Orsi e Rane

The Fucking Frogman Luciano Costarelli

Che botta! Ho partecipato al Fucking Contest di Bookmaker Comics illustrando una bellissima sceneggiatura di Andrea Garagiola. Con ben 1253 voti sono arrivato al secondo posto ottenendo la pubblicazione su un albo pieno zeppo di avventure del simpatico ecoterrorista smeraldino: The Fucking Frogman!

The Fuckig Frogman Luciano CostarelliNon è che sia proprio contento di tutte le tavole; ma comunque, nel periodo in cui l’ho disegnato, ho dato il massimo. Molte cose le farei meglio oggi e non sono mai stato soddisfatto del tutto di come ho disegnato l’orsetto. La difficoltà era renderlo espressivo senza perdere troppo di vista il realismo. Mica mi chiamo Milazzo… Un orsetto poi mai l’avevo mai disegnato. fosse stato un drago sarebbe stata una passeggiata. Comunque in alcune vignette l’ho proprio centrato.

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Ad ogni modo, pur con qualche sbavatura, il fumetto funziona ed evidentemente è piaciuto. E questo è quello che mi importa davvero. Pure a me, certe storie disegnate di merda di Gosaku Ota piacciono tanto non le scambierei mai con quelle dei più fughi iper-realisti americani. Anche quando fa le dita a salsiccia e i piedi delle bimbe a zampa d’elefante. Se la storia regge e i disegni la supportano, chi se ne frega dei fottuti particolari? Rispetto al solito ambiente urbano ricalcato pieno di dettagli, racconta mille volte di più la faccia truce tutta sbagliata del Dottor Kabuto, fatta con 4 pennellate!

manga_ota

Qualche ambiente figo comunque l’ho fatto e ho disegnato uno Yacht che è una bellezza. Pure delle scene splatter divertenti. Il mio punto di forza in questa storia però è evidentemente l’espressività, che in un fumetto senza nessun ballon era davvero importante. Il bello di questa storia dell’uomo rana è che chiunque può leggerla indipendentemente dalla sua lingua madre perché, oltre alle onomatopee, non c’è nessun testo! La striscia che amo di più è quella in cui the Fucking Frogman guarda l’orsetto con gli occhi di un padre orgoglioso. Curiosi? Leggetelo Qui

 

Mondi Paralleli

MondiDa fine ottobre 2015, ogni mese pubblico su DIME WEB una storia breve di fantascienza scritta da Francesco Manetti, prezioso amico con cui, appena diciottenne mossi i primi passi nel mondo del fumetto illustrando per la prima volta una sceneggiatura, la sua. Tutte queste storie brevi saranno raccolte in un albo, in aggiunta ad una storia più lunga che non sarà mai pubblicata su web. L’albo, che si chiamerà MONDI PARALLELI. Perché comprarlo? Intanto perché su web la definizione adottata non permette di vedere molti dettagli delle tavole che ho fatto, quindi anche solo per rispetto alle mie diottrie perdute, fateci un pensierino. L’altro motivo è che la storia finale non sarà semplice aggiunta ma… (spoiler).  L’ultimo aspetto è che cercheremo di contenere al massimo il prezzo, ammortizzando la stampa con una campagna di Crowdfunding (parola difficilissima traducibile con “facciamo una colletta su web , e in cambio vi diamo oltre all’albo anche qualche cosa bella che gli altri vi invidieranno“) che partirà dopo Lucca Comics and Games.

Qui, per vostra comodità, trovate i link a tutte le nostre storie su DIME WEB in ordine cronologico. L’ultima storia è in lavorazione è stata pubblicata a fine ottobre.

Buon divertimento!

