Mondi Paralleli

MondiDa fine ottobre 2015, ogni mese pubblico su DIME WEB una storia breve di fantascienza scritta da Francesco Manetti, prezioso amico con cui, appena diciottenne mossi i primi passi nel mondo del fumetto illustrando per la prima volta una sceneggiatura, la sua. Tutte queste storie brevi saranno raccolte in un albo, in aggiunta ad una storia più lunga che non sarà mai pubblicata su web. L’albo, che si chiamerà MONDI PARALLELI. Perché comprarlo? Intanto perché su web la definizione adottata non permette di vedere molti dettagli delle tavole che ho fatto, quindi anche solo per rispetto alle mie diottrie perdute, fateci un pensierino. L’altro motivo è che la storia finale non sarà semplice aggiunta ma… (spoiler).  L’ultimo aspetto è che cercheremo di contenere al massimo il prezzo, ammortizzando la stampa con una campagna di Crowdfunding (parola difficilissima traducibile con “facciamo una colletta su web , e in cambio vi diamo oltre all’albo anche qualche cosa bella che gli altri vi invidieranno“) che partirà dopo Lucca Comics and Games.

Qui, per vostra comodità, trovate i link a tutte le nostre storie su DIME WEB in ordine cronologico. L’ultima storia è in lavorazione è stata pubblicata a fine ottobre.

Buon divertimento!

  1. LA SENTENZA
  2. ALBERT
  3. EFFETTO COLLATERALE
  4. ALI
  5. IL TESORO
  6. IL LUNGO ISTANTE
  7. IL GRANDE SCHERZO
  8. PROFONDO NERO
  9. A EST DELL’EDEN
  10. L’ULTIMO  GIORNO

Una  nota importante sul nome: abbiamo ragionato a lungo su come chiamarla. Mondi paralleli descriveva perfettamente la raccolta, però io avevo qualche remora visto che è il nome della Fumetteria di Prato di cui Francesco è stato co-fondatore. Io in quel periodo della sua vita non c’entro niente e non mi sembrava giusto appropriarmene. Però i nostri fumetti si fanno in due, spiegandolo qui, vorrei che lo consideraste un giusto tributo alle belle storie di Francesco. Per l’illustrazione qui sopra, invece ho preso dei soldi da Robe di Kappa per la pubblicità occulta.

Il cuore delle carte 2

Parte seconda

Dal 1999 al 2011 mi sono occupato di un particolare tipo di tradingcards per conto dell’azienda Edibas di Torino. Ho inventato il nome e il logo Lamincards e ho partecipato alla creazione del prodotto originale. Non ho mai percepito alcuna royalty ,anche perché non ci ho investito un centesimo, ma sono sempre stato correttamente ricompensato dalla famiglia proprietaria dell’impresa per il mio lavoro. Poi mi sono sputtanato quasi tutto, ma questa è un’altra storia.

ultimo euro

Dragonball arrivò in un momento difficile: ci avevano comunicato che non ci avrebbero rinnovarto la licenza più forte che avevamo, i Pokémon, perché paradossalmente avevano troppo successo e Prominter ci aveva soffiato il mercato del Wrestling.

maxresdefault

Una delle mie idee: il pacchetto lasciava intravedere le card all’interno da una finestrella trasparente: i bambini ne andavano matti e la bustina costava meno di quelle di metallo.

Edibas portò a casa la licenza delle card di tutto Dragon Ball. Tutto: Prima serie, Z, e GT. A differenza delle lamincards dei Pokémon, queste potevano essere giocabili!

caravaggio

Caravaggio: “i Bari” notare il guantino da Pro.

Peccato che io di tradingcard game non ci capivo un’ostia: la mia sensibilità era tutta nel creare delle card belle da vedere e da collezionare. Il che poi si rivelò anche un vantaggio, ma all’inizio era un problema: avevo solo un passato adolescenziale di un paio d’anni come giocatore di D&D e non mi ero mai appassionato a Magic. Paradossalmente ero in Giappone quando scoppiò il fenomeno Yu-Gi-OH: tutti i negozi erano pieni di cartonati e locandine con quel personaggio dai capelli inverosimili. I miei ragionamenti di allora non erano tanto diversi da quelli di Zerocalcare in un suo famoso fumetto.

zerocalcare su yu-gi-oh

Ma io dovevo capire. Così per risolvere il gap feci quello che facevo di solito in questi casi: assoldai degli otaku.

amsterdam-ohio-newspaper-i9

La base di tutto venne dalla gentile Mabelle Sasso, che coinvolse il suo futuro marito Paolo Giordano per stilare un regolamento. Li ripagai con elevate dosi di stress per anni. Lasciai loro quasi carta bianca partendo dal gioco originale dei Pokémon. Paolo tra l’altro introdusse l’uso di Excel per avere sotto controllo la collezione. Serviva per i valori, ma io ne feci poi uno strumento indispensabile per gestire il lavoro, quando arrivammo a progettare anche quaranta di collezioni di card all’anno!

2-goku-dietro

Finché mi fu permesso, citai sempre tutti i collaboratori nel raccoglitore: fino alla prima serie di Dragonball firmai tutte le card sul retro (cosa che non faceva nessuno): “Artwork: L.Costarelli” e quindi trovavo giusto che chi ci lavorasse potesse mostrare con orgoglio il suo nome stampato sul raccoglitore. Mabelle collaborò a lungo con me e divenne una valente grafica.

