Classifiche

1500 visite Effetto CollateraleQuando ho iniziato a ridisegnare delle storie vecchie di 25 anni, non pensavo a quello che sarebbe successo poi. Francesco Manetti ha ricominciato a sceneggiare delle nuove storie brevi che sono pubblicare ogni fine mese su Dime Web. A sorpresa (almeno per me) hanno cominciato a fare presenza fissa nella colonna laterale con le classifiche dei post più visti. Primo posto negli ultimi sette giorni; presenza, a volte anche alta nei più letti del mese, continuando oltretutto ad essere in classifica mensile la storia precedente! Per concludere una storia, EFFETTO COLLATERALE,  sta per entrare nella top ten di sempre di Dime Web! Qui sopra il disegno che ho fatto per celebrare le 1500 visite, e qui sotto, in ordine di nuova uscita, i link per leggere tutte le storie.

Febbraio 2016: IL TESORO

Gennaio 2016: ALI

Dicembre 2015: EFFETTO COLLATERALE

Novembre 2015: ALBERT

Ottobre 2015: LA SENTENZA

 

 

Spread your Wings

Intorno al 20 di ogni mese esce su Dime Web una storia breve di Francesco Manetti disegnata da me. In questa storia “ALIche potete leggere qui, ho disegnato tanti aerei e in particolare un Sopwith Camel che mi ha portato alla mente dei fatti avvenuti molto tempo fa.

Sopwith Camel

vignetta tratta da “Ali” su Dime Web

Conobbi Francesco quando avevo 18 anni e muovevo i primi confusi passi nel mondo del fumetto.

In quel periodo mi dilettavo tra le altre cose nella nobile arte del modellismo: per guadagnare qualche liretta coloravo le miniature della Grenadier per il negozio Città del Sole di Milano mentre per mio personale diletto facevo parte di un club di modellismo più tradizionale, legato ad un negozio del mio quartiere. Io ero specializzato nei kit Italeri della seconda guerra mondiale. In diversi hanno notato che metto una certa cura nel disegnare gli aerei da guerra e che mi riescono abbastanza bene: nasce tutto da quella esperienza.

Messerschmitt vs Spitfire Luciano Costarelli

Messerschmitt vs Spitfire

Per colorare non usavo acrilici ma smalti opachi che apprezzavo di più perché se ti facevi la mano, una volta asciutti il colore veniva davvero uniforme e non si vedeva la pennellata. Dopo aver realizzato per primo il classico Hurricane, poi un Messerschmitt, un Caproni Ariete e in lavorazione uno Zero (che non finii mai), volevo comprare  un aereo americano, ma in negozio fui colpito da un Westland Lysander. Gli aerei inglesi mi piacevano più degli altri da un punto di vista estetico e cromatico.

Recuperare documentazione era piuttosto complicato e costoso, in casa avevo trovato alcune ristampe di riviste di guerra ma erano ovviamente in B/N. Il negoziante però apprezzava non so perché quell’aereo e mi prestò una sua rivista dove c’era un servizio molto completo sul Lysander. Fu l’ultimo modellino che feci ed era davvero bellissimo.

Westland Lysander Mark III Italeri

Poco dopo mi arrivò per posta una sceneggiatura di Moreno Burattini di un suo personaggio comico “Battista il collezionista”, che era piuttosto celebre nel vivace per quanto ristretto fandom degli anni ’80. Avevo fatto qualche bozzetto del personaggio che era piaciuto molto per l’espressività del personaggio e ricevetti qualche utilissimo consiglio sulle pieghe dei vestiti, che però ignorai per anni.

Battista il collezionista

Ricevetti  questa sceneggiatura “Battista il collezionista e la moneta esquimese” quando avevo già pubblicato su Collezionare “La Sentenza” , e consegnato “Johhny si sveglia”, una storia Horror che mi venne piuttosto male. Credo non avessi avevo ancora finito “Albert” che fu forse la cosa migliore che disegnai in quel periodo. Ho poi ridisegnato l’anno scorso entrambe le storie di fantascienza per Dime Web

Feci due cose pesantemente sbagliate con la moneta esquimese: usai i Pantoni grigi per le mezzetinte quando le tecniche di stampa necessitavano del nero pieno e, innamorato del  Lysander appena fatto, disegnai quello al posto del Sopwith Camel che era nella sceneggiatura.