  1. LA SENTENZA
  2. ALBERT
  3. EFFETTO COLLATERALE
  4. ALI
  5. IL TESORO
  6. IL LUNGO ISTANTE
  7. IL GRANDE SCHERZO
  8. PROFONDO NERO
  9. A EST DELL’EDEN
  10. L’ULTIMO  GIORNO

Una  nota importante sul nome: abbiamo ragionato a lungo su come chiamarla. Mondi paralleli descriveva perfettamente la raccolta, però io avevo qualche remora visto che è il nome della Fumetteria di Prato di cui Francesco è stato co-fondatore. Io in quel periodo della sua vita non c’entro niente e non mi sembrava giusto appropriarmene. Però i nostri fumetti si fanno in due, spiegandolo qui, vorrei che lo consideraste un giusto tributo alle belle storie di Francesco. Per l’illustrazione qui sopra, invece ho preso dei soldi da Robe di Kappa per la pubblicità occulta.

Classifiche

1500 visite Effetto CollateraleQuando ho iniziato a ridisegnare delle storie vecchie di 25 anni, non pensavo a quello che sarebbe successo poi. Francesco Manetti ha ricominciato a sceneggiare delle nuove storie brevi che sono pubblicare ogni fine mese su Dime Web. A sorpresa (almeno per me) hanno cominciato a fare presenza fissa nella colonna laterale con le classifiche dei post più visti. Primo posto negli ultimi sette giorni; presenza, a volte anche alta nei più letti del mese, continuando oltretutto ad essere in classifica mensile la storia precedente! Per concludere una storia, EFFETTO COLLATERALE,  sta per entrare nella top ten di sempre di Dime Web! Qui sopra il disegno che ho fatto per celebrare le 1500 visite, e qui sotto, in ordine di nuova uscita, i link per leggere tutte le storie.

Febbraio 2016: IL TESORO

Gennaio 2016: ALI

Dicembre 2015: EFFETTO COLLATERALE

Novembre 2015: ALBERT

Ottobre 2015: LA SENTENZA

 

 

Spread your Wings

Intorno al 20 di ogni mese esce su Dime Web una storia breve di Francesco Manetti disegnata da me. In questa storia “ALIche potete leggere qui, ho disegnato tanti aerei e in particolare un Sopwith Camel che mi ha portato alla mente dei fatti avvenuti molto tempo fa.

Sopwith Camel

vignetta tratta da “Ali” su Dime Web

Conobbi Francesco quando avevo 18 anni e muovevo i primi confusi passi nel mondo del fumetto.

In quel periodo mi dilettavo tra le altre cose nella nobile arte del modellismo: per guadagnare qualche liretta coloravo le miniature della Grenadier per il negozio Città del Sole di Milano mentre per mio personale diletto facevo parte di un club di modellismo più tradizionale, legato ad un negozio del mio quartiere. Io ero specializzato nei kit Italeri della seconda guerra mondiale. In diversi hanno notato che metto una certa cura nel disegnare gli aerei da guerra e che mi riescono abbastanza bene: nasce tutto da quella esperienza.

Messerschmitt vs Spitfire Luciano Costarelli

Messerschmitt vs Spitfire

Per colorare non usavo acrilici ma smalti opachi che apprezzavo di più perché se ti facevi la mano, una volta asciutti il colore veniva davvero uniforme e non si vedeva la pennellata. Dopo aver realizzato per primo il classico Hurricane, poi un Messerschmitt, un Caproni Ariete e in lavorazione uno Zero (che non finii mai), volevo comprare  un aereo americano, ma in negozio fui colpito da un Westland Lysander. Gli aerei inglesi mi piacevano più degli altri da un punto di vista estetico e cromatico.

Recuperare documentazione era piuttosto complicato e costoso, in casa avevo trovato alcune ristampe di riviste di guerra ma erano ovviamente in B/N. Il negoziante però apprezzava non so perché quell’aereo e mi prestò una sua rivista dove c’era un servizio molto completo sul Lysander. Fu l’ultimo modellino che feci ed era davvero bellissimo.

