie Argento, dopo la primissima distribuzione inserimmo le Speciali. Dopo questa invece le card erano così famose da non aver bisogno di questi power-up. Questo spot annunciava l’arrivo delle gold nell’amatissima Serie ORO.

Cosa c’è dopo l’oro? Ecco la serie Platino!

Alla Toei cominciavano a coccolarci: nuove illustrazioni in anteprima. Ma non bastava, così oltre alle “Platino” che consistevano nell’utilizzo di una lamina olografata con una texture, invece della semplice metallizzata, introducemmo nuovi colori. In quel periodo giocavo molto a Pokémon, così scelsi i colori rosso e blu e chiamai le nuove speciali superpotenziate “Rubino” e “Zaffiro“. Curiosamente il gioco Pokémon Platino non era ancora uscito. Una divertente coincidenza.

Nel frattempo ecco Dragon Ball GT, in parallelo con la programmazione televisiva.

Ormai il gioco delle citazioni era partito per cui, dopo le superpotenziate Zaffiro e Rubino, come potevo non mettere le Smeraldo? Dalle sfere Poké alle sfere del drago il passo è stato breve. In questo spot preparai anche delle immagini da Style guide e mi divertii a preparare con gli amici della UVC di Milano qualche effettuino diverso dal solito. So che possono sembrarvi un po’ ripetitivi, ma in 5 o 10 secondi dovevamo dare tutte le informazioni necessarie e lasciare una impressione positiva. L’idea di usare spot da 10 secondi comunque funzionava bene perché così potevamo avere il triplo dei passaggi.

La ditta Leonardus ci presentò una nuova lavorazione olografica che permetteva di avere una superficie liscia che rifletteva i colori come in un prisma. un po’ come i CD. Trovai un annetto dopo un edificio sul molo di Yokohama completamente rivestito di quel materiale, l’effetto era incredibile e non si può rendere via foto, comunque anche sulle card non sfigurava certo. Il nome della lavorazione era X-Metal. Ecco il perché del nome della serie X-Metal.

In questa serie si trovano le prime illustrazioni realizzate sui miei rough realizzati nella famosa notte dei 100 bozzetti di DragonBall, di cui ho già parlato qui. Con la Toei eravamo ormai culo e camicia. Ci organizzarono un piacevole incontro con il CEO e famiglia della Daewon Media, in modo da vedere se potevamo espanderci in Corea, in cambio di una partnership con loro, ma purtroppo non se ne fece niente. Di tante occasioni perse me ne accorsi solo anni dopo. Però mangiai veramente bene e potei usare per diverse serate negli anni a venire l’aneddoto del CEO coreano che calzava stivali da cowboy e ostentava una fibbia con la testa di un lupo.

Una delle cose che un po’ mi pento di aver fatto è stata “Attacco Finale”, che è un po’ come quando gli anime ti sparano le puntate spiegone-riassunto con il riciclo di vecchie puntate. Se lo facevano loro perché noi no?

Attacco Finale era un “The best of” con tutte le immagini che erano mai state prodotte, cosa che fece affilare i coltelli ai genitori, sempre più salassati dalle nostre cards. In quel periodo mi ero licenziato dal Corriere della sera per lavorare a tempo pieno con Edibas. L’anno prima, durante le vacanze al mare, quando alla fatidica domanda “che lavoro fa” dei genitori vicini di ombrellone raccontavo del mio impiego in via Solferino ricevevo sguardi di rispetto e ammirazione. L’anno dopo dicendo che facevo le Lamincards ottenevo le peggiori occhiate gelide della mia vita, tutti mi tolsero il saluto e qualcuno sputò anche per terra. Anche in questo titolo era nascosto un riferimento alla cultura dei video games: Finale veniva da Final Fantasy ed era una falsa promessa. I genitori pensavano che con questa sarebbe finita, invece la cosa andò avanti! Due serie di Energia Segreta e le Super 3D. Ed ecco la mia ultima serie, interamente realizzata a Settimo Torinese, proprio di fronte alla fabbrica della Lavazza, dove Edibas aveva la sede e dove mi recavo, con un certo sacrificio, ogni mattina dalla mia Milano.