Spitfire in fiamme Luciano Costarelli

Quando alla fine uscì la Moneta Esquimese, i Pantoni vennero un po’ bruciati dalla pellicola ma (vado a memoria) non stavano malaccio anche se non era una soluzione molto professionale. Sull’aereo Burattini fece le sue giuste rimostranze, ma io non volevo sentire ragioni e giustificai la mia scelta raccontando pipponi sul tipo di aereo, su come veniva impiegato durante la seconda guerra mondiale ecc.

La verità era un altra: all’epoca non ero in grado di disegnare un aereo dal nulla. Non avevo immagini di aerei della prima guerra mondiale e anche le avessi avute avrei dovuto copiare quelle, mentre con un modellino già fatto potevo metterlo in posa come volevo e copiarlo.

pilota WW2 - Luciano Costarelli

Moreno, con la pazienza che lo caratterizzava nonostante avesse solo qualche anno più di me, penso fece finta di credere alle mie supercazzole e accettò la storia. Lavorare a distanza, con sceneggiature e tavole che venivano spedite per posta sembra incredibile oggi, ma allora, quando era tutto più lento e in qualche modo più umano, era una cosa normalissima.

Mostra itinerante la ballata di Tex

La ballata di Tex

Vidi il gruppo di Collezionare un’ultima volta nel 1989, alla mostra “La Ballata di Tex” che poi divenne itinerante. In quell’occasione avevo qualche problema in famiglia ma cercai di non darlo a vedere.  Pochi mesi dopo, a 20 anni aprii le ali e me ne andai di casa e da quel momento dovetti pensare per prima cosa a guadagnarmi da vivere insieme alla mia giovane moglie. Le mille problematiche della vita quotidiana mi arrivarono addosso tutte in una volta e fu così che per sfangarmela cominciai a colorare la Pimpa!

Be Deviant

Piccola novità, da quest’anno sono presente su DeviantArt. Qui inserirò i miei nuovi e vecchi lavori completi, mettendo in questo Blog molti più WIP e aneddoti sulla mia vita di illustratore e designer a cavallo tra licensing e fumetto. Ho messo un po’ di roba vecchia e ho modificato la base di una mia illustrazione, per testare un po’ le opzioni di Clip Studio Paint sul colore.

meditation

Meditation

Questo perché sto facendo delle prove per un fumetto a colori, non dico altro per il momento. 🙂

Buoni propositi

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Matite di Ali, nuova storia per Dime Press

Circa un anno fa ho realizzato che volevo tornare a fare fumetti. Sembra passato un secolo. Praticamente, non disegnavo più da 8 anni e il periodo passato a fare storyboard mi aveva condizionato a “tirare via veloce“ i disegni. Anche se mi aveva aiutato a spostare la telecamera immaginaria in tutte le posizioni per identificare l’inquadratura più efficace e mettere le forme nella giusta prospettiva.

ALI-2Dopo aver partecipato ad una selezione, ho cominciato a disegnare “Giganti d’acciaio” con molto entusiasmo ma con grande difficoltà. Bene invece con il ripasso a china: riprendere in mano il pennino era come ricominciare ad andare in bicicletta dopo tanto tempo. Ci vuole poco per riprendere.

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Sugli ambienti le cose erano addirittura migliorate. Credo che anche giocare ai videogiochi o guardare film in CGI contribuisca a migliorare la percezione delle forme tridimensionali. Poi le basi di architettura imparate al liceo fanno sempre un gran comodo.