Westland Lysander Mark III Italeri

Poco dopo mi arrivò per posta una sceneggiatura di Moreno Burattini di un suo personaggio comico “Battista il collezionista”, che era piuttosto celebre nel vivace per quanto ristretto fandom degli anni ’80. Avevo fatto qualche bozzetto del personaggio che era piaciuto molto per l’espressività del personaggio e ricevetti qualche utilissimo consiglio sulle pieghe dei vestiti, che però ignorai per anni.

Battista il collezionista

Ricevetti  questa sceneggiatura “Battista il collezionista e la moneta esquimese” quando avevo già pubblicato su Collezionare “La Sentenza” , e consegnato “Johhny si sveglia”, una storia Horror che mi venne piuttosto male. Credo non avessi avevo ancora finito “Albert” che fu forse la cosa migliore che disegnai in quel periodo. Ho poi ridisegnato l’anno scorso entrambe le storie di fantascienza per Dime Web

Feci due cose pesantemente sbagliate con la moneta esquimese: usai i Pantoni grigi per le mezzetinte quando le tecniche di stampa necessitavano del nero pieno e, innamorato del  Lysander appena fatto, disegnai quello al posto del Sopwith Camel che era nella sceneggiatura.

Spitfire in fiamme Luciano Costarelli

Quando alla fine uscì la Moneta Esquimese, i Pantoni vennero un po’ bruciati dalla pellicola ma (vado a memoria) non stavano malaccio anche se non era una soluzione molto professionale. Sull’aereo Burattini fece le sue giuste rimostranze, ma io non volevo sentire ragioni e giustificai la mia scelta raccontando pipponi sul tipo di aereo, su come veniva impiegato durante la seconda guerra mondiale ecc.

La verità era un altra: all’epoca non ero in grado di disegnare un aereo dal nulla. Non avevo immagini di aerei della prima guerra mondiale e anche le avessi avute avrei dovuto copiare quelle, mentre con un modellino già fatto potevo metterlo in posa come volevo e copiarlo.

pilota WW2 - Luciano Costarelli

Moreno, con la pazienza che lo caratterizzava nonostante avesse solo qualche anno più di me, penso fece finta di credere alle mie supercazzole e accettò la storia. Lavorare a distanza, con sceneggiature e tavole che venivano spedite per posta sembra incredibile oggi, ma allora, quando era tutto più lento e in qualche modo più umano, era una cosa normalissima.

Mostra itinerante la ballata di Tex

La ballata di Tex

Vidi il gruppo di Collezionare un’ultima volta nel 1989, alla mostra “La Ballata di Tex” che poi divenne itinerante. In quell’occasione avevo qualche problema in famiglia ma cercai di non darlo a vedere.  Pochi mesi dopo, a 20 anni aprii le ali e me ne andai di casa e da quel momento dovetti pensare per prima cosa a guadagnarmi da vivere insieme alla mia giovane moglie. Le mille problematiche della vita quotidiana mi arrivarono addosso tutte in una volta e fu così che per sfangarmela cominciai a colorare la Pimpa!

Be Deviant

Piccola novità, da quest’anno sono presente su DeviantArt. Qui inserirò i miei nuovi e vecchi lavori completi, mettendo in questo Blog molti più WIP e aneddoti sulla mia vita di illustratore e designer a cavallo tra licensing e fumetto. Ho messo un po’ di roba vecchia e ho modificato la base di una mia illustrazione, per testare un po’ le opzioni di Clip Studio Paint sul colore.

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Meditation

Questo perché sto facendo delle prove per un fumetto a colori, non dico altro per il momento. 🙂

Buoni propositi

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Matite di Ali, nuova storia per Dime Press

Circa un anno fa ho realizzato che volevo tornare a fare fumetti. Sembra passato un secolo. Praticamente, non disegnavo più da 8 anni e il periodo passato a fare storyboard mi aveva condizionato a “tirare via veloce“ i disegni. Anche se mi aveva aiutato a spostare la telecamera immaginaria in tutte le posizioni per identificare l’inquadratura più efficace e mettere le forme nella giusta prospettiva.