Lo studio dove nascevano le Lamincards, Luciano Costarelli Mabelle Sasso

Lo studio di Milano dove nascevano le Lamincards, io senza barba, Mabelle con la coda.

Nella progettazione grafica delle card, la mia ignoranza diventava un valore. Avevo uno sguardo esterno rispetto agli appassionati di Magic, e pensavo in modo differente, diciamo “più mainstream”. A chi giocava abitualmente con le tradingcards interessava più di tutto quello che c’era scritto sulle card, a me interessava di più l’immagine. Esattamente come con i Calendari che progettavo, consideravo il testo un male necessario e volevo ridurlo il più possibile. Così targhettizzai ancora di più le card sui bambini, più che sugli adolescenti e agganciai il mondo femminile che non si filava di striscio i giochi di carte ma adorava avere le lamincards dei suoi personaggi preferiti.

trunks

Trunks era molto gettonato tra le ragazze.

C’era un altro fattore da tenere presente: la trasparenza. Sin dalla seconda, purtroppo sfortunata, collezione cioè i Medarot, ho voluto sfruttarla sagomando i personaggi, andando oltre il modello originale delle card laminate. C’erano però degli elementi da mettere: la linea di Copyright, il numero di collezione, il mio nome… Così feci una banda orizzontale che mi permettesse di avere uno spazio sempre uguale in ogni card. Per cambiare, anche per essere più in format con gli altri giochi, ideai una semplice basetta da mettere nella parte inferiore della card, lasciando dei valori basici sul fronte e la parte più testuale sul retro. Un po’ per ragionamento, un po’ per caso, con molta fortuna era nato un format di successo che fece vendere all’azienda decine di milioni di bustine in tutta Europa. E anche in Russia. E per poco non andammo in America.

raccogliere spagnolo DragonballZ Platinum di Luciano Costarelli

raccoglitore Spagnolo Lamincards serie Platino, feci lo sfondo con acrilici e Photoshop per inserire in modo accattivante i tre personaggi da Style guide.

Lanciammo la prima serie a Milano a Fumettopoli, assoldai gente per fare dimostrazioni che pescai in un paio di ludoteche. Entrai in una e dissi: Qualcuno vuole lavorare? ho una fiera e ho bisogno di qualcuno che faccia giocare i ragazzi con le lamincards. Molti mi guardarono male, un ragazzo disse: io vengo! Anni dopo venne assunto da Strategiochi, probabilmente adesso è, tipo, product manager. Annunciammo con un comunicato stampa che regalavamo alcune bustine in anteprima, fino ad esaurimento. Appena aperta la fiera un ragazzino arrivò di corsa tutto sudato al nostro stand per averle perché pensava che ci sarebbe stata ressa. Invece si presentarono in meno di una ventina. Ma ci aveva visto lungo: da lì a qualche mese avrebbe dovuto accamparsi la sera prima per averle, visto il fenomeno.

Capsulehousemanga

Nel 2006 a Mantova Comics prendemmo uno stand, pagammo la trasferta a dei ragazzi per venire a far giocare i ragazzi. Uno, che era già con un piede nel settore, ne fece poi una professione. Un altro rubó un accappatoio dall’albergo e non fu più richiamato: il crimine non paga. La fiera fu un delirio, ma divertente: io avevo un mazzo fatto solo con le speciali oro e vincevo sempre. Ci fu una scolaresca che era stata invitata in uno spazio dietro allo stand Panini dove promuovevano varie cose tra cui il gioco di carte di Naruto. Qualcuno si accorse di noi e lo disse agli altri. Continuavano a guardarci. Appena finirono di parlare, i bambini corsero tutti in massa da noi.

mantova_2006_1

Dopo la prima serie che vendette bene ma non fece numeri, arrivò il primo grande successo con DragonBall Z che chiamammo in seguito Silver. Casualmente la bustina era argento, ma quella era una cosa che facevo già: trovavo una barbaria avere il flowpack metallizzato e opacizzarlo con un colore coprente come facevano altre case editrici. Sfruttavo al massimo il metallo per farla risaltare in edicola. Avevo fatto anche la copertina dei Cavalieri dello Zodiaco metallizzata. Ai ragazzi piacevano da matti! Così, dopo aver avviato la produzione, qualcuno suggerì di introdure le carte metallizzate, acoppiando un sottile foglio di metallo al PVC della card. Quando iniziarono a circolare le nuove card, vissute come rare, esplose il fenomeno e arrivammo nel 2006 all’età dell’oro. Di DragonBall Z serie oro.

flow pack Lamincards Dragonball Z serie oro

(continua)

Il cuore delle carte

Parte 1.