3D Lenticolari, che erano la vera novità di questa serie erano venuti davvero bene, ma ci terrei a dire, per chi non la conoscesse, che Energia segreta (se avete i video degli spot, per favore giratemeli) aveva una vernice invisibile che si illuminava con la luce di una particolare frequenza, proiettata da un piccolo led su un portachiavi che la faceva risplendere. Sfruttammo al massimo questo effetto nella successiva serie per “Blue Dragon”, purtroppo la nuova creatura di Toriyama non ebbe molta fortuna con il suo pubblico e lo stesso la nostra collezione di card. Questo per dire che oltre a lavorare continuamente sulla collezione e sul gioco, le Lamincards cercavano sempre di offrire sempre qualcosa di nuovo ai loro fan, persino con Ben 10, l’utilizzo della Realtà Aumentata già 10 anni fa! Essere stato insieme ai miei colleghi all’avanguardia nel settore delle carte collezionabili e averlo fatto in Italia, è una cosa che mi permetterà di tirarmela per il resto della mia vita, e voi sapete cosa significhi tirarsela per un milanese!

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Calcio alla giapponese

Ho realizzato la mia ultima collezione di Lamincards alla fine del 2011, uscita poi l’anno successivo, al di là dei fumetti che ho ripreso l’anno scorso, da allora mi sono occupato di Loyalty programs, spesso con collezionabili  (cards, stickers, piccoli 3D) Back to School per la Francia, Belgio e Romania su licenze Dreamworks, Peyo (i Puffi), Nickelodeon, Ubisoft.

Collector Madagascar 3 con Stickers-card e Chips - Luciano Costarelli

Collector Madagascar 3 con Stickers-card e Chips per la Francia, curata da me.

Nel frattempo Edibas, la società che ha allietato i pomeriggi di tanti bambini e svuotato i portafogli di tanti genitori negli anni 2000 è fallita. Cose che capitano. C’è stato un periodo in cui erano diventate tanto popolari da finire sulla nonciclopedia. In quel periodo non potevi passare per una via nei pressi di una scuola senza trovare per terra delle bustine vuote di Lamincards. Le bustine, tra l’altro avevano anche un loro valore, perché spedendone 10 partecipavano all’estrazione di ricchi premi. Promosfera, una agenzia che avevamo ingaggiato per i nostri concorsi mettendo in palio Playstation, Wii, Nintendo DS e altre cose belle di questo genere, dovette affittare uno spazio per  perché ogni giorno riceveva un sacco enorme dalle Poste, tipo i Beatles quando portavano i capelli a caschetto e la cravatta stretta.

Lamincards Luciano Costarelli

Fan in delirio durante l’uscita della nuova serie di Lamincards di Dragon Ball Z

Bòn, passato quel periodo (delle Lamincards, non dei Beatles),  tra i vari cartoni che giravano in TV assorbendo ore ai miei figli e mezz’or a me, ce n’è stato uno in particolare che mi ha sempre strappato un sorriso: Inazuma Eleven.

Inazuma Eleven Luciano Costarelli

Prototipo Multi-cardz di Inazuma Eleven, poi eliminata dalla produzione

Nato da una serie di videogiochi per piattaforma Nintendo e con il manga pubblicato sulla rivista giapponese Coro Coro (che ha ospitato Pokémon, Beyblade, e ogni successo toy-oriented dagli anni 90 ad oggi) si caratterizza per un livello medio-alto di animazione e una percentuale di idee stravaganti pure superiore a serie con consupercattivi che vogliono conquistare il mondo con delle trottole di plastica o con delle carte (non di credito).

Inazuma Eleven Luciano Costarelli

Altra card poi non prodotta: Quella cattivona di Beta, uno dei miei personaggi preferiti (l’immagine non le rende giustizia, se non per il tiro assurdo).

Potremmo dire che si tratta di un cartone sul calcio, ma questo sport è solo il punto di partenza di una delle più grandi giapponesate degli ultimi anni. Inazuma Eleven è talmente eccessivo da far sembrare una finale di Holly e Benji, una “scapoli contro ammogliati” della Sipral srl di Bagnolo Cremasco e la Catapulta Infernale dei gemelli Derrick un banale esercizio di riscaldamento.

holly-e-benjy1Con Holly e Benji, scatta subito l’effetto nostalgia, eh? Però quasi tutti si dimenticano del precursore: “Arrivano i Superboys” (Doveva essere Soccerboys, ma poi han fatto casino come al solito) con quella simpaticissima sigla con gli stacchetti in cokney.

