Dopo Lucca Comics

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Sono Andato a Lucca Comics, ci mancavo da parecchio ed è stato un po’ come andare all’Expo dopo agosto. Tante cose da vedere, ma per via delle file, bisognava scegliere qualcosa e sacrificare qualcos’altro. Non tutte le scelte che ho fatto sono state giuste, in un caso mi sono sentito un po’ come se avessi fatto fila nel padiglione-pacco-mercatino del Vietnam dell’Expo, invece di girare i bellissimi padiglioni dell’Est Europa. Imparerò dai miei errori; comunque Lucca è stata una fiera grandiosa, ho potuto incontrare gente brillante, professionisti, vecchi amici e qualche mio mito personale (Manara e Liberatore) di quando al liceo andavo a comprare i fumetti alle Nuvole Parlanti e il prof di figura schifava i miei albi di Enki Bilal.

Eccomi a 17 anni (a sinistra) con l'albo "La fiera degli Immortali" edizione originale Francese, comprato a Parigi durante la gita scolastica del Liceo.

Eccomi a 17 anni (a sinistra) con l’albo “La fiera degli Immortali” edizione originale Francese, comprato a Parigi durante la gita scolastica del Liceo. Con il mio amico Massimiliano Esposito che adesso vive proprio in Francia.

Veniamo a me, alcune novità: la prima è che è uscito, proprio per Lucca Comics il Fumetto di 12 Pagine “L’alba dei giganti” all’interno dell’albo collettivo “Giganti d’Acciaio”, edito da Cagliostro E-press. È il mio ritorno alla carta stampata dopo 8 anni. Rivedendolo ho visto delle cose che sono venute meglio di quello che pensavo (i retini: sono perfetti su carta) e altre su cui c’è ancora da lavorare. Tanto non sono mai contento di quello che disegno, ma va bene così. Bellissima storia di Andrea Garagiola, a rileggerla su carta, qualche mese dopo averla disegnata, ho apprezzato enormemente la regia.

Giganti d'Acciaio

Giganti d’Acciaio

Altra novità, sto ridisegnando delle storie brevi di Francesco Manetti, che pubblicai sulla storica fanzine “Collezionare“. Fu la prima volta che mi trovai di fronte una sceneggiatura e dopo tanti anni ho deciso di ridisegnarle perché lo considero una specie di reboot per me. Riparto da lì deciso a migliorare per riprendere a fare qualcosa che davvero amo e che ho lasciato indietro per troppo tempo. La prima storia, 3 tavole di SF, dal titolo “La Sentenza” è già stata pubblicata su DIME WEB 

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La Seconda è in corso d’opera, e non vedo davvero l’ora di Terminarla!

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Anche in questo caso si tratta di Fantascienza, 4 tavole che dovrei finire, per una curiosa coincidenza, proprio in una ricorrenza importante per il personaggio protagonista di questa storia!

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Noi abbiamo… I draghi!

Drago cinese Questo qui sopra è un drago cinese che disegnai per un’infografica del Corriere della Sera. Questo qui sotto è invece l’ultimo che ho disegnato, un paio di ore fa. Bozzetto drago Al di là dei cartoni di Grisù, ho incominciato ad interessarmi ai draghi quando avevo 18 o 19 anni. Un amico mi tirò dentro un gioco di società piuttosto strano per me. Era in una scatola rossa della Editrice Giochi e girava in Italia da un paio di anni. Ci trovavamo la sera, nell’ufficio del papà di Paolo in Piazzale Baracca. Usavamo una piccola fotocopiatrice olivetti per copiare le schede. Un lusso. E poi c’erano queste miniature da colorare della Grenadier che mi piacevano parecchio, anche se i personaggi umani a volte avevano delle proporzioni un po’ strane. Gli orchi sui lupi erano fantastici! grenadierA 14 anni mi avevano regalato un libro sul modellismo; avevo montato e colorato qualche kit di aerei della seconda guerra mondiale, acquisendo una certa dimestichezza con gli smalti opachi. Così, visto che queste miniature le coloravo piuttosto bene, un frequentatore occasionale delle nostre serate mi suggerì che potevo vendere quel servizio di coloritura. Lo feci per qualche giocatore, poi pensai di monetizzare meglio. grenadier2Passai agli acrilici che asciugavano prima e non puzzavano e offrii il servizio ad un negozio del centro di Milano, in via Meravigli: La Città del Sole, un negozio che aveva una certa storia. Gli affari non andavano male, i miei orchi a cavallo di grossi lupi si vendevano come il pane. Il pezzo forte erano i draghi che però costavano un botto, infatti ne feci solo due o tre. Prima di consegnarli, li copiavo a matita, da più viste perché li trovavo davvero belli. Dragon LordsQuasi vent’anni dopo lavoravo per Edibas. Maurizio Basso a Lucca mi presentò Ciruelo Cabral, che è un illustratore fantastico. Maurizio voleva realizzare una collezione di Lamincards dei Draghi con le sue illustrazioni, che erano disponibili per l’Italia. Edibas aveva intanto iniziato a entrare nel mondo dei 3D collezionabili da edicola con un mix di Lamincards e 3D nella stessa bustina. Avevamo prodotto una collezione con i Power Rangers Mystic Force, disegnati per noi dal bravissimo Dario Calabria. Visto che funzionavano, Massimo Pellegrino, il general manager, pensò di replicare l’esperienza sui draghi. Lamincards + 3D. Dai focus test venne purtroppo fuori che Ciruelo non piaceva ai bambini: troppo realistico e dettagliato, perfetto dai teen-ager in su. A malincuore rinunciammo alla collaborazione con il maestro. Così, mentre cercavamo un illustratore con lo stile adatto, iniziai a disegnare le viste dei draghi per far realizzare i 3D in PVC, inserendo anche altri animali fantastici nella collezione. E qui ritornarono utili le esperienze fatte da ragazzo sulle miniature della Grenadier. dragorossoDi Dragonix, scriverò altro giorno. Il fatto è che i Draghi li ho trovati parecchie volte nella mia vita professionale, sotto forma di miniature, cartoni animati, card o… trottole! Per non parlare del drago Shenron, che mi ha accompagnato per tutto un periodo della mia vita particolarmente intenso. Ma questa è un’altra storia.shenron