Nel 1998 avevo comincato a collaborare con Edibas preparando calendari e Poster. Da un mio viaggio in Giappone avevo portato a casa delle cart plastificate che erano state lo spunto per la creazione delle Lamincards, alla fine del 1999.

cards

Infatti l’idea inizale era quello di stampare delle semplici card da collezione (allora molto popolari nelle fiere) e plastificarle, ma i costi industriali non erano sostenibili. Si arrivò così per vari studi a quello che fu il più grande successo dell’azienda: le card trasparenti.

lamincards

Il mio primo approccio alle card fu quella della semplice collezione. La prima, “I Cavalieri dello Zodiaco” su licenza Yamato, era costituita da una serie di belle immagini e non erano giocabili.

cdz2

Lamincards Cavalieri dello Zodiaco, 2000

Anche le collezioni di Pokémon non erano, per ovvi motivi, giocabili, ma qui feci un lavoro di classificazione che permettesse ai collezionisti di avere le caratteristiche dei loro Pokémon. Non fu così facile come si possa pensare, perché Wikipedia all’epoca non si occupava di queste cose. Partendo da un piccolo manuale che avevo preso in USA (ma con solo i primi 150), cercavo i dati mancanti su più fonti,  spesso discordanti tra loro. Alla fine mandavamo delle tabelle alla Pokémon Company, dove la solita impiegata di basso rango gestiva la seccatura di questi italiani che facevano delle card di testa loro.

Lamincards Pokémon

Nell’estate del 2000 ero negli Stati Uniti e andai al Comicon di San Diego apposta per incontrare Rumiko Takahashi, a cui donai un grande mazzo di rose bianche del Texas.

Luciano Costarelli meets Rumiko Takahashi

Io con di spalle con polo verde acqua mentre consegno le rose alla divina Rumiko Takahashi che si innamora di me all’istante ;P

Approfittai del viaggio per comprare Pokémon giallo, che da noi non era ancora uscito. Quando mesi dopo iniziai a preparare le collezioni, cominciai a giocarci anche sui mezzi pubblici, incurante del fatto che in quegli anni nessun adulto giocasse ai Pokémon, o meglio, non in pubblico. Ma, secondo me, se non riesci ad entrare in sintonia con la licenza, il tuo prodotto non piacerà facilmente agli appassionati e non venderà bene.

pokemon_pic

Invece le lamincards dei Pokémon vendevano da Dio! Dopo l’Italia le facemmo per la Spagna, con l’amico Joaquín Solano di Mundicromo, poi Francia, inghilterra, anche Germania. Ogni serie vendeva più della precedente.

(Parte di un video di Ossiél&Sora, su Youtube il video completo)

Vendevano così bene che se ne accorsero anche alla Topps. Nei Paesi dove erano distribuite , le vendite delle loro tradingcards avevano dei cali. Non intaccavamo i giocatori abituali, ma i più piccoli preferivano collezionare le nostre card perché erano belle. Il risultato fu la comunicazione che  non ci avrebbero rinnovato la licenza perché le Lamincards intaccavano il core business di un loro partner importante.

Raccoglitore Lamincards PokemonIntanto un competitor nostrano ci aveva soffiato con spregiudicatezza il mercato della card del Wrestling stampandole  prima di avere l’approvazione, uscendo con immagini in bassa risoluzione e il watermark WWE. In pratica quando compravi la licenza ti davano immagini in bassa con un bel watermark sopra, solo una volta approvati gli artwork ricevevi le immagini in alta e potevi stamparle. Come facevamo noi e come facevano tutti…o quasi.

prima collezione di Lamincards WWE

prima collezione di Lamincards del Wrestling WWE

Per la legge dei profitti, non gli ritirarono la licenza perché vendevano qualcosa come 10 milioni di bustine. Stamparono le nuove card con le immagini approvate e tutti furono contenti, tranne noi che eravano stati corretti e avevamo stampato solo dopo l’approvazione. Arrivando per secondi ne vendemmo un decimo. L’unica soddisfazione, un sito americano di collezionisti, definì le nostre, “le più belle card del Wrestling mai prodotte”. Sono cose che non si dimenticano.

Lamincard WWE

Ma l’amarezza per la perdita della licenza Pokémon che non sarebbe proseguita e il tiro del nostro competitor avevano fiaccato il morale non poco. A quanto pare la notte è sempre più buia prima dell’alba, e quell’alba stava arrivando a bordo di una nuvola dorata!

1933567-gohanandgokuflyingonnimbus

(continua…)

 

Classifiche

1500 visite Effetto CollateraleQuando ho iniziato a ridisegnare delle storie vecchie di 25 anni, non pensavo a quello che sarebbe successo poi. Francesco Manetti ha ricominciato a sceneggiare delle nuove storie brevi che sono pubblicare ogni fine mese su Dime Web. A sorpresa (almeno per me) hanno cominciato a fare presenza fissa nella colonna laterale con le classifiche dei post più visti. Primo posto negli ultimi sette giorni; presenza, a volte anche alta nei più letti del mese, continuando oltretutto ad essere in classifica mensile la storia precedente! Per concludere una storia, EFFETTO COLLATERALE,  sta per entrare nella top ten di sempre di Dime Web! Qui sopra il disegno che ho fatto per celebrare le 1500 visite, e qui sotto, in ordine di nuova uscita, i link per leggere tutte le storie.

Febbraio 2016: IL TESORO

Gennaio 2016: ALI

Dicembre 2015: EFFETTO COLLATERALE

Novembre 2015: ALBERT

Ottobre 2015: LA SENTENZA

 

 

Spread your Wings

Intorno al 20 di ogni mese esce su Dime Web una storia breve di Francesco Manetti disegnata da me. In questa storia “ALIche potete leggere qui, ho disegnato tanti aerei e in particolare un Sopwith Camel che mi ha portato alla mente dei fatti avvenuti molto tempo fa.