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Forse perché i giocatori invece di bimbetti carini (con qualche eccezione)  erano dei brutti adolescenti con sopracciglia pelose, tra cui uno, tale Yamagata, con una mascella  che dava dei punti a Boss di Mazinga Z. Non parliamo dei colori cupi e desaturati che trasmettevano tristezza in ogni pennellata. Poi non è che ci fossero grandi effetti, qualche palla che si piantava per aria prima di entrare in porta, due che colpiscono insieme la palla senza manco un fulmine o una fiammata…anche se hanno avuto loro l’idea di farli giocare con una palla sgonfia che si deforma. Comunque quel tamarro di Shingo Tamai si limitava al massimo a “tirare alla sottomarina” dando alla palla giusto un po’ di effetto, qui in Inazuma Eleven, due generazioni di calcio giapponese dopo, ci sono tiri come il “Pinguino imperatore n.7” in cui la palla viene accompagnata in porta da 7 pinguini di diversi colori, evocati dal nulla, che lasciano scie energetiche multicolor!

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Il che potrebbe essere una roba sconvolgente se i portieri non evocassero manone giganti, dita che escono dal terreno o muraglie cinesi. Benji, vatti a nascondere tu e il tuo berretto W Genzo!

Inazuma Eleven Luciano CostarelliPrima di Inazuma quando un giocatore molto forte e molto figo come Mark Lenders faceva un tiro alla Totti, dietro di lui metaforiche fiamme ardevano scintillanti (e un po’ Totti se la menava di non riuscire a farle pure lui col “cucchiaio”).

Lenticolare Inazuma Eleven Luciano Costarelli

Quel figo di Victor Blade, questa card è stata approvata e trasformata in 3D lenticolare.

Qui si va molto oltre: lo spirito guerriero si manifesta fisicamente, visto che è una entità spirituale, e come se non bastasse più in là nella serie, al giocatore gli presta pure l’armatura. Che se, quando giochi contro la Novatese nel campetto di Bollate, ti metti a addosso una armatura da 40 chili, dopo 15 minuti non hai più fiato e realizzi che pure Filini nel secondo tragico Fantozzi, corre più veloce di te. In Inazuma invece diventi fighissimo e acquisti nuovi superpoteri, tipo i Cavalieri dello Zodiaco

Inazuma Eleven Go - Luciano Costarelli

Arion Sherwind in versione Armored Fighting Spirit

E se questo vi sembra allucinante, pensate che, grazie ad un orsetto androide che spara con due pistole (forse  caricate a LSD), i giocatori fanno una fusione con personaggi famosi del passato tipo Giovanna d’arco. Il fatto che questo processo si chiami Mix-Max Trans, e che sia un giocatore di nome Gabriel Garcia a fare la fusion con Giovanna d’Arco è stata origine di infinite discussioni sulle fan pages di Inazuma e di appassionate di Yaoi.

Inazuma Eleven Go - Luciano Costarelli

Gabriel Garcia fuso con Giovanna D’Arco

Io non mi stupisco più di niente se non del fatto che la Pulzella d’Orléans in questo cartone porti gli occhiali. Nonostante questa vena di follia, che più che una vena è proprio un’arteria femorale, in Inazuma vengono inaspettatamente trattati in modo interessante alcuni temi come la corruzione nel mondo del calcio e le partite truccate. In comune con lo sport più amato dagli italiani, oltre a queste due cose, in Inazuma rimane la porta, la palla (più o meno) e il fatto che bisogna segnare. Tutto il resto è fantasia senza freni.

Inazuma Eleven Go - Luciano Costarelli Goldie Lemmon

Goldie Lemmon, bimba pestifera che gioca in armatura in una squadra maschile ed è protagonista di un paradosso temporale tipo Trunks del futuro – Saga degli androidi.

Pure io in passato ho disegnato fumetti di calcio, prima per Edizioni Eden (inchiostri, in realtà) poi per Forte Editore. E pure io ho disegnato cose per cui il dio del Calcio non mi farebbe entrare in Paradiso.

Fumetto calcio di Luciano Costarelli

Inter Squadra mia, una delle mie deliranti storie del 1993.

Avevo da contratto un numero minimo di pagine da dedicare ai giocatori del Milan o dell’Inter a seconda della testata, a cui inserivo storie con protagonisti dei ragazzi, tipo “la banda dei 5″. In teoria i personaggi dovevano cambiare ogni volta, ma settimana dopo settimana, iniziavano ad incontrarsi e incrociarsi le loro vicende. Trovavo sempre nuovi stratagemmi per raccontare di tutto. Un ragazzo che vuole scrivere storie di fantascienza, mi permise di disegnare San Siro in una Milano semi-sommersa nel futuro (che poi sarebbe tra 7 anni). Mi sarebbe piaciuto proseguire per sempre a raccontare le vicende di questi ragazzi, ma credo che l’editore abbia sopportato fin troppo le mie bizzarrie. Certo che avere due settimanali da 24 pagine consegnati sempre in perfetto orario, era comunque un buon contraltare per delle storie poco ortodosse.