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Sui personaggi ero distratto dalla ricerca di uno stile che fosse compatibile con le altre storie della raccolta, che pensavo fosse una serie di manga disegnati da italiani. Fosse stata una storia diversa avrei puntato più su “occhioni e ciuffoni”, Espressione che avevo sentito qualche anno fa da Federico Memola e che descriveva perfettamente un certo genere di manga.

vario

Insomma, l’idea iniziale era di rifare un po’ Gosaku Ota, ma essendo ambientato durante la seconda guerra mondiale, e non avendo toni umoristici, non lo trovavo adatto. Allora mi sono rifatto un po’ a Urusawa, che fa della fantascienza bellissima ed è piuttosto realistico anche se indiscutibilmente manga. Poi non è che a risultato finito si veda tanto, ma mi ha dato una direzione per partire.

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Questa concentrazione sullo stile, oltre all’impegno a riprodurre mezzi e personaggi storici mi ha abbastanza distratto dai miei limiti, e questo è stato un bene.

Ora sto portando vanti diversi progetti perché il mio obiettivo per il 2016 è quello di sistemare tutte le magagne che ancora ho, arrivare ad essere in grado di disegnare qualsiasi cosa ci sia scritto su una pagina di sceneggiatura in modo efficace e personale indipendentemente da genere e ambientazione. Robetta da niente eh? Ma come dice Koji quando inizia a guidare quel magnifico catorcio, “Se qualcuno lo può fare, vuol dire che lo posso fare anch’io!” Teoricamente non fa una grinza. Mi ispiro molto a Koji quando devo prendere delle decisioni, per lo più inappropriate.

kojiQuindi il mio impegno è quello di disegnare ogni storia meglio della precedente.

Disegno di Luciano Costarelli

Matite della nuova storia “Ali” per Dime Web

Seguite la mia evoluzione su DIME WEB dove ogni mese esce una fantastica storia breve di fantascienza, scritta da Francesco Manetti ed illustrata da me. Ecco i link delle storie finora pubblicate:

Ottobre 2015: LA SENTENZA

Novembre 2015: ALBERT

Dicembre 2015: EFFETTO COLLATERALE

Gennaio 2016: ALI

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Tutte storie brevi di 3 o 4 pagine che spero vi piaceranno e che potrete poi leggere a fine ottobre 2016 in… Ma di questo parleremo una prossima volta! Buon Anno!

 

Inchiostro!

Basta vedere la differenza tra le matite di Gil Kane e gli inchiostri di John Romita Sr qui sotto, per capire quanto sia fallace l’affermazione del rompiballe coi baffetti da questa brillante clip di “in cerca di Amy” (Kevin Smith).

Romita e Kane

Tavola di Spider-Man 123, il funerale di Gwen Stacy.

Questo è comunque un caso limite: John Romita era in quel periodo il disegnatore principale di Spider-man e il suo compito era dare continuità sia dal punto di vista della disegno del personaggio che dalla regia. Pure intervenendo sul lavoro di un gigante del fumetto come Gil Kane. Perché disegnare fumetti è esattamente come girare un film: ci sono i tempi, le inquadrature, un linguaggio visivo complesso. Possiamo vedere come Romita dia sapientemente compostezza alla scena e la renda più drammatica. Nelle matite di Kane i personaggi piangono, con Romita soffrono.

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Normalmente l’apporto di un inchiostratore è meno invasivo. A volte ad un disegnatore bravo ma ancora acerbo, viene affiancato un inchiostratore esperto che possa sistemarne le magagne. Se il disegnatore non è troppo pieno di sé, farà tesoro di quelle correzioni e migliorerà ancora più rapidamente. Inoltre avrà l’indubbio vantaggio di beneficiare di un miglior disegno, che gli sarà attribuito, visto che le matite verranno cancellate dopo l’inchiostrazione. Altre volte, al contrario, capita che un inchiostratore “da battaglia” peggiori il lavoro di un bravo penciler. Questo accadeva soprattutto in passato, e Jack Kirby ne sapeva qualcosa. Ma pare che la grande umanità di the King lo portava a preoccuparsi più che il lavoratore non rimanesse senza un’entrata, rispetto alla qualità finale dei suoi fumetti.

Fantastic Four #1

Fantastic Four #1

Ma perché un disegnatore non inchiostra i suoi stessi fumetti? Principalmente il motivo è rispettare i tempi di produzione, ma per lo più è una faccenda culturale.