ALI-2Dopo aver partecipato ad una selezione, ho cominciato a disegnare “Giganti d’acciaio” con molto entusiasmo ma con grande difficoltà. Bene invece con il ripasso a china: riprendere in mano il pennino era come ricominciare ad andare in bicicletta dopo tanto tempo. Ci vuole poco per riprendere.

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Sugli ambienti le cose erano addirittura migliorate. Credo che anche giocare ai videogiochi o guardare film in CGI contribuisca a migliorare la percezione delle forme tridimensionali. Poi le basi di architettura imparate al liceo fanno sempre un gran comodo.

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Sui personaggi ero distratto dalla ricerca di uno stile che fosse compatibile con le altre storie della raccolta, che pensavo fosse una serie di manga disegnati da italiani. Fosse stata una storia diversa avrei puntato più su “occhioni e ciuffoni”, Espressione che avevo sentito qualche anno fa da Federico Memola e che descriveva perfettamente un certo genere di manga.

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Insomma, l’idea iniziale era di rifare un po’ Gosaku Ota, ma essendo ambientato durante la seconda guerra mondiale, e non avendo toni umoristici, non lo trovavo adatto. Allora mi sono rifatto un po’ a Urusawa, che fa della fantascienza bellissima ed è piuttosto realistico anche se indiscutibilmente manga. Poi non è che a risultato finito si veda tanto, ma mi ha dato una direzione per partire.

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Questa concentrazione sullo stile, oltre all’impegno a riprodurre mezzi e personaggi storici mi ha abbastanza distratto dai miei limiti, e questo è stato un bene.

Ora sto portando vanti diversi progetti perché il mio obiettivo per il 2016 è quello di sistemare tutte le magagne che ancora ho, arrivare ad essere in grado di disegnare qualsiasi cosa ci sia scritto su una pagina di sceneggiatura in modo efficace e personale indipendentemente da genere e ambientazione. Robetta da niente eh? Ma come dice Koji quando inizia a guidare quel magnifico catorcio, “Se qualcuno lo può fare, vuol dire che lo posso fare anch’io!” Teoricamente non fa una grinza. Mi ispiro molto a Koji quando devo prendere delle decisioni, per lo più inappropriate.

kojiQuindi il mio impegno è quello di disegnare ogni storia meglio della precedente.

Disegno di Luciano Costarelli

Matite della nuova storia “Ali” per Dime Web

Seguite la mia evoluzione su DIME WEB dove ogni mese esce una fantastica storia breve di fantascienza, scritta da Francesco Manetti ed illustrata da me. Ecco i link delle storie finora pubblicate:

Ottobre 2015: LA SENTENZA

Novembre 2015: ALBERT

Dicembre 2015: EFFETTO COLLATERALE

Gennaio 2016: ALI

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Tutte storie brevi di 3 o 4 pagine che spero vi piaceranno e che potrete poi leggere a fine ottobre 2016 in… Ma di questo parleremo una prossima volta! Buon Anno!

 

Inchiostro!

Basta vedere la differenza tra le matite di Gil Kane e gli inchiostri di John Romita Sr qui sotto, per capire quanto sia fallace l’affermazione del rompiballe coi baffetti da questa brillante clip di “in cerca di Amy” (Kevin Smith).

Romita e Kane

Tavola di Spider-Man 123, il funerale di Gwen Stacy.

Questo è comunque un caso limite: John Romita era in quel periodo il disegnatore principale di Spider-man e il suo compito era dare continuità sia dal punto di vista della disegno del personaggio che dalla regia. Pure intervenendo sul lavoro di un gigante del fumetto come Gil Kane. Perché disegnare fumetti è esattamente come girare un film: ci sono i tempi, le inquadrature, un linguaggio visivo complesso. Possiamo vedere come Romita dia sapientemente compostezza alla scena e la renda più drammatica. Nelle matite di Kane i personaggi piangono, con Romita soffrono.