Fumetto di Luciano Costarelli

Storia del ’93 in cui introducevo forzatamente dei nuovi personaggi, ripescati da una mia precedente pubblicazione sullo Skateboarding.

Se per l’Inter erano storie autoconclusive in cui ogni tanto ritornavano dei personaggi sul Milan andavo oltre. Coadiuvato dalle splendide matite di mia moglie e dai danni che potevano fare le nostre menti quando lavoravano insieme, avevamo trasformato il fumetto Milan Squadra Mia, in una commedy con protagonisti i personaggi di Beverly Hills 90210. Italianizzati nei nomi, ma sempre loro erano. Nel 1993 era tanta roba!

Milan Squadra Mia Anya Pascale

Milan Squadra Mia, fumetti disegnati in coppia con Anya Pascale

Adesso che il dio del Calcio si era dimenticato di me, ho deciso di irritarlo nuovamente. Esc srl mi ha contattato per realizzare le Multi-cardz di Inazuma Eleven ho accettato con entusiasmo e ho fatto una collezione di cards come non se ne vedevano da tempo.

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Altro che quelle cazzate uscite negli ultimi tempi, minestrine riscaldate dei tempi che furono, effetti speciali messi senza sapere perché. Ci ho messo la stessa grinta ed Energia di Dragon Ball Z serie oro! Fulmini! Lampi di luce! Sfondi ad acrilico! Grafica cazzuta ed armonia dei colori.

Multi-cardz Luciano CostarelliIn ogni bustina trovate 3 card e mezzo campo di gioco. Gioco inventato da me, facile e veloce, collezione semplice da finire visto che la prima serie sono solo 60 card. In ogni bustina trovate 3 card, che possono essere trasparenti, KristallStick (quelle di Ferrero Animal Action) e lenticolari 3D. Poi una scheda con le info sul giocatore, ma quella è di contorno.

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Se pensate che tutto sto pezzo su Inazuma sia una enorme paraculata per promuovere le cards che ho fatto… Beh avete ragione! Però, ammettetelo: oltre alla sfacciata promozione,  vi ho regalato come sempre qualche spaccato simpatico della mia bizzarra vita editoriale condita da un pizzico di nostalgia nerd. Poi, se questa prima collezione Inazuma Eleven Go avrà successo, pian piano questa nuova realtà editoriale crescerà e riporterà in edicola di nuovo delle belle card made in Italy… Dei tuoi eroi preferiti!

Il cuore delle carte 2

Parte seconda

Dal 1999 al 2011 mi sono occupato di un particolare tipo di tradingcards per conto dell’azienda Edibas di Torino. Ho inventato il nome e il logo Lamincards e ho partecipato alla creazione del prodotto originale. Non ho mai percepito alcuna royalty ,anche perché non ci ho investito un centesimo, ma sono sempre stato correttamente ricompensato dalla famiglia proprietaria dell’impresa per il mio lavoro. Poi mi sono sputtanato quasi tutto, ma questa è un’altra storia.

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Dragonball arrivò in un momento difficile: ci avevano comunicato che non ci avrebbero rinnovarto la licenza più forte che avevamo, i Pokémon, perché paradossalmente avevano troppo successo e Prominter ci aveva soffiato il mercato del Wrestling.

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Una delle mie idee: il pacchetto lasciava intravedere le card all’interno da una finestrella trasparente: i bambini ne andavano matti e la bustina costava meno di quelle di metallo.

Edibas portò a casa la licenza delle card di tutto Dragon Ball. Tutto: Prima serie, Z, e GT. A differenza delle lamincards dei Pokémon, queste potevano essere giocabili!

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Caravaggio: “i Bari” notare il guantino da Pro.

Peccato che io di tradingcard game non ci capivo un’ostia: la mia sensibilità era tutta nel creare delle card belle da vedere e da collezionare. Il che poi si rivelò anche un vantaggio, ma all’inizio era un problema: avevo solo un passato adolescenziale di un paio d’anni come giocatore di D&D e non mi ero mai appassionato a Magic. Paradossalmente ero in Giappone quando scoppiò il fenomeno Yu-Gi-OH: tutti i negozi erano pieni di cartonati e locandine con quel personaggio dai capelli inverosimili. I miei ragionamenti di allora non erano tanto diversi da quelli di Zerocalcare in un suo famoso fumetto.