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In Giappone verrebbe considerato una vergogna il fatto che qualcuno si faccia inchiostrare i propri personaggi. Mentre è normalissimo che abbia assistenti che facciano degli ambienti iper-rifiniti, che spesso occupano la maggior parte della tavola, e che non siano neanche menzionati nei credits. In occidente è esattamente il contrario. Sono due approcci diversi per risolvere il problema del poco tempo a disposizione delle consegne. Riempire i neri e metterei retini, invece sembra che non crei paturnie a nessuno, in entrambi i lati del globo.

Per inchiostrare esistono infiniti strumenti, che stanno via via sparendo sostituiti da tavolette wacom e software sempre più performanti. Ma gli strumenti base sono il pennino e il pennello. I pennarelli sarebbero già dei surrogati, anche se ad usarli sono dei maestri come Alex Toth, la faccenda diventa un po’ diversa.

BatmanSplash

Una volta appresa la teoria delle ombre, inchiostrare è principalmente un discorso di abilità manuale. In passato la gente imparava a scrivere con il pennino, per cui era abbastanza normale utilizzare questo strumento per inchiostrare. La mia generazione invece ha imparato a scrivere con la penna a sfera, pure cancellabile, per cui non si è trovata esattamente a suo agio con il pennino. Il pennello invece, se non si sono fatti alcuni studi artistici o non si è appassionati di pittura per proprio conto, viene considerato uno strumento per riempire delle campiture di colore, non come qualcosa che possa tracciare linee sottilissime o spesse nello stesso passaggio.

martoraNonostante la cattiva qualità dei pennini che recuperavo all’epoca, qualcosa di decente riuscivo comunque a farla, anche se mi trovavo più a mio agio con il pennello, ed ero piuttosto veloce.

curva

Così, all’inizio della mia carriera destai un po’ di interesse per il mio lavoro di inchiostratore. Inchiostrai circa 600 tavole di Fernando Caretta su albi di genere calcistico anche se, dato il poco tempo a disposizione -quasi 200 tavole al mese-, non è che feci proprio un gran lavoro. Ma a 21 anni già reggere quel ritmo non era tanto male. Poi a 22 inchiostrai una storia di Teresa Marzia per l’Intrepido e qualche tavola di Ossian di Patrizia Mandanici. C’erano altre proposte interessanti per me in arrivo, perché c’erano molti bravi disegnatori della mia età che si affacciavano alla professione, ma non inchiostravano tanto volentieri le loro tavole o ci impiegavano troppo a farlo rispetto alle scadenze richieste. Però ebbi paura di rimanere incasellato in questo ruolo, cosa che in effetti penso sarebbe successa. A me invece interessava avere una parte più attiva nel processo creativo, così passai a fare altro. peccato solo che la mia abilità con il disegno non fosse sempre in linea con le mie ambizioni.
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Così trovai più soddisfazione nel rutilante mondo della pubblicità, dove lasciai pennini e pennelli da parte per pennarelli e Pantoni e una vita più facile. Un mondo dove ti pagavano il doppio rispetto al fumetto, dove tutti ricalcavano, sul serio, non come gli inchiostratori e chi invece inventava qualcosa era un genio, non semplicemente uno dei tanti.

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Un mondo che, comunque oggi non c’è più. Quindi tanto vale riprendere in mano il pennino e provare a fare qualcosa di buono.

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To be continued…

Fumetto consegnato!

Pentagon USA

Lunedì scorso ho consegnato il fumetto inchiostrato a Cagliostro E-press che provvederà a mettere balloon, dida, titolo e onomatopee. Quello che ho messo qui sopra sono tutti i passaggi con cui sono arrivato alla prima vignetta. Non sono tutte a questo livello, ma pian piano ci arriverò 😉

Lavorare su sceneggiatura è completamente diverso rispetto a disegnare i propri disegni: generalmente c’è un crollo della qualità per diversi motivi.

Principlamente, senza una richiesta specifica si tende a fare sempre quello che più ci piace e che ci riesce meglio. Se uno non sa disegnare automobili, eviterà polizieschi con inseguimenti e virerà sul fantasy, sempre se è in grado di disegnare dei cavalli decenti.