Sopwith Camel

vignetta tratta da “Ali” su Dime Web

Conobbi Francesco quando avevo 18 anni e muovevo i primi confusi passi nel mondo del fumetto.

In quel periodo mi dilettavo tra le altre cose nella nobile arte del modellismo: per guadagnare qualche liretta coloravo le miniature della Grenadier per il negozio Città del Sole di Milano mentre per mio personale diletto facevo parte di un club di modellismo più tradizionale, legato ad un negozio del mio quartiere. Io ero specializzato nei kit Italeri della seconda guerra mondiale. In diversi hanno notato che metto una certa cura nel disegnare gli aerei da guerra e che mi riescono abbastanza bene: nasce tutto da quella esperienza.

Messerschmitt vs Spitfire Luciano Costarelli

Messerschmitt vs Spitfire

Per colorare non usavo acrilici ma smalti opachi che apprezzavo di più perché se ti facevi la mano, una volta asciutti il colore veniva davvero uniforme e non si vedeva la pennellata. Dopo aver realizzato per primo il classico Hurricane, poi un Messerschmitt, un Caproni Ariete e in lavorazione uno Zero (che non finii mai), volevo comprare  un aereo americano, ma in negozio fui colpito da un Westland Lysander. Gli aerei inglesi mi piacevano più degli altri da un punto di vista estetico e cromatico.

Recuperare documentazione era piuttosto complicato e costoso, in casa avevo trovato alcune ristampe di riviste di guerra ma erano ovviamente in B/N. Il negoziante però apprezzava non so perché quell’aereo e mi prestò una sua rivista dove c’era un servizio molto completo sul Lysander. Fu l’ultimo modellino che feci ed era davvero bellissimo.

Westland Lysander Mark III Italeri

Poco dopo mi arrivò per posta una sceneggiatura di Moreno Burattini di un suo personaggio comico “Battista il collezionista”, che era piuttosto celebre nel vivace per quanto ristretto fandom degli anni ’80. Avevo fatto qualche bozzetto del personaggio che era piaciuto molto per l’espressività del personaggio e ricevetti qualche utilissimo consiglio sulle pieghe dei vestiti, che però ignorai per anni.

Battista il collezionista

Ricevetti  questa sceneggiatura “Battista il collezionista e la moneta esquimese” quando avevo già pubblicato su Collezionare “La Sentenza” , e consegnato “Johhny si sveglia”, una storia Horror che mi venne piuttosto male. Credo non avessi avevo ancora finito “Albert” che fu forse la cosa migliore che disegnai in quel periodo. Ho poi ridisegnato l’anno scorso entrambe le storie di fantascienza per Dime Web

Feci due cose pesantemente sbagliate con la moneta esquimese: usai i Pantoni grigi per le mezzetinte quando le tecniche di stampa necessitavano del nero pieno e, innamorato del  Lysander appena fatto, disegnai quello al posto del Sopwith Camel che era nella sceneggiatura.

Spitfire in fiamme Luciano Costarelli

Quando alla fine uscì la Moneta Esquimese, i Pantoni vennero un po’ bruciati dalla pellicola ma (vado a memoria) non stavano malaccio anche se non era una soluzione molto professionale. Sull’aereo Burattini fece le sue giuste rimostranze, ma io non volevo sentire ragioni e giustificai la mia scelta raccontando pipponi sul tipo di aereo, su come veniva impiegato durante la seconda guerra mondiale ecc.

La verità era un altra: all’epoca non ero in grado di disegnare un aereo dal nulla. Non avevo immagini di aerei della prima guerra mondiale e anche le avessi avute avrei dovuto copiare quelle, mentre con un modellino già fatto potevo metterlo in posa come volevo e copiarlo.

pilota WW2 - Luciano Costarelli

Moreno, con la pazienza che lo caratterizzava nonostante avesse solo qualche anno più di me, penso fece finta di credere alle mie supercazzole e accettò la storia. Lavorare a distanza, con sceneggiature e tavole che venivano spedite per posta sembra incredibile oggi, ma allora, quando era tutto più lento e in qualche modo più umano, era una cosa normalissima.

Mostra itinerante la ballata di Tex

La ballata di Tex

Vidi il gruppo di Collezionare un’ultima volta nel 1989, alla mostra “La Ballata di Tex” che poi divenne itinerante. In quell’occasione avevo qualche problema in famiglia ma cercai di non darlo a vedere.  Pochi mesi dopo, a 20 anni aprii le ali e me ne andai di casa e da quel momento dovetti pensare per prima cosa a guadagnarmi da vivere insieme alla mia giovane moglie. Le mille problematiche della vita quotidiana mi arrivarono addosso tutte in una volta e fu così che per sfangarmela cominciai a colorare la Pimpa!