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Ma io dovevo capire. Così per risolvere il gap feci quello che facevo di solito in questi casi: assoldai degli otaku.

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La base di tutto venne dalla gentile Mabelle Sasso, che coinvolse il suo futuro marito Paolo Giordano per stilare un regolamento. Li ripagai con elevate dosi di stress per anni. Lasciai loro quasi carta bianca partendo dal gioco originale dei Pokémon. Paolo tra l’altro introdusse l’uso di Excel per avere sotto controllo la collezione. Serviva per i valori, ma io ne feci poi uno strumento indispensabile per gestire il lavoro, quando arrivammo a progettare anche quaranta di collezioni di card all’anno!

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Finché mi fu permesso, citai sempre tutti i collaboratori nel raccoglitore: fino alla prima serie di Dragonball firmai tutte le card sul retro (cosa che non faceva nessuno): “Artwork: L.Costarelli” e quindi trovavo giusto che chi ci lavorasse potesse mostrare con orgoglio il suo nome stampato sul raccoglitore. Mabelle collaborò a lungo con me e divenne una valente grafica.

Lo studio dove nascevano le Lamincards, Luciano Costarelli Mabelle Sasso

Lo studio di Milano dove nascevano le Lamincards, io senza barba, Mabelle con la coda.

Nella progettazione grafica delle card, la mia ignoranza diventava un valore. Avevo uno sguardo esterno rispetto agli appassionati di Magic, e pensavo in modo differente, diciamo “più mainstream”. A chi giocava abitualmente con le tradingcards interessava più di tutto quello che c’era scritto sulle card, a me interessava di più l’immagine. Esattamente come con i Calendari che progettavo, consideravo il testo un male necessario e volevo ridurlo il più possibile. Così targhettizzai ancora di più le card sui bambini, più che sugli adolescenti e agganciai il mondo femminile che non si filava di striscio i giochi di carte ma adorava avere le lamincards dei suoi personaggi preferiti.

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Trunks era molto gettonato tra le ragazze.

C’era un altro fattore da tenere presente: la trasparenza. Sin dalla seconda, purtroppo sfortunata, collezione cioè i Medarot, ho voluto sfruttarla sagomando i personaggi, andando oltre il modello originale delle card laminate. C’erano però degli elementi da mettere: la linea di Copyright, il numero di collezione, il mio nome… Così feci una banda orizzontale che mi permettesse di avere uno spazio sempre uguale in ogni card. Per cambiare, anche per essere più in format con gli altri giochi, ideai una semplice basetta da mettere nella parte inferiore della card, lasciando dei valori basici sul fronte e la parte più testuale sul retro. Un po’ per ragionamento, un po’ per caso, con molta fortuna era nato un format di successo che fece vendere all’azienda decine di milioni di bustine in tutta Europa. E anche in Russia. E per poco non andammo in America.

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raccoglitore Spagnolo Lamincards serie Platino, feci lo sfondo con acrilici e Photoshop per inserire in modo accattivante i tre personaggi da Style guide.

Lanciammo la prima serie a Milano a Fumettopoli, assoldai gente per fare dimostrazioni che pescai in un paio di ludoteche. Entrai in una e dissi: Qualcuno vuole lavorare? ho una fiera e ho bisogno di qualcuno che faccia giocare i ragazzi con le lamincards. Molti mi guardarono male, un ragazzo disse: io vengo! Anni dopo venne assunto da Strategiochi, probabilmente adesso è, tipo, product manager. Annunciammo con un comunicato stampa che regalavamo alcune bustine in anteprima, fino ad esaurimento. Appena aperta la fiera un ragazzino arrivò di corsa tutto sudato al nostro stand per averle perché pensava che ci sarebbe stata ressa. Invece si presentarono in meno di una ventina. Ma ci aveva visto lungo: da lì a qualche mese avrebbe dovuto accamparsi la sera prima per averle, visto il fenomeno.

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Nel 2006 a Mantova Comics prendemmo uno stand, pagammo la trasferta a dei ragazzi per venire a far giocare i ragazzi. Uno, che era già con un piede nel settore, ne fece poi una professione. Un altro rubó un accappatoio dall’albergo e non fu più richiamato: il crimine non paga. La fiera fu un delirio, ma divertente: io avevo un mazzo fatto solo con le speciali oro e vincevo sempre. Ci fu una scolaresca che era stata invitata in uno spazio dietro allo stand Panini dove promuovevano varie cose tra cui il gioco di carte di Naruto. Qualcuno si accorse di noi e lo disse agli altri. Continuavano a guardarci. Appena finirono di parlare, i bambini corsero tutti in massa da noi.