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L’altro motivo è che interpretare una sceneggiatura non è affatto scontato: il disegnatore deve capire qual’è il senso della sceneggiatura e renderlo fruibile per immagini ai lettori; nè più nè meno quello he fa un traduttore che rende fruibile il testo di un romanzo ai lettori di un altro idioma.

Benché anch’io abbia scritto sceneggiature per me o per altri, la maggior parte di quello che ho pubblicato è stato disegnato su sceneggiatura altrui e questa è una cosa che fa benissimo.

Se uno ti chiede di disegnare un cacciatorpediniere della seconda guerra mondiale e non l’hai mai fatto, dopo il primo momento di insicurezza, poi realizzi che qualunque cosa può essere suddivisa in semplici forme geometriche e che oggi con internet è possibile trovare tutta la documentazione che vuoi comodamente a casa tua senza bisogno di andare in biblioteca o girare per librerie a cercare vecchie immagini.

USS-Navy

Se vi piace disegnare fumetti e volete crescere veramente, cercatevi uno sceneggiatore, possibilmente uno bravo o che almeno abbia le basi. Se gli mancano, o se volete imparare a sceneggiare per bene, basta recuperare il volumetto “come si diventa autore di fumetti” di Castelli e Bono, illustrato da Silver. Lì c’è tutto quello che serve per cominciare. In rete trovate facilmente il pdf, per esempio qui.

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Questione di stile

Torno a scrivere dopo diverso tempo perché sto impiegando le mie notti in due progetti che sto portando avanti: uno è un fumetto per Cagliostro e-press, l’altro è il character design per un videogioco Indie.

Rough di Luciano Costarelli

Questa volta sto lavorando in modo diverso. Per prima cosa ho disegnato le tavole velocemente su carta da fotocopia, senza badare troppo ai particolari, poi le ho riprese su carta più spessa, facendo le vere e proprie matite. Quando le avrò finite tutte e saranno approvate dagli editor le inchiostrerò e metterò i retini.

Dal Rough alla matita

Certo la sceneggiatura non è una passeggiata: mecha, navi da guerra, aerei… Ma in realtà la cosa difficile è trovare lo stile giusto. Alcuni disegnatori disegnano le cose sempre nello stesso modo; migliorano con gli anni, ma lo stile è quello. Io un po’ per indole, un po’ perché ho sempre cercato di adattarmi a quello che mi capitava come lavoro, disegno in molti modi diversi.

Woman

Il lavoro “Giganti d’Acciaio” deve essere un manga. Allo stesso tempo deve essere realistico. Quindi devo rendere più realistico il mio stile manga, senza sfociare nel mio realismo occidentale. Un bel casino. Al contrario, con il videogioco devo diventare ancora più giapponese. Se non divento schizofrenico adesso, non lo divento più.

chardes videogioco

Chardes per un videogioco Indie attualmente in sviluppo

Facendo questo lavoro sullo stile, per il videogioco ci ho preso abbastanza velocemente, ora sto passando le mie grande con lo stile del colore. Per il manga la cosa è più complicata. Ho pensato per prima cosa ad ispirarmi a uno dei miei autori preferiti: Jiro Taniguchi. Ma ho desistito subito perché il suo stile di disegnare i volti è troppo distante dal mio. Allora ho pensato a Urusawa, che sento più affine. Ho iniziato ad adottare alcune sue sintesi, ma credo che la trasformazione finale arriverà solo con gli inchiostri.

Truman

Character Design

Aspettando la sceneggiatura di Cagliostro, sto portando avanti il mio primo web comic. Volendo fare le cose per bene, sto procedendo prima con le matite. Solo quando avrò terminato il primo gruppo le inchiostrerò.

work in progressMi sono accorto però di aver dimenticato una cosa fondamentale: lo studio dei personaggi, o Character design. Che è una cosa che ho fatto parecchio quando ho iniziato a disegnare fumetti e da un certo momento in poi ho sempre cercato di evitare.