Pencil

Se le cose vanno come penso, settimana prossima mi arriverà una sceneggiatura del genere che preferisco, la fantascienza. Fa parte del progetto che ha risvegliato il mio interesse per i fumetti. Nel caso, non potrei  però pubblicare qui le tavole di quella storia. Luciano CostarelliHo un mio progetto personale a cui tengo molto, che disegnerò dopo questa storia di SF, e che voglio mettere qui, in una sezione specifica. Sarà molto impegnativo perché ha un’ambientazione urbana molto precisa e devo documentarmi parecchio. Pistole, moto, automobili, edifici specifici, vestiti. Sarà un discreto sbattimento.

Beretta

Nel frattempo, comunque, qualcosa qui la voglio mettere. Una dozzina di anni fa avevo scritto una storia con delle potenzialità, però la rivista che la conteneva chiuse dopo soli due numeri. Un record, visto che normalmente le riviste che non funzionavano chiudevano al terzo. A dirla tutta il fumetto era disegnato abbastanza male. Si trattava di un Fantasy, genere per cui nutro sentimenti molto controversi.

argentoI personaggi ci sarebbero, anche se vanno limati un po’; il soggetto regge, i dialoghi sono da rivedere per differenziare maggiormente i personaggi. Mi sembra giusto concedergli una seconda occasione. Sto studiando gli stacchi giusti per delle pubblicazioni settimanali. Si comincia dalle matite.

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G-Pen

returnLo faccio da quando avevo quattro anni. Giuro. Riempivo i balloon con simboli casuali perché non sapevo ancora scrivere, ma mettevo le immagini in sequenza. Disegnavo fumetti su decine di quaderni che assorbivano via via tutto l’immaginario collettivo degli anni ’70 e ’80. Disney e Marvel, Go Nagai e tutti gli anime. Tutti. Mi diverivo un mondo. Quando ho sostituito le righe e i quadretti con il Fabriano F4 sono Arrivati Moebius e Hugo Pratt, Pazienza e Alex Raymond. Dylan Dog e infine, prepotentemente, i Manga.

passato

Per un po’ l’ho anche fatto come professione. Il momento era buono, di lavoro ce n’era: nei primi anni ’90 pubblicavano cani e porci. Solo che me ne ero andato di casa quando avevo vent’anni e dovevo mantenermi. In pubblicità prendevo più del doppio che in editoria mettendoci un terzo del tempo. Disegni “freschi” a pantone, di getto, tirati via, storyboards, layouts, tutto usa e getta, niente rimaneva stampato. Affitto e bollette pagate. Per farla in breve, scelsi la via più facile.

2-pantoni

Comunque continuavo a scrivere e disegnare storie, pubblicavo anche qualcosa con editori… hemm…diciamo minori. Ma, influenzato dallo stile frenetico dell’advertising, cercavo di metterci meno tempo possibile. Ovviamente i miei disegni facevano sempre più cagare. Poi, a furia di premere sull’accelleratore, mi schiantai contro un muro.

Un lavoro interessante, pagato bene. Una piccola casa editrice, una sceneggiatura che non ho mai capito veramente. Un progetto di qualche anno prima, che diventava a colori. 84 pagine a colori. Tra casini vari, mi trovai con poco più di un mese per fare tutto. E avevo contemporaneamente un altro lavoro da 40-48 ore a settimana.

charlie-chaplin-tempi-moderni

Con l’accumulo dei ritardi, dopo una ventina di pagine, vedendo la catastrofe incombere, cominciai a farmi aiutare da un po’ di gente. Una di loro è diventata molto brava, adesso pubblica per Panini. Infatti la sua tavola è una di quelle belle dell’albo. Comunque prima smisi di colorare i personaggi, poi delegai ad altri anche gli sfondi. Non dormivo praticamente più. Vedevo l’alba tra matite e monitor, il mug pieno di caffé freddo e le lattine vuote di Red Bull. Supervisione inesistente, tempo per correggere: zero.

Se guardi i tuoi disegni dopo qualche giorno o anche solo dopo qualche ora, ti rendi conto di tutti gli errori. In quel caso li vidi tutti sull’albo stampato. Erano tanti, veramente tanti. E non ci potevo fare più niente.

smettere

A parte qualcosina per degli amici, smisi completamente di disegnare fumetti, amareggiato dalle critiche, soprattutto da quelle che condividevo.

Sono passati 8 anni da allora poi, di colpo, poco fa ho ricominciato. Ci ho messo vent’anni per capire la differenza che c’è tra metterci tre giorni per fare una tavola e fare tre tavole al giorno. Ora voglio solo fare qualcosa che piaccia alla gente e che piaccia a me. Tornare a disegnare per divertirmi, come tanto tempo fa.

Questa volta non sceglierò la via più facile. Ho anche imparato ad usare il famigerato pennino G-Pen…

macchione