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Normalmente l’apporto di un inchiostratore è meno invasivo. A volte ad un disegnatore bravo ma ancora acerbo, viene affiancato un inchiostratore esperto che possa sistemarne le magagne. Se il disegnatore non è troppo pieno di sé, farà tesoro di quelle correzioni e migliorerà ancora più rapidamente. Inoltre avrà l’indubbio vantaggio di beneficiare di un miglior disegno, che gli sarà attribuito, visto che le matite verranno cancellate dopo l’inchiostrazione. Altre volte, al contrario, capita che un inchiostratore “da battaglia” peggiori il lavoro di un bravo penciler. Questo accadeva soprattutto in passato, e Jack Kirby ne sapeva qualcosa. Ma pare che la grande umanità di the King lo portava a preoccuparsi più che il lavoratore non rimanesse senza un’entrata, rispetto alla qualità finale dei suoi fumetti.

Fantastic Four #1

Fantastic Four #1

Ma perché un disegnatore non inchiostra i suoi stessi fumetti? Principalmente il motivo è rispettare i tempi di produzione, ma per lo più è una faccenda culturale.

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In Giappone verrebbe considerato una vergogna il fatto che qualcuno si faccia inchiostrare i propri personaggi. Mentre è normalissimo che abbia assistenti che facciano degli ambienti iper-rifiniti, che spesso occupano la maggior parte della tavola, e che non siano neanche menzionati nei credits. In occidente è esattamente il contrario. Sono due approcci diversi per risolvere il problema del poco tempo a disposizione delle consegne. Riempire i neri e metterei retini, invece sembra che non crei paturnie a nessuno, in entrambi i lati del globo.

Per inchiostrare esistono infiniti strumenti, che stanno via via sparendo sostituiti da tavolette wacom e software sempre più performanti. Ma gli strumenti base sono il pennino e il pennello. I pennarelli sarebbero già dei surrogati, anche se ad usarli sono dei maestri come Alex Toth, la faccenda diventa un po’ diversa.

BatmanSplash

Una volta appresa la teoria delle ombre, inchiostrare è principalmente un discorso di abilità manuale. In passato la gente imparava a scrivere con il pennino, per cui era abbastanza normale utilizzare questo strumento per inchiostrare. La mia generazione invece ha imparato a scrivere con la penna a sfera, pure cancellabile, per cui non si è trovata esattamente a suo agio con il pennino. Il pennello invece, se non si sono fatti alcuni studi artistici o non si è appassionati di pittura per proprio conto, viene considerato uno strumento per riempire delle campiture di colore, non come qualcosa che possa tracciare linee sottilissime o spesse nello stesso passaggio.

martoraNonostante la cattiva qualità dei pennini che recuperavo all’epoca, qualcosa di decente riuscivo comunque a farla, anche se mi trovavo più a mio agio con il pennello, ed ero piuttosto veloce.

curva

Così, all’inizio della mia carriera destai un po’ di interesse per il mio lavoro di inchiostratore. Inchiostrai circa 600 tavole di Fernando Caretta su albi di genere calcistico anche se, dato il poco tempo a disposizione -quasi 200 tavole al mese-, non è che feci proprio un gran lavoro. Ma a 21 anni già reggere quel ritmo non era tanto male. Poi a 22 inchiostrai una storia di Teresa Marzia per l’Intrepido e qualche tavola di Ossian di Patrizia Mandanici. C’erano altre proposte interessanti per me in arrivo, perché c’erano molti bravi disegnatori della mia età che si affacciavano alla professione, ma non inchiostravano tanto volentieri le loro tavole o ci impiegavano troppo a farlo rispetto alle scadenze richieste. Però ebbi paura di rimanere incasellato in questo ruolo, cosa che in effetti penso sarebbe successa. A me invece interessava avere una parte più attiva nel processo creativo, così passai a fare altro. peccato solo che la mia abilità con il disegno non fosse sempre in linea con le mie ambizioni.
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Così trovai più soddisfazione nel rutilante mondo della pubblicità, dove lasciai pennini e pennelli da parte per pennarelli e Pantoni e una vita più facile. Un mondo dove ti pagavano il doppio rispetto al fumetto, dove tutti ricalcavano, sul serio, non come gli inchiostratori e chi invece inventava qualcosa era un genio, non semplicemente uno dei tanti.