Studio per il personaggio Philip Morris, per la serie autoprodotta "Mistery"

Studio per il personaggio Philip Morris, per la serie autoprodotta “Mistery”

Perché? Per due motivi: primo non vedevo l’ora di disegnare i personaggi nelle vignette, Scrivendomi spesso le storie, i miei personaggi hanno avevano bisogno di un po’ di scene prima di trovare la loro fisionomia. Accade in quasi tutti i fumetti e manga, basta guardare nelle serie un po’ lunghe come il personaggio come viene disegnato all’inizio e dopo diversi numeri. L’altro motivo è che per la maggior parte degli editori con cui ho lavorato non era necessario, visto che si trattava di storie autoconclusive. Questi eventuali studi non erano pagati e portavano via tempo alla realizzazione delle tavole. Dovendo campare con il mio lavoro, tendevo ad evitarli, a sottovalutarne l’utilità e a vederli come qualcosa di fastidioso.

Fumetto disegnato per la casa editrice Fenix negli anni '90.

Fumetto disegnato per la casa editrice Fenix negli anni ’90.

Il mio era un approccio sbagliato, perché il chardes è molto importante. Guardando alcuni dei fumetti disegnati da me che odio di più, mi accorgo che i personaggi cambiano di fisionomia da una vignetta all’altra. Disegnando molte tavole in poco tempo, senza un chardes ben strutturato a cui far riferimento, si tende a dimenticare quali sono gli elementi da tenere presente nelle diverse viste e posizioni. Inoltre gli studi permettono di capire meglio come disegnare un personaggio, se un naso funzione, va fatto più piccolo, più grande o semplicemente diverso.

Caius

Primi studi del personaggio Caius Camillus, per Immergas

Lo studio qui sopra, insieme ai successivi, non servì a molto, visto che poi il personaggio l’ho disegnato in modo molto diverso, ma comunque contribuì a farmi vincere una gara. Insomma, prima di andare avanti con le matite, mi fermo a pensare i personaggi, come sono fatti, come si vedono nelle varie viste, proprio come si fa nei cartoni animati. Comincio qui sotto con la strega Doralice che ha ben due aspetti. Questo è quello più mite, che usa per mimetizzarsi e per ingannare i suoi persecutori.

Doralice

Devi disegnare per bene gli ambienti!

Nel 1979 a Milano ci fu una delle più belle fiere di Fumetto a cui abbia mai partecipato. Sarà perché era la prima, sarà perché ero un bambino, sarà perché incontrai per la prima volta un autore di fumetti. QuotidianoDeiFumettiIl nome della fiera era GULP MI 79, il logo come una targa di auto, con una font tipo American Typewriter bold. Si svolgeva all’Arengario, in piazza Duomo. Ogni giorno della fiera veniva distribuito in edicola solo a Milano il “Quotidiano del Fumetto”, della Editiemme, formato tabloid, con informazioni e saggi sui fumetti e articoli sulla mostra. 10 numeri, il numero zero solo in Fiera. Marketing in anticipo di trent’anni. Conservai quei quotidiani davvero unici per molti anni poi li persi in un trasloco, insieme ad altre cose preziose. Mai che perda della fuffa, eh!

Carlo Peroni

Carlo Peroni in una foto dell’epoca e nella sua autocaricatura

Non mi persi però l’incontro con Carlo Peroni alias Perogatt, che è stato per me il più grande autore italiano di fumetti per ragazzi. Una produzione immensa, di altissima qualità. Grande umorista. Disegnava, tra gli altri “Gianconiglio”, una star del fumetto degli anni ’70. Tutti i bambini volevano visitare “Belpelo di sopra”, un luogo che già dal nome ti faceva ridere. Ah, per chi non lo sapesse, ha anche inventato e animato Calimero. 1963, Lo stesso anno in cui animarono Astro Boy (Tetsuwan Atom)