Be Deviant

Piccola novità, da quest’anno sono presente su DeviantArt. Qui inserirò i miei nuovi e vecchi lavori completi, mettendo in questo Blog molti più WIP e aneddoti sulla mia vita di illustratore e designer a cavallo tra licensing e fumetto. Ho messo un po’ di roba vecchia e ho modificato la base di una mia illustrazione, per testare un po’ le opzioni di Clip Studio Paint sul colore.

meditation

Meditation

Questo perché sto facendo delle prove per un fumetto a colori, non dico altro per il momento. 🙂

Buoni propositi

ALI-1

Matite di Ali, nuova storia per Dime Press

Circa un anno fa ho realizzato che volevo tornare a fare fumetti. Sembra passato un secolo. Praticamente, non disegnavo più da 8 anni e il periodo passato a fare storyboard mi aveva condizionato a “tirare via veloce“ i disegni. Anche se mi aveva aiutato a spostare la telecamera immaginaria in tutte le posizioni per identificare l’inquadratura più efficace e mettere le forme nella giusta prospettiva.

ALI-2Dopo aver partecipato ad una selezione, ho cominciato a disegnare “Giganti d’acciaio” con molto entusiasmo ma con grande difficoltà. Bene invece con il ripasso a china: riprendere in mano il pennino era come ricominciare ad andare in bicicletta dopo tanto tempo. Ci vuole poco per riprendere.

GIGA-2

Sugli ambienti le cose erano addirittura migliorate. Credo che anche giocare ai videogiochi o guardare film in CGI contribuisca a migliorare la percezione delle forme tridimensionali. Poi le basi di architettura imparate al liceo fanno sempre un gran comodo.

GIGA-3

Sui personaggi ero distratto dalla ricerca di uno stile che fosse compatibile con le altre storie della raccolta, che pensavo fosse una serie di manga disegnati da italiani. Fosse stata una storia diversa avrei puntato più su “occhioni e ciuffoni”, Espressione che avevo sentito qualche anno fa da Federico Memola e che descriveva perfettamente un certo genere di manga.

vario

Insomma, l’idea iniziale era di rifare un po’ Gosaku Ota, ma essendo ambientato durante la seconda guerra mondiale, e non avendo toni umoristici, non lo trovavo adatto. Allora mi sono rifatto un po’ a Urusawa, che fa della fantascienza bellissima ed è piuttosto realistico anche se indiscutibilmente manga. Poi non è che a risultato finito si veda tanto, ma mi ha dato una direzione per partire.

GIGA-5

Questa concentrazione sullo stile, oltre all’impegno a riprodurre mezzi e personaggi storici mi ha abbastanza distratto dai miei limiti, e questo è stato un bene.

Ora sto portando vanti diversi progetti perché il mio obiettivo per il 2016 è quello di sistemare tutte le magagne che ancora ho, arrivare ad essere in grado di disegnare qualsiasi cosa ci sia scritto su una pagina di sceneggiatura in modo efficace e personale indipendentemente da genere e ambientazione. Robetta da niente eh? Ma come dice Koji quando inizia a guidare quel magnifico catorcio, “Se qualcuno lo può fare, vuol dire che lo posso fare anch’io!” Teoricamente non fa una grinza. Mi ispiro molto a Koji quando devo prendere delle decisioni, per lo più inappropriate.

kojiQuindi il mio impegno è quello di disegnare ogni storia meglio della precedente.

Disegno di Luciano Costarelli

Matite della nuova storia “Ali” per Dime Web

Seguite la mia evoluzione su DIME WEB dove ogni mese esce una fantastica storia breve di fantascienza, scritta da Francesco Manetti ed illustrata da me. Ecco i link delle storie finora pubblicate:

Ottobre 2015: LA SENTENZA

Novembre 2015: ALBERT

Dicembre 2015: EFFETTO COLLATERALE

Gennaio 2016: ALI

EC-1

Tutte storie brevi di 3 o 4 pagine che spero vi piaceranno e che potrete poi leggere a fine ottobre 2016 in… Ma di questo parleremo una prossima volta! Buon Anno!

 

Calendar man

 

3-ray

Calendario Ufficiale Magic Knight Rayearth

A metà degli anni 90 muovevo i primi passi nel mondo della grafica. Avevo una baracca di Macintosh 8500 da 100 Mhz in comproprietà. Era una macchina da ufficio sovrapotenziata, che spremevo fino all’inverosimile per fare grafica, ambiente che non era quello per cui era progettato originariamente questo computer, ma una workstation decente costava sui 14 milioni di lire, paragonabili ad una decina di migliaia di euro di oggi. La svolta avvenne grazie ad una grande azienda italiana di caldaie.

immergas_caius-1

Caius Camillus Immergas

Con i soldi ottenuti dal restyling e dalle illustrazioni di un personaggio-testimonial per Immergas, illustrazioni fatte rigorosamente a mano, avevo ottenuto abbastanza soldi da comprarmi un nuovissimo Apple Macintosh 9600 e un costoso pacchetto di programmi. Photoshop 4 non aveva più segreti per me! Avevo avuto una breve frequentazione di prova con un Illustrator, ma poi avevo comprato Free-Hand, apparentemente più versatile (mi convertii anni dopo al dogma Adobe) e avevo imparato a impaginare bene con X-Press, il programma più costoso, addirittura protetto via Hardware. Quindi andavo a caccia di clienti per sfogare quella potenza di fuoco da 300 megahertz!