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Un mondo che, comunque oggi non c’è più. Quindi tanto vale riprendere in mano il pennino e provare a fare qualcosa di buono.

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To be continued…

Fumetto consegnato!

Pentagon USA

Lunedì scorso ho consegnato il fumetto inchiostrato a Cagliostro E-press che provvederà a mettere balloon, dida, titolo e onomatopee. Quello che ho messo qui sopra sono tutti i passaggi con cui sono arrivato alla prima vignetta. Non sono tutte a questo livello, ma pian piano ci arriverò 😉

Lavorare su sceneggiatura è completamente diverso rispetto a disegnare i propri disegni: generalmente c’è un crollo della qualità per diversi motivi.

Principlamente, senza una richiesta specifica si tende a fare sempre quello che più ci piace e che ci riesce meglio. Se uno non sa disegnare automobili, eviterà polizieschi con inseguimenti e virerà sul fantasy, sempre se è in grado di disegnare dei cavalli decenti.

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L’altro motivo è che interpretare una sceneggiatura non è affatto scontato: il disegnatore deve capire qual’è il senso della sceneggiatura e renderlo fruibile per immagini ai lettori; nè più nè meno quello he fa un traduttore che rende fruibile il testo di un romanzo ai lettori di un altro idioma.

Benché anch’io abbia scritto sceneggiature per me o per altri, la maggior parte di quello che ho pubblicato è stato disegnato su sceneggiatura altrui e questa è una cosa che fa benissimo.

Se uno ti chiede di disegnare un cacciatorpediniere della seconda guerra mondiale e non l’hai mai fatto, dopo il primo momento di insicurezza, poi realizzi che qualunque cosa può essere suddivisa in semplici forme geometriche e che oggi con internet è possibile trovare tutta la documentazione che vuoi comodamente a casa tua senza bisogno di andare in biblioteca o girare per librerie a cercare vecchie immagini.

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Se vi piace disegnare fumetti e volete crescere veramente, cercatevi uno sceneggiatore, possibilmente uno bravo o che almeno abbia le basi. Se gli mancano, o se volete imparare a sceneggiare per bene, basta recuperare il volumetto “come si diventa autore di fumetti” di Castelli e Bono, illustrato da Silver. Lì c’è tutto quello che serve per cominciare. In rete trovate facilmente il pdf, per esempio qui.

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Questione di stile

Torno a scrivere dopo diverso tempo perché sto impiegando le mie notti in due progetti che sto portando avanti: uno è un fumetto per Cagliostro e-press, l’altro è il character design per un videogioco Indie.

Rough di Luciano Costarelli

Questa volta sto lavorando in modo diverso. Per prima cosa ho disegnato le tavole velocemente su carta da fotocopia, senza badare troppo ai particolari, poi le ho riprese su carta più spessa, facendo le vere e proprie matite. Quando le avrò finite tutte e saranno approvate dagli editor le inchiostrerò e metterò i retini.

Dal Rough alla matita

Certo la sceneggiatura non è una passeggiata: mecha, navi da guerra, aerei… Ma in realtà la cosa difficile è trovare lo stile giusto. Alcuni disegnatori disegnano le cose sempre nello stesso modo; migliorano con gli anni, ma lo stile è quello. Io un po’ per indole, un po’ perché ho sempre cercato di adattarmi a quello che mi capitava come lavoro, disegno in molti modi diversi.