Con l’innocenza tipica dell’infanzia, gli feci vedere le strisce di un personaggio comico di mia invenzione che avevo portato proprio per ricevere qualche parere. Invece di liquidarmi con qualche frase di circostanza, guardò seriamente e con attenzione tutti i miei sgorbi e mi disse: devi disegnare per bene gli ambienti! Un consiglio prezioso. palazzo Credo che per la maggior parte dei fumettisti, fare gli ambienti per bene sia una menata pazzesca. Per me sicuramente lo è. Ammettilo: a meno che tu non sia un appassionato di architettura o di paesaggi, quando disegni fumetti, non vuoi far altro che disegnare i personaggi perché pensi che è lì la chiave del tuo fumetto.  E a ragione: in una vignetta come quella qui sotto, nessuno pensa che sia il palazzo a parlare: tutti pensano a chi sta parlando all’interno. E il personaggio manco si vede! grattacieloLa rete è piena di tutorial e le fumetterie di libri che insegnano a fare gli sfondi, ci sono pure dei software 3D fatti apposta per i fumetti! Non ho la presunzione di volervi insegnare niente ma, se vi piace disegnare fumetti, voglio darvi qualche consiglio che può semplificarvi la vita. Mario Cubbino, Il mio professore di fumetto alla scuola del Castello Sforzesco ci spiegò diversi stratagemmi. Con qualche riga di spessore diverso, un colpo di pennello, un mezzotono, una lunetta o un’ombra al posto giusto, spesso si risolve egregiamente la vignetta. ambiente-veloceNella mia vita professionale ho spesso abusato di questo metodo, e me ne dolgo. Penso che sia comunque meglio una scappatoia di questo tipo che un background fatto male. Non bisogna rifuggire gli ambienti, ma non sta scritto da nessuna parte che bisogna riempire di dettagli ogni sfondo. Negli ambienti esterni naturali, la prospettiva è meglio farla ad occhio perché la natura è complessa, irregolare. Va bene anche per gli edifici semplici, di pietra o legno, dove il materiale è grezzo, irregolare. Vince su tutto la luce atmosferica: le zone più chiare sono percepite come più lontane. Nella vegetazione, invece le foglie più chiare indicano le zone più in alto, perché si ha l’idea che la luce illumini sempre le piante dall’alto. Il chiaroscuro è insomma più importante delle forme in vere e proprie. ambiente esternoSe si deve invece mostrare un luogo preciso, si possono anche ricalcare delle foto, come fanno in molti manga. Questo metodo va bene se appare una volta sola, ma se bisogna riprendere nel corso della tavola più volte lo stesso luogo da più angolazioni, meglio ridurre il numero dei particolari e disegnare tutto tu, sempre tenendo delle foto come riferimento. svizzeraBene, ma tutto questo non è molto diverso dalla paesaggistica; con le scene in azione, la fantascenza, gli ambienti cittadini, le cose si complicano ancora. Ci sono mille modi per disegnare gli ambienti urbani, ti spiego il mio: prima butto giù un bozzetto per le masse generali, poi mi armo di pazienza, riga e squadra, prendo un A3 e metto in prospettiva tutti i volumi principali, senza badare a quante linee ci metto. Le parti più piccole le faccio ad occhio. tavola1Quando l’ambiente è definito, ricalco solo le linee che mi servono su un foglio più pesante tipo l’F6 (non trovo più gli Schoeller!). Non è un lavoro molto diverso dalle tavole di architettura che facevo al liceo artistico, in più si può barare con le linee di fuga e le proporzioni per avere un risultato migliore. Infine inchiostro il tutto. Le linee esterne e quelle più in avanti le faccio più spesse. tavola2I retini sono molto utili per definire le mezzetinte e aumentare la tridimensionalità, se se ne abusa però, tutto sembrerà finto. Personalmente cerco di non usare più di tre toni. Mi piace tantissimo come usa i retini Massimo dall’Oglio, che spesso usa un tono solo, scavando i bianchi. Guardatelo perché merita. Infine metto eventuali inee cinetiche, balloon e onomatopee. robotConcludo con una cosa importante da tenere presente: Pensate a come vengono chiamati gli ambienti nel fumetto: Sfondi.Se si chiamano così vuol dire che non sono i protagonisti, e che stanno appunto sullo sfondo. Gli ambienti non devono quindi incasinare la lettura e devono avere sempre meno peso del soggetto della vignetta, per non distogliere il lettore dalle cose narrativamente importanti. reggiseno