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Dopo la prima serie che vendette bene ma non fece numeri, arrivò il primo grande successo con DragonBall Z che chiamammo in seguito Silver. Casualmente la bustina era argento, ma quella era una cosa che facevo già: trovavo una barbaria avere il flowpack metallizzato e opacizzarlo con un colore coprente come facevano altre case editrici. Sfruttavo al massimo il metallo per farla risaltare in edicola. Avevo fatto anche la copertina dei Cavalieri dello Zodiaco metallizzata. Ai ragazzi piacevano da matti! Così, dopo aver avviato la produzione, qualcuno suggerì di introdure le carte metallizzate, acoppiando un sottile foglio di metallo al PVC della card. Quando iniziarono a circolare le nuove card, vissute come rare, esplose il fenomeno e arrivammo nel 2006 all’età dell’oro. Di DragonBall Z serie oro.

flow pack Lamincards Dragonball Z serie oro

(continua)

Il cuore delle carte

Parte 1.

Nel 1998 avevo comincato a collaborare con Edibas preparando calendari e Poster. Da un mio viaggio in Giappone avevo portato a casa delle cart plastificate che erano state lo spunto per la creazione delle Lamincards, alla fine del 1999.

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Infatti l’idea inizale era quello di stampare delle semplici card da collezione (allora molto popolari nelle fiere) e plastificarle, ma i costi industriali non erano sostenibili. Si arrivò così per vari studi a quello che fu il più grande successo dell’azienda: le card trasparenti.

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Il mio primo approccio alle card fu quella della semplice collezione. La prima, “I Cavalieri dello Zodiaco” su licenza Yamato, era costituita da una serie di belle immagini e non erano giocabili.

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Lamincards Cavalieri dello Zodiaco, 2000

Anche le collezioni di Pokémon non erano, per ovvi motivi, giocabili, ma qui feci un lavoro di classificazione che permettesse ai collezionisti di avere le caratteristiche dei loro Pokémon. Non fu così facile come si possa pensare, perché Wikipedia all’epoca non si occupava di queste cose. Partendo da un piccolo manuale che avevo preso in USA (ma con solo i primi 150), cercavo i dati mancanti su più fonti,  spesso discordanti tra loro. Alla fine mandavamo delle tabelle alla Pokémon Company, dove la solita impiegata di basso rango gestiva la seccatura di questi italiani che facevano delle card di testa loro.

Lamincards Pokémon

Nell’estate del 2000 ero negli Stati Uniti e andai al Comicon di San Diego apposta per incontrare Rumiko Takahashi, a cui donai un grande mazzo di rose bianche del Texas.

Luciano Costarelli meets Rumiko Takahashi

Io con di spalle con polo verde acqua mentre consegno le rose alla divina Rumiko Takahashi che si innamora di me all’istante ;P

Approfittai del viaggio per comprare Pokémon giallo, che da noi non era ancora uscito. Quando mesi dopo iniziai a preparare le collezioni, cominciai a giocarci anche sui mezzi pubblici, incurante del fatto che in quegli anni nessun adulto giocasse ai Pokémon, o meglio, non in pubblico. Ma, secondo me, se non riesci ad entrare in sintonia con la licenza, il tuo prodotto non piacerà facilmente agli appassionati e non venderà bene.

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Invece le lamincards dei Pokémon vendevano da Dio! Dopo l’Italia le facemmo per la Spagna, con l’amico Joaquín Solano di Mundicromo, poi Francia, inghilterra, anche Germania. Ogni serie vendeva più della precedente.

(Parte di un video di Ossiél&Sora, su Youtube il video completo)

Vendevano così bene che se ne accorsero anche alla Topps. Nei Paesi dove erano distribuite , le vendite delle loro tradingcards avevano dei cali. Non intaccavamo i giocatori abituali, ma i più piccoli preferivano collezionare le nostre card perché erano belle. Il risultato fu la comunicazione che  non ci avrebbero rinnovato la licenza perché le Lamincards intaccavano il core business di un loro partner importante.