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Il lavoro “Giganti d’Acciaio” deve essere un manga. Allo stesso tempo deve essere realistico. Quindi devo rendere più realistico il mio stile manga, senza sfociare nel mio realismo occidentale. Un bel casino. Al contrario, con il videogioco devo diventare ancora più giapponese. Se non divento schizofrenico adesso, non lo divento più.

chardes videogioco

Chardes per un videogioco Indie attualmente in sviluppo

Facendo questo lavoro sullo stile, per il videogioco ci ho preso abbastanza velocemente, ora sto passando le mie grande con lo stile del colore. Per il manga la cosa è più complicata. Ho pensato per prima cosa ad ispirarmi a uno dei miei autori preferiti: Jiro Taniguchi. Ma ho desistito subito perché il suo stile di disegnare i volti è troppo distante dal mio. Allora ho pensato a Urusawa, che sento più affine. Ho iniziato ad adottare alcune sue sintesi, ma credo che la trasformazione finale arriverà solo con gli inchiostri.

Truman

Character Design

Aspettando la sceneggiatura di Cagliostro, sto portando avanti il mio primo web comic. Volendo fare le cose per bene, sto procedendo prima con le matite. Solo quando avrò terminato il primo gruppo le inchiostrerò.

work in progressMi sono accorto però di aver dimenticato una cosa fondamentale: lo studio dei personaggi, o Character design. Che è una cosa che ho fatto parecchio quando ho iniziato a disegnare fumetti e da un certo momento in poi ho sempre cercato di evitare.

Studio per il personaggio Philip Morris, per la serie autoprodotta "Mistery"

Studio per il personaggio Philip Morris, per la serie autoprodotta “Mistery”

Perché? Per due motivi: primo non vedevo l’ora di disegnare i personaggi nelle vignette, Scrivendomi spesso le storie, i miei personaggi hanno avevano bisogno di un po’ di scene prima di trovare la loro fisionomia. Accade in quasi tutti i fumetti e manga, basta guardare nelle serie un po’ lunghe come il personaggio come viene disegnato all’inizio e dopo diversi numeri. L’altro motivo è che per la maggior parte degli editori con cui ho lavorato non era necessario, visto che si trattava di storie autoconclusive. Questi eventuali studi non erano pagati e portavano via tempo alla realizzazione delle tavole. Dovendo campare con il mio lavoro, tendevo ad evitarli, a sottovalutarne l’utilità e a vederli come qualcosa di fastidioso.

Fumetto disegnato per la casa editrice Fenix negli anni '90.

Fumetto disegnato per la casa editrice Fenix negli anni ’90.

Il mio era un approccio sbagliato, perché il chardes è molto importante. Guardando alcuni dei fumetti disegnati da me che odio di più, mi accorgo che i personaggi cambiano di fisionomia da una vignetta all’altra. Disegnando molte tavole in poco tempo, senza un chardes ben strutturato a cui far riferimento, si tende a dimenticare quali sono gli elementi da tenere presente nelle diverse viste e posizioni. Inoltre gli studi permettono di capire meglio come disegnare un personaggio, se un naso funzione, va fatto più piccolo, più grande o semplicemente diverso.

Caius

Primi studi del personaggio Caius Camillus, per Immergas

Lo studio qui sopra, insieme ai successivi, non servì a molto, visto che poi il personaggio l’ho disegnato in modo molto diverso, ma comunque contribuì a farmi vincere una gara. Insomma, prima di andare avanti con le matite, mi fermo a pensare i personaggi, come sono fatti, come si vedono nelle varie viste, proprio come si fa nei cartoni animati. Comincio qui sotto con la strega Doralice che ha ben due aspetti. Questo è quello più mite, che usa per mimetizzarsi e per ingannare i suoi persecutori.

Doralice