1-ken

Avevo già avuto la mia prima esperienza nel mondo del Licensing con “Il Re Leone” della Disney. Ero un free-lance di Promotions Italia e Enzo Marzo mi passò del lavoro per una operazione che sinceramente non ricordo. O forse era la McCann. Boh. In quel periodo giravo come una trottola per una dozzina di agenzie pubblicitarie di Milano. Lavoro ce n’era a pacchi, il solo limite era il sonno.

beyblade

Il mio ultimo calendario: Beyblade Metal Fusion

Dove che fosse, avevo visto la mia prima Style Guide e… cavoli, se era una Style Guide con tutti i crismi, allora così belle le faceva solo la Disney. Studiai a fondo la sua composizione, al di là del lavoro che poi feci. Una Style Guide è una specie di bibbia che ti dice come devi utilizzare il materiale grafico di una licenza. Può essere un pdf, addirittura una presentazione in Powerpoint, o un ricco ed elaborato contenitore cartotecnico, che include anche dei dischi con tutti i files da usare, le font, i loghi, le corrette linee di copyright, textures, fondi e, naturalmente, le immagini dei personaggi. Oggi, sempre di più, sono dei siti protetti da password da dove si può, se accreditati, scaricare tutto il materiale che serve per lavorare con le licenze.

barbie

Style Guide Barbie 2008

Nel 1997, ad una fiera di settore mi presentarono Adelmo Basso, il fondatore di Edibas. Cercava un grafico che conoscesse bene i cartoni animati giapponesi perché stava comprando delle licenze per i calendari. Aveva già stampato delle cartoline e dei miniposter di licenze gestite dalla Backstage, tra cui fece un colpaccio prendendo i diritti di Di Caprio prima che girasse Titanic. Aveva pensato di proporre i calendari in formato A3 spiralati. In Italia quel periodo i calendari di questo tipo erano quasi solo quelli con le donnine nude, che venivano chiamati “da camionisti”. Utilizzarli per tutti i target esistenti, con cantanti, attori e cartoni animati credo ci avesse pensato lui per primo da queste parti.

6-ray

Calendario 1999 Magic Knight Rayearth

Basso aveva come licenze di anime DragonBall Z e Ranma 1/2 che erano le due serie più popolari in quel periodo. Preparai Dragonball Z  e lo portammo in anteprima ad una fiera in Liguria. Era veramente figo.

Andò esaurito in una mattinata.

Calendario_1998_7-8

Lavorai sui calendari Edibas per una decina di anni. Rispetto agli altri grafici che facevano calendari in quel periodo, seguivo alcune regole dettate dal mio istinto: la prima, la più importante era che l’immagine doveva possibilmente occupare il 95% della pagina, se uno proprio voleva vedere che giorno era si doveva avvicinare. Ma lo scopo vero di questi calendari era arredare una cameretta con le immagini dei personaggi e dei cartoni che si amano, immagini che cambiano ogni mese e che siano il più possibile  legati alla stagione, al mese almeno cromaticamente. Ammetto che non sempre facevo delle belle pagine. E in genere le Font scelte nei primi anni facevano schifo. In fondo ero ancora un pivello della grafica, ma usavo il mio gusto da illustratore, cercando sempre di pensare a quello che poteva piacere a un fan documentandomi il più possibile sulle serie rappresentate. Seguendo queste semplici regole, i miei calendari vendevano benissimo. Come vezzo personale, nel mio mese di nascita  mettevo i personaggi che mi piacevano di più. A volte avevo come immagine solo il personaggio scontornato o su fondo bianco, e nessun background adatto. Allora facevo io lo sfondo con gli acrilici, a volte molto elaborati, a volte molto pittorici, gestuali, come per questa Ucchan di Ranma 1/2 qui sotto.

4-ranma

Ranma 1/2 Official Calendar 2000

Cosa questa che sarebbe impossibile da fare oggi, dove tutto è rigorosamente regolamentato, e anche una scimmia potrebbe fare dei prodotti decenti su licenza se seguisse scrupolosamente la Style guide (cosa che però non avviene tanto spesso), ma il licensing con i cartoni, in quegli anni era veramente pionieristico, e anche la TOEI della fine del XX° secolo non era molto organizzata in questo senso.

Toei

Toei Animation

Intendiamoci: credo di non aver mai lavorato così bene con nessuno come con la TOEI.  Quel modo di fare affari tipicamente giapponese per cui dopo averti duramente messo alla prova, si stabiliscono dei legami duraturi con i fornitori/clienti era molto interessante. Addirittura, dopo la “notte dei 100 bozzetti di Dragonball” mi chiesero una consulenza quanto realizzarono l’aggiornamento delle Style Guide di One Piece. Non feci bozzetti, ma influenzai la tipologia delle pose. Beh, diavolo! Queste sono soddisfazioni! Poi un giorno vi racconterò dello straordinario cross-over italiano DragonBallZ vs One Piece che non si fece per un soffio…

onepiece

Calendario 2003 One Piece

In una struttura gerarchica di una grande azienda, però la mentalità degli impiegati di non scostarsi dalle procedure, a volte remava decisamente contro. Dovevo realizzare il calendario ufficiale di Sailor Moon del 2000, per cui volevo scegliere tra le immagini più belle a loro disposizione da farmi inviare.

2-Sailor

Chiesi tutte le immagini disponibili ma l’impiegata preposta a questo insisteva a mandarmi delle diapositive via fax.