Raccoglitore Lamincards PokemonIntanto un competitor nostrano ci aveva soffiato con spregiudicatezza il mercato della card del Wrestling stampandole  prima di avere l’approvazione, uscendo con immagini in bassa risoluzione e il watermark WWE. In pratica quando compravi la licenza ti davano immagini in bassa con un bel watermark sopra, solo una volta approvati gli artwork ricevevi le immagini in alta e potevi stamparle. Come facevamo noi e come facevano tutti…o quasi.

prima collezione di Lamincards WWE

prima collezione di Lamincards del Wrestling WWE

Per la legge dei profitti, non gli ritirarono la licenza perché vendevano qualcosa come 10 milioni di bustine. Stamparono le nuove card con le immagini approvate e tutti furono contenti, tranne noi che eravano stati corretti e avevamo stampato solo dopo l’approvazione. Arrivando per secondi ne vendemmo un decimo. L’unica soddisfazione, un sito americano di collezionisti, definì le nostre, “le più belle card del Wrestling mai prodotte”. Sono cose che non si dimenticano.

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Ma l’amarezza per la perdita della licenza Pokémon che non sarebbe proseguita e il tiro del nostro competitor avevano fiaccato il morale non poco. A quanto pare la notte è sempre più buia prima dell’alba, e quell’alba stava arrivando a bordo di una nuvola dorata!

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(continua…)

 

La notte dei 100 bozzetti di Dragon Ball

DRAGONBALL Z Tutto era cominciato con una fiera, ero entrato in contatto con una azienda che stampava calendari spiralati in formato A3. Erano calendari di attori, cantanti, volevano farne anche sui cartoni animati giapponesi. Muovevo allora i primi passi nella grafica digitale, e decisi di applicare le regole dell’illustrazione nella composizione delle pagine dei calendari: sfondo elaborato, soggetto principale, immagine di impatto. Alcune erano decisamente Kitsch, ma tutte si staccavano dalla monotonia dei prodotti analoghi del periodo dove i grafici mettevano semplicemente una immagine tra quelle disponibili dall’agenzia di licensing, senza sapere niente del cartone. A me invece interessava che il ragazzo o la ragazza comprassero qualcosa pensato per loro. Indipendentemente che a me piacesse o meno quel cartone, doveva appagare la loro passione.  anime calendarsDal 1999 al 2010, se in Italia avete comprato un calendario a soggetto anime, intendo quelli legali, stampati pagando i diritti, al 90% avevano il mio design. I calendari funzionavano e quelli di Dragon Ball vendevano benissimo, così mi chiesero di studiare altri prodotti a tema. Siccome dal 1998 al 2005 ho fatto parecchi viaggi a Tokyo per lavoro, avevo informazioni e materiale di prima mano a disposizione con cui ispirarmi.

