Inchiostro!

Basta vedere la differenza tra le matite di Gil Kane e gli inchiostri di John Romita Sr qui sotto, per capire quanto sia fallace l’affermazione del rompiballe coi baffetti da questa brillante clip di “in cerca di Amy” (Kevin Smith).

Romita e Kane

Tavola di Spider-Man 123, il funerale di Gwen Stacy.

Questo è comunque un caso limite: John Romita era in quel periodo il disegnatore principale di Spider-man e il suo compito era dare continuità sia dal punto di vista della disegno del personaggio che dalla regia. Pure intervenendo sul lavoro di un gigante del fumetto come Gil Kane. Perché disegnare fumetti è esattamente come girare un film: ci sono i tempi, le inquadrature, un linguaggio visivo complesso. Possiamo vedere come Romita dia sapientemente compostezza alla scena e la renda più drammatica. Nelle matite di Kane i personaggi piangono, con Romita soffrono.

romita-kane

Normalmente l’apporto di un inchiostratore è meno invasivo. A volte ad un disegnatore bravo ma ancora acerbo, viene affiancato un inchiostratore esperto che possa sistemarne le magagne. Se il disegnatore non è troppo pieno di sé, farà tesoro di quelle correzioni e migliorerà ancora più rapidamente. Inoltre avrà l’indubbio vantaggio di beneficiare di un miglior disegno, che gli sarà attribuito, visto che le matite verranno cancellate dopo l’inchiostrazione. Altre volte, al contrario, capita che un inchiostratore “da battaglia” peggiori il lavoro di un bravo penciler. Questo accadeva soprattutto in passato, e Jack Kirby ne sapeva qualcosa. Ma pare che la grande umanità di the King lo portava a preoccuparsi più che il lavoratore non rimanesse senza un’entrata, rispetto alla qualità finale dei suoi fumetti.

Fantastic Four #1

Fantastic Four #1

Ma perché un disegnatore non inchiostra i suoi stessi fumetti? Principalmente il motivo è rispettare i tempi di produzione, ma per lo più è una faccenda culturale.

ikegami

In Giappone verrebbe considerato una vergogna il fatto che qualcuno si faccia inchiostrare i propri personaggi. Mentre è normalissimo che abbia assistenti che facciano degli ambienti iper-rifiniti, che spesso occupano la maggior parte della tavola, e che non siano neanche menzionati nei credits. In occidente è esattamente il contrario. Sono due approcci diversi per risolvere il problema del poco tempo a disposizione delle consegne. Riempire i neri e metterei retini, invece sembra che non crei paturnie a nessuno, in entrambi i lati del globo.

Per inchiostrare esistono infiniti strumenti, che stanno via via sparendo sostituiti da tavolette wacom e software sempre più performanti. Ma gli strumenti base sono il pennino e il pennello. I pennarelli sarebbero già dei surrogati, anche se ad usarli sono dei maestri come Alex Toth, la faccenda diventa un po’ diversa.

BatmanSplash

Una volta appresa la teoria delle ombre, inchiostrare è principalmente un discorso di abilità manuale. In passato la gente imparava a scrivere con il pennino, per cui era abbastanza normale utilizzare questo strumento per inchiostrare. La mia generazione invece ha imparato a scrivere con la penna a sfera, pure cancellabile, per cui non si è trovata esattamente a suo agio con il pennino. Il pennello invece, se non si sono fatti alcuni studi artistici o non si è appassionati di pittura per proprio conto, viene considerato uno strumento per riempire delle campiture di colore, non come qualcosa che possa tracciare linee sottilissime o spesse nello stesso passaggio.

martoraNonostante la cattiva qualità dei pennini che recuperavo all’epoca, qualcosa di decente riuscivo comunque a farla, anche se mi trovavo più a mio agio con il pennello, ed ero piuttosto veloce.

curva

Così, all’inizio della mia carriera destai un po’ di interesse per il mio lavoro di inchiostratore. Inchiostrai circa 600 tavole di Fernando Caretta su albi di genere calcistico anche se, dato il poco tempo a disposizione -quasi 200 tavole al mese-, non è che feci proprio un gran lavoro. Ma a 21 anni già reggere quel ritmo non era tanto male. Poi a 22 inchiostrai una storia di Teresa Marzia per l’Intrepido e qualche tavola di Ossian di Patrizia Mandanici. C’erano altre proposte interessanti per me in arrivo, perché c’erano molti bravi disegnatori della mia età che si affacciavano alla professione, ma non inchiostravano tanto volentieri le loro tavole o ci impiegavano troppo a farlo rispetto alle scadenze richieste. Però ebbi paura di rimanere incasellato in questo ruolo, cosa che in effetti penso sarebbe successa. A me invece interessava avere una parte più attiva nel processo creativo, così passai a fare altro. peccato solo che la mia abilità con il disegno non fosse sempre in linea con le mie ambizioni.
astrid

Così trovai più soddisfazione nel rutilante mondo della pubblicità, dove lasciai pennini e pennelli da parte per pennarelli e Pantoni e una vita più facile. Un mondo dove ti pagavano il doppio rispetto al fumetto, dove tutti ricalcavano, sul serio, non come gli inchiostratori e chi invece inventava qualcosa era un genio, non semplicemente uno dei tanti.

layout

Un mondo che, comunque oggi non c’è più. Quindi tanto vale riprendere in mano il pennino e provare a fare qualcosa di buono.

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To be continued…

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