12b9606

I più giovani magari non hanno manco mai visto un fax, ma era uno strumento diffusissimo fino a un decennio fa per trasmettere in bianco e nero immagini e documenti da una parte all’altra del mondo via telefono. Quindi il mio fax stampava, a costi telefonici intercontinentali esorbitanti, metri e metri di carta termica con dei box completamente neri.

red

Illustrazione di Luciano Costarelli

Dopo molti tentativi, riuscii a far capire all’impiegata il problema, così mi inviò direttamente via posta le stampe. Una volta arrivata e aperta la busta, scoprii che la donna aveva fatto una serie di fotocopie in bianco e nero delle diapositive, seguendo una qualche procedura aziendale pensata per altro e quindi mi faxava già di partenza dei box praticamente neri!

5-sailor

Risolsi il problema andando direttamente in Giappone a scegliere le diapositive presso un ufficio della Toei che si occupava del licensing. Il viaggio servì anche per fare un po’ di scouting, e a vedere altre cose, ma senza questo problema dubito sarei stato mandato fin lì. A onor del vero devo essere davvero grato a quella impiegata giapponese un po’ tonta!

31

Illustrazione di Luciano Costarelli

E=MC2

Trasformare una piccolissima quantità di massa in una enorme quantità di energia è quello che fa il fumetto. Prendi un foglio di carta, della grafite, un po’ di inchiostro e lo trasformi in qualcosa che può cambiare la vita delle persone.

ALBERT-T3

Leggendo molte biografie di artisti, vediamo come un particolare fumetto abbia indotto gente che avrebbe fatto altro nella vita ad occuparsi di questo particolare tipo di espressione artistica, a sua volta cambiando il destino di altri e in certi rari casi influenzando economie e società. Non solo disegnatori o scrittori: Guida al Fumetto italiano ci racconta la storia dell’imprenditore Fiorenzo Ivaldi, che vi consiglio di leggere qui

Sgt Kirk

Non è che  mischiando una grande passione con carta e china, venga fuori sempre qualcosa di buono. Gli ingredienti della pizza sono sempre gli stessi ma non c’è un pizzaiolo che la faccia uguale all’altra e non è detto che venga buona o che piaccia alla gente. Inoltre può pure essere buona e incontrare il gusto della massa, ma essere venduta in una pizzeria così scomoda come posizione o così male amministrata da rendere la bontà del prodotto del tutto irrilevante.

pizzeria russa 1993 Ninja Turtles

Il primo problema per chi vuole avere a che fare con il lavoro in questo campo sono i soldi. Come camparci? È davvero possibile camparci? Venticinque anni fa era più facile, ma non vuol dire che fosse realmente facile o che oggi sia impossibile. Diciamo che venticinque anni fa il mondo del lavoro era tutto più facile, quindi si va di proporzione. Ma casini e privazioni ci sono sempre stati, sopportati solo grazie alla passione di chi ama questo lavoro.

Los Profesionales by Carlos Gimenez

Los Profesionales by Carlos Gimenez

D’altra parte cento anni fa in Italia avrebbero dato l’anima per vivere come viviamo noi, quindi non lamentiamoci poi troppo. E un secolo fa il Corriere dei piccoli usciva già da qualche anno, pubblicando i primi fumettisti che avrebbero influenzato le successive generazioni. Che, appunto,  avevano qualche problema in più di noi, tipo la guerra, la fame ecc. E in mezzo a un mare di retorica, c’era pure chi riusciva a scherzarci sopra.

Antonio Rubino, Corriere dei Piccoli

Antonio Rubino, Corriere dei Piccoli

Esattamente un secolo fa,  veniva anche presentata la teoria della Relatività di Albert Einstein. Prima che temiate un mio patetico tentativo di spiegazione, vi rassicuro: c’è internet per questo. Ve lo dico, perché di questo trattava la mia seconda sceneggiatura in assoluto che illustrato, sempre di Francesco Manetti. Sceneggiature… quelle cose con su scritto: PP (Primo Piano), Campo Medio, di quinta, Dida… avete presente? Esatto, quelle cose che se prima pensavi di saper disegnare bene perché facevi un po’ quel cavolo che ti pareva e piaceva, nel momento in cui ti trovavi ad illustrare esattamente quello che ti veniva chiesto, scoprivi i tuoi veri limiti.

los profesionales by Carlos Gimenez

Nella mia faticosa ricerca del tempo perduto, il nuovo passo è stato ridisegnare questa storia 25 anni dopo. La trovate qui. Dopo una dozzina di tavole prodotte insieme, Francesco e io non ci siamo più sentiti per molti anni, abbiamo condotto strade differenti che ci hanno portato le gioie della famiglia, ma che ci hanno in qualche modo allontanato da quello che, forse, entrambi amavamo davvero fare. Abbiamo ricominciato un po’ per gioco, un po’ per passione, a riprendere questi nostri primi passi giovanili nel mondo del fumetto. E da questo sta nascendo qualcosa di interessante, di cui vi parlerò più avanti.

Albert di Francesco Manetti e Luciano Costarelli

“Albert” di Francesco Manetti e Luciano Costarelli

to be continued…

Inchiostro!

Basta vedere la differenza tra le matite di Gil Kane e gli inchiostri di John Romita Sr qui sotto, per capire quanto sia fallace l’affermazione del rompiballe coi baffetti da questa brillante clip di “in cerca di Amy” (Kevin Smith).