Illustration for Neo-Tokyo magazine

Illustration for Neo-Tokyo magazine

Stava esplodendo la mania delle trading-card. La prima volta che ero andato in Giappone era appena terminato il primo cartone animato di Yu-Gi-Oh e i negozi erano pieni di immagini di quel personaggio dai capelli assurdi, strani anche per un anime. Mi portai a casa un vasto campionario, in particolare attirarono la mia attenzione delle carte che venivano laminate, ovvero plastificate dentro due fogli di plastica trasparente, che le rendevano più resistenti. cards Proposi ad edibas di stampare questo tipo di carte, ma i costi e i tempi di plastificazione manuale erano insostenibili. Non so bene chi tra il fondatore e il consulente per la stampa, propose di stampare direttamente su PVC, simulando la carta all’interno con un passaggio di bianco coprente. Prima di allora, a stampare su PVC si ottenevano risultati penosi, a meno di non usare campiture completamente piatte. Ma c’erano nuove tecnologie di stampa che permettevano di avere un retino molto fitto su PVC trasparente di 0,3 mm. Facemmo diverse prove, finché Maurizio Rasca di RG&C affinò la tecnica e stampò la prima serie. Con la prima collezione dei Cavalieri dello Zodiaco erano nate le Lamincards. Inventai nome e logo, che regalai ad Adelmo Basso, il fondatore, che mi aveva dato tantissima fiducia per portare avanti le mie idee. Per il logo usai la font Lithos, scelta perché aveva un aspetto grecizzante, visto che parlavamo dei Cavalieri dello Zodiaco. Aveva però un corpo un po’ troppo sottile, per cui con la serie successiva, utilizzai il Lithos Black, e definii meglio il “biscotto” rosso sotto la scritta. lamincardsAll’inizio mi occupavo di queste produzioni part time, ma dopo qualche anno ricevetti la proposta di occuparmente a tempo pieno. E in uno di quegli anni ci fu la notte dei 100 bozzetti di Dragon Ball Z. DRAGONBALL2Avevamo prodotto 4 o 5 serie di Dragonball che erano in genere composte di 150 card ognuna. Metà erano immagini da Style Guide, l’altra metà erano presi dai frames del cartone, catturati direttamente dai Beta negli studi della Merak di Cologno. Lo stratagemma dei frame ci aveva permesso di fare più serie, ma nel 2007 non c’erano più illustrazioni disponibili: le avevamo usate tutte! Avevamo in preparazione una nuova serie di Lamincards “X-Metal” e chiedemmo direttamente alla Toei di disegnarcene di nuove. vegetaAlla Toei erano molto contenti del successo di queste card e cercarono di accontentarci, ma c’era un problema: erano completamente assorbiti dalla produzione del nuovo film delle Pretty Cure, e non avevano gente da metterci a disposizione. Commissionare delle illustrazioni che poi entrano a far parte di una StyleGuide è molto complesso. Servono parecchi visti e in più c’è la fase preliminare in cui si deve studiare quello che serve. Accettarono a patto che avremmo dovuto noi occuparci della parte preliminare, cioè dalla selezione dei personaggi ai bozzetti che sarebbero andati agli illustratori. DRAGONBALL3Non potevo crederci: avrei preparato dei bozzetti da mandare in Giappone per fare delle illustrazioni originali di Dragon Ball Z! Inoltre, dopo 5 anni di esclusiva, sarebbero state utilizzate su licenza in tutto il mondo. C’era però un piccolo problema: sempre per via del film, avevano una finestra temporale  ridottissima in cui metterci a disposizione degli illustratori, quindi avrebbero dovuto ricevere tutti i bozzetti entro 24 ore o non se ne sarebbe fatto niente. charlie-chaplin-tempi-moderni Non disegnavo abitualmente Dragon Ball. Proporzioni nuove, particolari da tenere presente… Certo, lo conoscevo bene  e quelle poche esperienze che avevo fatto disegnando cartoni animati, potevano essermi utili: gli animatori e gli intercalatori devono cercare di annullare il proprio stile per assimilare quello del Character Design, per evitare che i personaggi sembrino disegnati da tante persone diverse. Potevo riuscirci, ma il vero problema era fare tutti quei disegni tutti diversi in un tempo ridicolo. L’impresa non mi sembrava propriamente fattibile, ma bluffai. DRAGONBALL4Comprai due casse di Red Bull e studiai la strategia. Mentre ero ancora lucido, iniziai a preparare una lista di personaggi che ci mancavano, poi mi feci cercare e stampare dalla mia assistente, decine di immagini di riferimento che attaccai al muro di fronte a me. I bozzetti per fortuna non dovevano essere dettagliati, ma non dovevo fare errori con i personaggi. DRAGONBALL5Tirai giù posizioni su posizioni, molti disegni mi facevano schifo, e le scartavo ad una seconda visione. Alla fine credo di aver realizzato qualcosa come 200 bozzetti in 10 ore. I primi erano davvero definiti, poi divennero sempre più abbozzati via via che si avvicinava l’alba. Qualcuno mi era venuto molto bene, e fu rifatto piuttosto fedelmente, altri furono salvati dall’abilità degli illustratori giapponesi che li interpretarono e li migliorarono. In stato confusionale misi insieme i 100 migliori rough di Dragonball Z, li scansionai e li feci avere per tempo alla Toei. Penso non credessero che saremmo stati davvero in grado di fornirli. DRAGONBALL6Non tutte le illustrazioni furono realizzate per tempo; una ventina non furono proprio fatte, ma tra quelle che ci mandarono e alcune che avevano realizzato per il mercato statunitense, chiudemmo la collezione. Nel 2012 scadde l’esclusiva e l’anno successivo vidi alcune di quelle illustrazioni sugli zaini dei compagni di classe di mio figlio (che invece preferiva quello dei Pokémon). ZAINO-DRAGON-BALL-Z-500x500Mi tornò alla mente quella notte in lotta contro il tempo. Riflettei su quante storie ci fossero dietro a delle immagini di questo tipo, e agli animatori che in Giappone ricevettero i miei bozzetti, a cosa pensarono loro. Probabilmente sacramentarono per l’ennesimo lavoro extra che gli capitava mentre erano impegnati nella realizzazione di un film!