Il sigillo di smeraldo

storyboardNel post precedente, raccontavo di come mi trovai a inventare dei piccoli draghi in PVC, per una collezione da edicola. Per il nome avevo pensato a Dragonics, ma puzzava di robotico, sapeva un po’ di fantascienza. Qualcuno propose di cambiarlo in Dragonix che era più semplice e più adatto al nostro target infantile. Funzionava. dragonix1La prima serie andò bene, e mi misi subito all’opera sulla seconda. Mentre disegnavo i bozzetti dei 3D, preparai uno scenario completo e caratterizzai ogni personaggio della nuova serie immaginandone una storia personale e una precisa personalità.

Primo bozzetto del drago Majestos

Primo bozzetto del drago Majestos

Avevo anche questa idea di una montagna sospesa sopra le nuvole, da cui erano arrivati tutti i draghi. coinvolsi Giustina Porcelli, che aveva sceneggiato i Gormiti, e preparammo insieme un bellissimo concept, con le varie tribù che vivevano all’interno, in lotta tra loro e che ogni tanto scorazzavano sulla terra. Dei draghi senzienti, che parlavano. Non facendo vedere mai gli esseri umani, ognuno poteva immaginare che vivessero nel periodo preferito, nel medioevo, nella preistoria o, perché no, ai giorni nostri.

Illustrazione di Danilo Antoniucci

Illustrazione di Danilo Antoniucci

Da questo venne fuori una idea molto, molto forte. Fare un cartone animato su questi draghi. Si creò un link con Luca de Crescenzo e con Andrea Baricordi, che avevo incrociato senza conoscerlo molti anni prima, quando faceva il fanzinaro e veniva a Milano allo Studio Sette a noleggiare i manga con gli altri Kappa boys. Preparai in poco tempo il soggetto di “Dragonix, il Sigillo di Smeraldo”. Andrea scrisse la sceneggiatura, Luca diresse il cartone che fu prodotto da Stranemani.

Settei

primo bozzetto mio e character design di Stranemani Srl

Con gli ampi margini di libertà a nostra disposizione io e Andrea ci mettemmo a trollare e mettere citazioni. C’è una scena in cui Luminares, che è un saggio, vecchio drago scheletrico, viene circondato dai suoi avversari, comandati dal drago Majestos. Comunicai ad Andrea che mi sarebbe piaciuto ricreare un certo tipo di atmosfera, provata guardando i cartoni di Go Nagai nei cinema estivi del mare. Andrea, che da bambino visse la mia stessa esperienza,  aveva già in mente la scena più intensa del film Mazinga contro gli ufo robot (Mazinger Z vs Generale Nero). Fu un bel momento.

Il sigillo di Smeraldo era un breve cartone animato per promuovere un collezionabile da edicola, niente di pretenzioso, ma piaceva a tutti i bambini che lo guardavano. Fu prodotto un DVD distribuito in edicola insieme al collector delle card e un albo. Fece anche un passaggio su Italia 1. Poteva essere l’inizio di qualcosa. dragonix3-2 Con la seconda serie di Dragonix si cambiò, non so per quale motivo, produttore dei 3D. Dalla Cina arrivarono dei draghi un po’ striminziti. Le prime sculture erano tuttavia molto belle, ma per stare nel target price, durante la produzione ridussero sensibilmente le dimensioni. Non fu certo quello il solo motivo, ma comunque la serie non funzionò come la prima e si congelò il progetto della terza serie, che doveva avere un nuovo cartone con il seguito e la conclusione de “Il Sigillo di Smeraldo”.dragonix3Il cartone si doveva chiamare  “La porta degli Inferi” e avevo già pronto il soggetto da passare ad Andrea. Peccato. Ho messo tra queste righe dei bozzetti dei nuovi draghi e creature fantastiche che avervo pensato per quella serie, molto diversa dalle uova di drago poi prodotte lo scorso ottobre, con cui non ho nessuna relazione. Credo che possano interessare agli appassionati dei piccoli 3D, come ne ho conosciuti nella community Potere ai piccoli. Dragonix3-3