Romita e Kane

Tavola di Spider-Man 123, il funerale di Gwen Stacy.

Questo è comunque un caso limite: John Romita era in quel periodo il disegnatore principale di Spider-man e il suo compito era dare continuità sia dal punto di vista della disegno del personaggio che dalla regia. Pure intervenendo sul lavoro di un gigante del fumetto come Gil Kane. Perché disegnare fumetti è esattamente come girare un film: ci sono i tempi, le inquadrature, un linguaggio visivo complesso. Possiamo vedere come Romita dia sapientemente compostezza alla scena e la renda più drammatica. Nelle matite di Kane i personaggi piangono, con Romita soffrono.

romita-kane

Normalmente l’apporto di un inchiostratore è meno invasivo. A volte ad un disegnatore bravo ma ancora acerbo, viene affiancato un inchiostratore esperto che possa sistemarne le magagne. Se il disegnatore non è troppo pieno di sé, farà tesoro di quelle correzioni e migliorerà ancora più rapidamente. Inoltre avrà l’indubbio vantaggio di beneficiare di un miglior disegno, che gli sarà attribuito, visto che le matite verranno cancellate dopo l’inchiostrazione. Altre volte, al contrario, capita che un inchiostratore “da battaglia” peggiori il lavoro di un bravo penciler. Questo accadeva soprattutto in passato, e Jack Kirby ne sapeva qualcosa. Ma pare che la grande umanità di the King lo portava a preoccuparsi più che il lavoratore non rimanesse senza un’entrata, rispetto alla qualità finale dei suoi fumetti.

Fantastic Four #1

Fantastic Four #1

Ma perché un disegnatore non inchiostra i suoi stessi fumetti? Principalmente il motivo è rispettare i tempi di produzione, ma per lo più è una faccenda culturale.

ikegami

In Giappone verrebbe considerato una vergogna il fatto che qualcuno si faccia inchiostrare i propri personaggi. Mentre è normalissimo che abbia assistenti che facciano degli ambienti iper-rifiniti, che spesso occupano la maggior parte della tavola, e che non siano neanche menzionati nei credits. In occidente è esattamente il contrario. Sono due approcci diversi per risolvere il problema del poco tempo a disposizione delle consegne. Riempire i neri e metterei retini, invece sembra che non crei paturnie a nessuno, in entrambi i lati del globo.

Per inchiostrare esistono infiniti strumenti, che stanno via via sparendo sostituiti da tavolette wacom e software sempre più performanti. Ma gli strumenti base sono il pennino e il pennello. I pennarelli sarebbero già dei surrogati, anche se ad usarli sono dei maestri come Alex Toth, la faccenda diventa un po’ diversa.

BatmanSplash

Una volta appresa la teoria delle ombre, inchiostrare è principalmente un discorso di abilità manuale. In passato la gente imparava a scrivere con il pennino, per cui era abbastanza normale utilizzare questo strumento per inchiostrare. La mia generazione invece ha imparato a scrivere con la penna a sfera, pure cancellabile, per cui non si è trovata esattamente a suo agio con il pennino. Il pennello invece, se non si sono fatti alcuni studi artistici o non si è appassionati di pittura per proprio conto, viene considerato uno strumento per riempire delle campiture di colore, non come qualcosa che possa tracciare linee sottilissime o spesse nello stesso passaggio.

martoraNonostante la cattiva qualità dei pennini che recuperavo all’epoca, qualcosa di decente riuscivo comunque a farla, anche se mi trovavo più a mio agio con il pennello, ed ero piuttosto veloce.

curva

Così, all’inizio della mia carriera destai un po’ di interesse per il mio lavoro di inchiostratore. Inchiostrai circa 600 tavole di Fernando Caretta su albi di genere calcistico anche se, dato il poco tempo a disposizione -quasi 200 tavole al mese-, non è che feci proprio un gran lavoro. Ma a 21 anni già reggere quel ritmo non era tanto male. Poi a 22 inchiostrai una storia di Teresa Marzia per l’Intrepido e qualche tavola di Ossian di Patrizia Mandanici. C’erano altre proposte interessanti per me in arrivo, perché c’erano molti bravi disegnatori della mia età che si affacciavano alla professione, ma non inchiostravano tanto volentieri le loro tavole o ci impiegavano troppo a farlo rispetto alle scadenze richieste. Però ebbi paura di rimanere incasellato in questo ruolo, cosa che in effetti penso sarebbe successa. A me invece interessava avere una parte più attiva nel processo creativo, così passai a fare altro. peccato solo che la mia abilità con il disegno non fosse sempre in linea con le mie ambizioni.
astrid

Così trovai più soddisfazione nel rutilante mondo della pubblicità, dove lasciai pennini e pennelli da parte per pennarelli e Pantoni e una vita più facile. Un mondo dove ti pagavano il doppio rispetto al fumetto, dove tutti ricalcavano, sul serio, non come gli inchiostratori e chi invece inventava qualcosa era un genio, non semplicemente uno dei tanti.

layout

Un mondo che, comunque oggi non c’è più. Quindi tanto vale riprendere in mano il pennino e provare a fare qualcosa di buono.

space

To be continued…